VAN GOGH, MONET, DEGAS, PADOVA – PALAZZO ZABARELLA fino al 1° marzo

Fino al 1° marzo 202o si potranno ammirare le opere della della Mellon Collection of French Art. La mostra celebra Paul Mellon e sua moglie ‘Bunny’ Lambert, due tra i più importanti e raffinati mecenati del XX secolo.

La Fondazione Bano prosegue il progetto espositivo finalizzato a presentare alcune delle collezioni private più prestigiose al mondo, divenute poi pubbliche. Dopo la rassegna dedicata ai Joan Miró dello Stato portoghese e quella ai Paul Gauguin e gli Impressionisti dello Stato danese, che hanno portato a Padova oltre 250.000 persone, dal 26 ottobre 2019 al 1° marzo 2020, Palazzo Zabarella ospita, in esclusiva per l’Italia, oltre 70 capolavori di Edgar Degas, Eugène Delacroix, Claude Monet, Pablo Picasso e Vincent van Gogh e altri.

La mostra, curata da Colleen Yarger, capo dipartimento ad interim e curatrice del catalogo della Mellon Collection, presenta una preziosa selezione di opere provenienti dalla Mellon Collection of French Art dal Virginia Museum of Arts, che copre un arco cronologico che dalla metà dell’Ottocento, giunge fino ai primi decenni del Novecento, compreso tra il Romanticismo e il Cubismo, passando attraverso la straordinaria stagione dell’Impressionismo.

Questa mostra, come le due che l’hanno preceduta, conferma una svolta significativa nell’ormai pluriennale programmazione della nostra Fondazione. Dopo avere indagato, in rassegne che hanno trovato ampio consenso sia nel pubblico che nel mondo degli studi, i protagonisti e i movimenti artistici tra Otto e Novecento, l’interesse si è indirizzato alla valorizzazione – facendoli conoscere in Italia – di alcuni importanti episodi di collezionismo a livello internazionale. Si è trattato di casi che presentano un tratto comune nel fatto che sono tutte raccolte private poi diventate pubbliche. Ai dipinti di Miró acquisiti dallo Stato portoghese, è seguita la collezione Ordrupgaard diventata per volontà di chi l’aveva creata una splendida casa museo nei dintorni di Copenaghen. È la volta, adesso, di un eccezionale nucleo di opere arrivate, grazie alla donazione di un grande mecenate e filantropo come Paul Mellon, al Virginia Museum of Fine Arts di Richmond. C’è uno straordinario filo rosso che lega questa esposizione alla precedente, rappresentano infatti due delle più significative vicende del collezionismo del Novecento la cui attenzione è stata rivolta all’Ottocento francese individuato come il percorso privilegiato della modernità.

Ogni collezione ha una sua identità, si potrebbe anche dire un’anima che risente dello spirito del tempo, del gusto in cui è stata formata, ma anche e soprattutto della personalità e della vicenda biografica di chi l’ha creata. Come è accaduto nell’edizione scorsa, anche questa volta abbiamo cercato di far emergere attraverso le sezioni della mostra, il suo percorso, come grazie a particolari soluzioni dell’allestimento, le scelte di Paul Mellon, la sua particolare visione della storia della pittura quale si è sviluppata a Parigi individuata come la grandiosa ribalta della modernità. La capitale francese a partire soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento, è stata il punto di riferimento per il mercato dell’arte e il collezionismo, dominati dalla presenza e dalla intraprendenza dei ricchi americani, un ceto in ascesa innamorato della dolcezza di vivere parigina, di quella magnifica città e dei suoi artisti. Paul Mellon e sua moglie Rachel ‘Bunny’ Lambert sono stati tra gli ultimi rappresentanti di questa singolare compagine di viaggiatori colti e appassionati che hanno portato oltreoceano tanti capolavori poi in gran parte approdati, come in questo caso, nei maggiori musei d’America.

Nella Collezione di arte francese dell’Ottocento radunata dai Mellon oltre ad una visione esaustiva di quel periodo, dal Romanticismo all’Impressionismo e ai movimenti di fine secolo che hanno anticipato le Avanguardie novecentesche, emergono le predilezioni personali di due personaggi, i coniugi Paul e ‘Bunny’, che sono stati protagonisti della vita pubblica e della mondanità americane, individuati e celebrati come esempi di mecenatismo e di stile.

Questa mostra è una straordinaria esperienza immersiva nei percorsi di artisti, come Géricault, Delacroix, Monet, Degas, van Gogh e Picasso, che hanno rivoluzionato la visione, documentati da opere tutte di alta qualità, scelte dai Mellon con criteri molto personali, alla ricerca di soggetti che rispondessero alle proprie passioni, quella dei cavalli per Paul e dei giardini per ‘Bunny’, ma che restituissero anche l’incanto di un mondo mitizzato tra i boulevard e le piazze parigini, individuati come i luoghi della vita moderna, le spiaggie eleganti dove si dipanavano i riti della mondanità internazionale.

In un repertorio che rende conto della varietà dei generi affrontati e reinventati, tra paesaggi, vedute urbane, marine, nature morte, figure, scene d’interni, emerge il tratto comune di dipinti tutti, perlopiù, di piccole dimensioni, perchè i Mellon erano assolutamente convinti che esprimessero meglio la poetica e la visione del mondo dei pittori da loro prediletti. Abbiamo allora cercato di ricreare l’effetto che queste vere gemme d’arte potevano fare, incastonate sulle pareti di casa Mellon come nell’infinito cielo dell’arte, a guidarci verso una meta di umanità e bellezza.

Federico Bano, Presidente Fernando Mazzocca, Direzione culturale

INTRODUZIONE

Ogni collezione ha una sua identità, si potrebbe anche dire un’anima che risente dello spirito del tempo, del gusto in cui è stata formata, ma anche e soprattutto della personalità e della vicenda biografica di chi l’ha creata. Abbiamo cercato di far emergere attraverso le sezioni della mostra, il suo percorso, come grazie a particolari soluzioni dell’allestimento, le scelte di Paul Mellon, la sua particolare visione della storia della pittura quale si è sviluppata a Parigi individuata come la grandiosa ribalta della modernità. La capitale francese a partire soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento, è stata il punto di riferimento per il mercato dell’arte e il collezionismo, dominati dalla presenza e dalla intraprendenza dei ricchi americani, un ceto in ascesa innamorato della dolcezza di vivere parigina, di quella magnifica città e dei suoi artisti. Paul Mellon e sua moglie Rachel “Bunny” Lambert sono stati tra gli ultimi rappresentanti di questa singolare compagine di viaggiatori colti e appassionati che hanno portato oltreoceano tanti capolavori poi in gran parte approdati, come in questo caso, nei maggiori musei d’America.

Nella Collezione di arte francese dell’Ottocento radunata dai Mellon oltre ad una visione esaustiva di quel periodo, dal Romanticismo all’Impressionismo e ai movimenti di ne secolo che hanno anticipato le Avanguardie novecentesche, emergono le predilezioni personali di due personaggi, i coniugi Paul e “Bunny”, che sono stati protagonisti della vita pubblica e della mondanità americane, individuati e celebrati come esempi di mecenatismo e di stile.

Questa mostra è una straordinaria esperienza immersiva nei percorsi di artisti, come Géricault, Delacroix, Monet, Degas, van Gogh e Picasso, che hanno rivoluzionato la visione, documentati da opere tutte di alta qualità, scelte dai Mellon con criteri molto personali, alla ricerca di soggetti che rispondessero alle proprie passioni, quella dei cavalli per Paul e dei giardini per “Bunny”, ma che restituissero anche l’incanto di un mondo mitizzato tra i boulevard e le piazze parigini, individuati come i luoghi della vita moderna, le spiagge eleganti dove si dipanavano i riti della mondanità internazionale.

In un repertorio che rende conto della varietà dei generi affrontati e reinventati, tra paesaggi, vedute urbane, marine, nature morte, figure, scene d’interni, emerge il tratto comune di dipinti tutti, perlopiù, di piccole dimensioni, perché i Mellon erano assolutamente convinti che esprimessero meglio la poetica e la visione del mondo dei pittori da loro prediletti. Abbiamo allora cercato di ricreare l’effetto che queste vere gemme d’arte potevano fare, incastonate sulle pareti di casa Mellon come nell’infinito cielo dell’arte, a guidarci verso una meta di umanità e bellezza.

PAUL E “BUNNY” MELLON

Paul Mellon (1907-1999) era figlio dell’imprenditore Andrew Mellon, uomo tra i tre più ricchi d’America, banchiere e Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, anch’egli importante collezionista d’arte, che fu determinante per la nascita della National Gallery of Art di Washington nel 1937. Gli studi di Paul Mellon a Yale e a Cambridge gli instillarono un grande interesse nei confronti dell’arte inglese, ma è solo dopo il matrimonio con “Bunny” Lambert (1910-2014), appassionata d’arte e convinta franco la, che i Mellon iniziarono ad acquistare capolavori d’arte francese. I due coniugi collezionarono molte opere d’arte donate poi a grandi musei come la National Gallery di Washington, lo Yale Centre for British Art di New Haven e il Virginia Museum of Fine Arts di Richmond: sono proprio queste opere d’arte francese che rispecchiano la personale sensibilità dei Mellon e il loro eccezionale gusto collezionistico, a essere esposte ora a Palazzo Zabarella. La mostra si apre con opere, che definiscono la genesi della raccolta dei due coniugi. Da un lato, Paul Mellon era un amante dei cavalli, e da qui le opere che li rappresentano; dall’altro, la passione della moglie “Bunny” per il giardinaggio si specchia nell’opera Giovane donna che annaffia un arbusto di Berthe Morisot, che ritrae la sorella mentre si prende cura delle piante nella sua casa di famiglia, caratterizzata da un morbido tocco e dalle chiare tonalità cromatiche, che rafforza il piacere semplice della vita domestica.

Virginia Museum of Fine Arts
Mr. and Mrs. Paul Mellon photographed in the Mellon Galleries
Paul Mellon
Rachel Lambert “Bunny” Mellon
Photo: Robert Shelley

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

 

CAVALLI

Lo spazio dedicato ai cavalli in mostra è frutto del naturale incrocio degli interessi equestri di Mellon con la passione di sua moglie per la storia e l’arte francese. Paul Mellon era un appassionato sportivo che, dall’età di trentatré anni, allevava e allenava cavalli da corsa di successo. Era anche conoscitore e collezionista di arte sportiva britannica. Quando iniziò a collezionare arte francese con la moglie, continuò ad acquisire opere sia pittoriche che scultoree dedicate ai cavalli e si trovò quindi nella privilegiata posizione di poter studiare il dinamico rapporto tra la rappresentazione del cavallo tipica dell’arte inglese e quella di stampo francese. Se è vero che i pezzi presentati in questa sezione ritraggono, per la maggior parte, aspetti delle gare ippiche, insieme formano un gruppo eclettico che riflette i diversi impieghi del cavallo nella società, dal lavoro nei campi al trasporto, dalle cerimonie ai cortei al tempo libero. Mellon dichiarò: “Penso che nessuno ami l’ippica più di me, o la vista di giumente e puledri al pascolo in un prato verde, o di purosangue che corrono selvaggi saltando per ogni dove, anche se fa stare con il cuore in gola. Mi esaltano la vista e i suoni della campagna, oltre ai colori, l’azione e l’eccitazione delle gare”. Il suo entusiasmo trapela chiaramente da questa selezione di capolavori.

VEDUTE DI PARIGI

Parigi, la città oggetto di tanta attenzione nell’arte francese dell’Ottocento, ebbe un ruolo da protagonista anche nella vita dei coniugi Mellon. Paul Mellon aveva visitato regolarmente Parigi da quando aveva due anni e vi abitò per un breve periodo durante la II guerra mondiale. Dopo il matrimonio, i coniugi furono naturalmente attratti dalla capitale francese che permetteva loro di muoversi in circoli consoni ai loro interessi, in particolare con riguardo ai cavalli, alla moda e all’arte. Nel 1971 il cavallo da corsa Mill Reef di Mellon vinse il prestigioso Prix de l’Arc de Triomphea Longchamps. Appassionata ammiratrice della moda francese, Rachel Mellon vestiva regolarmente da Balenciaga e, quando lo stilista si ritirò, da Hubert de Givenchy, che disegnò per lei capi di ogni tipo, dai camici da giardino agli abiti da ballo. La coppia frequentava anche gallerie locali, costruendo selettivamente la sua collezione d’arte. Le opere di questa sezione presentano sia vedute famose sia altre meno note, momenti di festa e, soprattutto, scorci fugaci delle strade e dei vicoli di Parigi, città che entrambi i Mellon conoscevano molto bene.

FIORI

I soggetti floreali costituiscono un particolare tema di questa mostra e rappresentano l’amore di “Bunny” Lambert Mellon per il giardinaggio e l’orticoltura. Il suo interesse per il mondo naturale cominciò all’età di undici anni, quando ricevette in dono dal nonno il primo libro dedicato ai fiori, Guida floreale: ori selvatici a est delle Montagne Rocciose. Nel corso degli anni, accumulò un’importante biblioteca di testi di giardinaggio che contribuirono sia alla sua competenza orticola sia alla sua abilità artistica, espresse nella sua commissione più importante, il Roseto della Casa Bianca del 1961. La signora Mellon raccolse anche una vasta collezione di arte botanica. Le opere di questo gruppo floreale presentano disposizioni informali, come se i ori fossero stati raccolti da un giardino o da un campo, assemblati casualmente e collocati in un umile contenitore. Le variegate selezioni della signora Mellon dimostrano l’ampia popolarità di semplici composizioni floreali nella pittura dell’Ottocento e del Novecento. Paul Mellon commentò così il talento della moglie per il giardinaggio: “Non molti sanno che è una paesaggista e giardiniera amatoriale (anche se con abilità di livello professionale). . . Vedere dal vivo uno dei giardini che ha progettato personalmente e a cui ha lavorato significa immergersi nel vero significato dell’arte”. Il suo leggendario senso del design del paesaggio ha prodotto famosi aforismi come “il colore deve inserirsi in uno schema, e non essere la cosa più importante” e “niente dovrebbe saltare all’occhio”.

PERSONE

Questa sezione esamina tutti i tipi di modelli: uomini e donne, giovani e vecchi, appartenenti alla classe operaia e borghesi – sono raffigurati tutti, in modo più o meno formale, nelle complesse, svariate e sofisticate opere d’arte qui contenute. Per loro natura, i ritratti e le immagini di persone sono individuali ed eclettici. Anche se in questa parte della collezione appaiono alcuni dei nomi più apprezzati dell’arte francese dell’Ottocento, Paul Mellon ci teneva a fare una precisazione sulle collezioni raccolte con sua moglie: “Né Bunny, né io abbiamo mai avvertito il desiderio di possedere un quadro solo perché era importante e certamente neppure perché lo consideravamo un buon investimento”. Continuava poi ammettendo la sua “mancanza di curiosità circa la vita degli artisti, il loro background socio-politico e il loro posto nella storia”, sottolineando invece l’importanza della “immediatezza dell’impatto visivo”. Descrivendo il suo approccio pragmatico all’acquisto di un ritratto, spiegò che era connesso “forse al carattere del modello, all’aria intelligente o a un accenno di umorismo. Mi piacerebbe questa o quella persona?”.

ACQUA

Da pericolosa e potente a rappacificante e serena, l’acqua viene rappresentata in tutte le sue espressioni nel nucleo delle opere raccolte dai coniugi Mellon presentato in questa sezione. Più o meno inconsapevolmente, l’acqua ha plasmato la vita dei Mellon n dalla loro gioventù. Paul Mellon ricorda con affetto gli anni formativi all’epoca delle navi da crociera e la traversata dell’Atlantico. Il padre di Rachel Mellon, Gerard B. Lambert, era un appassionato diportista e costruttore di barche. Non sorprende quindi che la vela sia diventata un abituale passatempo per la sua famiglia. Alcune opere presenti in questa sezione sembrano avere una risonanza più diretta con la vita dei Mellon. Si può quasi percepire il piacere di possedere Uomo che attracca la canoa di Caillebotte sapendo che Paul Mellon praticava canottaggio all’università. Mentre il fascino dei due paesaggi tropicali di Pissarro probabilmente derivava dal fatto che ricordavano vividamente ai due coniugi la loro proprietà di Antigua quando soggiornavano all’estero.

INTERNI E TAVOLI

Gli interni e i tavoli sono aspetti della collezione Mellon che riflettono alcuni degli interessi personali di “Bunny”. Poco dopo il matrimonio, iniziò ad allestire le diverse dimore in cui avrebbe vissuto con il marito. Paul Mellon descrisse lo stile decorativo della moglie come “di gusto vagamente francese e provinciale” e spiegò: “Le note chiave dell’informalità e leggerezza sono evidenti ovunque, dai tessuti stampati e dai tappeti colorati alle pareti delicatamente dipinte, alla boiserie… Una delle caratteristiche più accattivanti di tutte le nostre case è che sono accoglienti… Bunny ha ricercato con cura comfort e informalità; quella leggera usura del vecchio rivestimento di una sedia è talvolta frutto di una voluta trascuratezza. Ne risulta, credo, che le nostre case appaiono vissute e amate. Ma la cosa più importante per me è che sono piene di gioia”. Rachel “Bunny” Mellon era considerata la personificazione del buon gusto. Anche se i coniugi non frequentavano il bel mondo, intrattenevano spesso eminenti luminari e personaggi come la regina d’Inghilterra, il principe del Galles e Jacqueline Kennedy, amica intima di “Bunny”, che avrebbe anche consigliato la First Lady sull’arte dell’arredare e del ricevere nelle sue numerose residenze. Rachel Mellon era nota per il suo perfezionismo. Si sforzava di creare bellissimi ambienti, ma solo con oggetti che amava. “Siccome poteva comprare quello che voleva, dava valore solo alle cose che le piacevano: il prezzo era irrilevante”.

LA CAMPAGNA FRANCESE

La campagna francese era una vera oasi per i coniugi Mellon, che ne apprezzavano in particolare le bellezze naturali e la tranquillità. Paul Mellon, che attribuiva gran parte del suo amore per l’ambiente rurale alla madre inglese, sviluppò fin da giovane una passione per la natura. La apprezzava anche come luogo di pace in cui ritirarsi fuggendo dai sobborghi industrializzati di Pittsburgh, la sua città natale. “Bunny” Mellon crebbe a Princeton, nel New Jersey, scorrazzando per il parco circostante la sua casa di famiglia, progettato dai rinomati fratelli Olmsted. Quando creò le vedute che si godevano dalla loro residenza principale di Oak Spring, “Bunny” iniziò dall’orizzonte, che considerava l’elemento più importante in un paesaggio, e che è una caratteristica di rilievo nelle opere di questa sezione. Parlando dell’amore che entrambi i coniugi avevano per la natura, nel 1967 Paul Mellon affermò: “Forse questo spiega la nostra affinità con gli impressionisti. Perché in nessun altro momento del continuo spettacolo dell’arte, né prima né dopo, i pittori sono riusciti a catturare in modo tanto brillante la poesia della campagna”.

IL TRIONFO DELL’IMPRESSIONISMO E LA TRASFORMAZIONE DELL’ORDINARIO

In un arco di tempo che va dal 1873, che coincide con gli anni dell’affermazione dell’Impressionismo al 1917, che corrisponde alla svolta determinata dalla Grande Guerra, i capolavori esposti in questa ultima sezione riescono a riassumere non solo lo spirito che ha animato Paul Mellon e la moglie “Bunny” nel cercare ed acquisire opere capaci di evocare la grande avventura dell’Ottocento francese e il fascino che Parigi ha esercitato sulle classi colte americane, ma anche a sottolineare la continuità con cui il Virginia Museum of Fine Arts ha saputo proseguire su questa strada, integrando la collezione Mellon con acquisizioni straordinarie, come è il caso della Piccola ballerina di Degas, le Giovani ragazze che guardano un album di Renoir e i due dipinti che testimoniano l’evoluzione di Monet da un paesaggio, in cui grazie al motivo della neve, viene trasmessa l’intensità dell’ impressione, a una visione abbagliante di luce e di colore in cui il genio, ormai alla ne della sua parabola creativa e della vita, valica le soglie dell’astrazione. Degas, Renoir e Toulouse Lautrec ci proiettano in maniera diversa negli incanti della vita moderna, di una dolcezza di vivere tutta parigina, catturata nei vivaci palcoscenici dei teatri, nei rassicuranti interni domestici e nei pubblici luoghi di ritrovo dove, come nei caffè, si svolgono i riti di una socialità spregiudicata. Il Doganiere Rousseau, un protagonista tra i due secoli entrato nella leggenda dell’arte moderna, ci immerge grazie alla forza immaginativa della sua pittura in un luogo mai visto, un tropico di sogno che diventa una potente alternativa alla vita alienante della metropoli.

La storia della Piccola danzatrice di quattordici anni di Degas

Edgar Degas (1834–1917). La piccola ballerina, di quattordici anni (The Little Dancer, Aged Fourteen), modello eseguito nel 1880 ca. (stampo dopo il 1922). Bronzo, abito in tessuto con tutù, e nastro per capelli in satin,

La Piccola danzatrice di quattordici anni è un modello in cera realizzato dal pittore Edgar Degas, dal quale sono poi state eseguite varie sculture bronzee esposte oggi in varie gallerie in tutto il mondo. A partire dal 1881, Degas si dedicò anche alla scultura, spiegando che la scultura la praticava solo per sua soddisfazione. Modellava con la cera animali e persone, non per rilassarsi dalla pittura o dal disegno, ma per dare alle sue pitture e ai suoi disegni più espressione, più ardore di vita.

Degas, definito da Mallarmé “il rigoroso”, era alla perenne ricerca della perfezione. Nel 1866, ebbe modo di leggere un commento su un giornale dove si insinuava che il pittore non conosceva ancora perfettamente il cavallo. “Per giungere […] ad una esattezza talmente perfetta da dare l’impressione della vita, occorre fare ricorso alle tre dimensioni e questo, non soltanto perché la modellatura esige da parte dell’artista un’osservazione protratta nel tempo, una costante capacità d’attenzione ma anche perché l’approssimazione non le si addice” confida al critico Thiebault-Sisson.

Alla sua morte, avvenuta nel 1917, furono trovate nel suo studio circa 150 sculture, per lo più in cera. I suoi eredi affidano ai celebri mercati d’arte Durand-Ruel e Vollard il compito di stilare l’inventario delle opere contenute nella bottega dell’artista. I temi erano gli stessi affrontati in pittura: ballerine, cavalli e donne al bagno. La maggior parte di esse è solo abbozzata, anche se alcune appaiono più elaborate, come la Piccola ballerina di 14 anni, l’unica che decise di esporre nel 1881, quando lo scrittore Joris Karl Huysmans rimase colpito dalla sua “terribile realtà”, considerandola “il solo tentativo veramente moderno che conosceva nella cultura”.

La figura era in cera del colore della terracotta ed era completata con elementi reali: capelli veri, un tutù in tulle bianco e scarpette. La statuetta, alta novantotto centimetri, era collocata su una base lignea, a mimare i parquet del foyer di danza o il pavimento dei palcoscenici, ed era protetta persino da una teca, strumento con cui Degas ribadiva la dignità artistica della sua opera. L’opera fu violentemente accusata per il modo bestiale in cui veniva presentata la ragazzina che venne paragonata ad una scimmia o a un azteco e sul cui viso “tutti i vizi imprimevano le loro detestabili promesse, segno di un’indole particolarmente dissoluta”. La modella era infatti una ragazzina di nome Marie Geneviève van Goethem, una ballerina di umili origini finita poi nel giro della prostituzione.

Gli eredi decisero di fondere i pezzi in bronzo (cosa non prevista da Degas, il quale trovava inquietante il fatto che le sculture potessero sopravvivergli) e per anni si credette che gli originali in cera fossero andati perduti. Nel 1954 vennero ritrovati nella cantina della fonderia e l’anno seguente furono acquistati in blocco dal collezionista americano Paul Mellon. Conducendo, anche in questo campo, precise ricerche sul movimento, Degas imprimeva a queste figure una forte dinamicità. Per modellarle, l’artista utilizzava cera, creta o plastilina con armature interne ed esterne in metallo, come è stato evidenziato dalle radiografie condotte su di esse.  L’impiego della cera pigmentata e di diversi materiali accostati, anticipava il polimaterismo della scultura di inizio Novecento.

Questo artista che scolpisce solo per lui, rivela a Thiebault-Sisson nel 1897: “nessuno vedrà mai queste prove, nessuno si azzarderà a parlarne […] Prima della mia morte tutto ciò si sarà distrutto da solo e questo sarà meglio per la mia reputazione”. In realtà, queste meravigliose opere sono giunte fino a noi, prova di quella perizia e di quel virtuosismo che ancora oggi incantano e ammaliano chi si ferma ad osservarle.

Oltre all’Huysmans, furono sostanzialmente in pochi (Auguste Renoir e il critico Charles Ephrussi) ad apprezzare lo spregiudicato realismo dell’opera, che nel suo complesso si ispirava ai manichini esposti alle mostre etnografiche parigine, alle statue in cera di Madame Tussauds a Londra e alla presepistica napoletana del XVII e XVIII secolo che, probabilmente, aveva avuto modo di ammirare durante i vari soggiorni a Napoli dove suo nonno, il banchiere parigino Hilaire De Gas, si trasferì in seguito agli stravolgimenti della rivoluzione francese. Egli acquistò palazzo Pignatelli di Monteleone a Calata Trinità Maggiore, d’angolo con piazza del Gesù e in seguito sposò la livornese Giovanna Teresa Freppa. Queste nozze segnano la conferma della posizione sociale e patrimoniale del banchiere francese nel Regno di Napoli. Dal matrimonio nacquero sette figli tra i quali August, il primogenito e padre di Edgar, designato direttore della filiale parigina della banca paterna. Per questo Auguste si trasferirà nella capitale francese.

La Piccola danzatrice di quattordici anni è una scultura che porta alle estreme conseguenze la logica del Realismo. Impiegando un materiale morbido come la cera, migliore del bronzo per riprodurre la tenerezza degli incarnati, Degas qui rappresenta una ballerina stante in attesa, con il volto proteso verso l’alto, la gamba destra avanzata di mezzo passo, la capigliatura di crini di cavallo raccolta in un elegante fiocco, il busto eretto, il piede destro ruotato a squadra e le mani incrociate dietro la schiena. Questa ballerina, che al momento della sua esposizione come si è visto venne apostrofata come «scimmia», oggi colpisce per il suo vibrante realismo, ottenuto grazie a una sapiente polimatericità: alla finzione della carne, infatti, si contrappone la «realtà» del tulle grezzo e del raso impiegati per gli altri elementi dell’opera, come il corsetto, il tutù e il nastro del fiocco. Lo stesso Degas era ben consapevole della portata iperrealistica dell’opera e non ha esitato a scavare anche nella psicologia del personaggio, mettendo in risalto la sua tensione psicologica, la sua sete di dignità, la sua stanca irresolutezza: «la scimmia che vedevano i suoi denigratori» osservano i critici Giorgio Cricco e Francesco di Teodoro «ci appare, invece, come il ritratto palpitante di un’adolescente che sta affacciandosi alla vita con trepidazione e speranza e che, tramite la gentile metafora della prova di danza, allude di fatto ai tanti problemi e alle difficoltà che l’età adulta porterà necessariamente con sé». Come dar loro torto.

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet