Un’occasione unica

Chi ha saputo cogliere La Grande Occasione di assistere al concerto di domenica 7 maggio al Teatro Persiani di Recanati, ha potuto partecipare ad un evento emozionante e, senza ombra di dubbio, raro. Si è trattato dell’interpretazione del soprano Astrea Amaduzzi, accompagnata al pianoforte dal maestro Mattia Peli, della romanza “Cari Giorni”, la più famosa romanza dell’ opera “Ines di Castro” di Giuseppe Persiani. La singolarità sta nella versione che il compositore scrisse per la moglie Fanny Tacchinardi-Persiani, molto diversa da quella scritta appositamente per la grande Maria Malibran. Lo spartito originale è stato ritrovato da Paolo Santarelli, direttore di “Progetto Lirica”, Associazione culturale per la promozione dell’opera, durante le sue ricerche musicologiche di qualche anno fa nelle biblioteche di Francia. E’ stato stampato in occasione della prima rappresentazione al Théâtre Italien di Parigi del 24 dicembre 1839, con un cast prestigioso. La Amaduzzi ha registrato come anteprima la versione Tacchinardi-Persiani il 2 agosto 2016, a porte chiuse, nell’aula Magna del Comune di Recanati, accompagnata dal M° Peli al pianoforte di Beniamino Gigli. Domenica invece, è stata presentata per la prima volta in tempi moderni, davanti al pubblico del Persiani. In un’intervista il soprano ha tracciato un po’ la storia di questi spartiti.

Secondo lei quali sono le principali differenze tra le due versioni?

Le due arie sono state scritte per due voci completamente diverse perché la Malibran era un soprano drammatico d’agilità eccezionale ed era stimata dal pubblico di tutta Europa. In sostanza era un mezzo soprano con una grande estensione, vale a dire con una buonissima possibilità sugli acuti. Fanny Tacchinardi era una prima donna molto acclamata a livello europeo e ci tengo a sottolineare che fu la prima interprete della “Lucia di Lammermoor” di Donizetti (leggi l’articolo). Rispetto alla Malibran, La Tacchinardi-Persiani era un soprano lirico di coloratura. Se confrontiamo le due arie, quella della Malibran si muove su una tessitura più bassa mentre quella scritta per la Tacchinardi-Persiani, più verso gli acuti. Quella della Malibran è molto più scarna, nostalgica, dolorosa ma semplice. Quella della Tacchinardi-Persiani è più ricca di ornamentazioni musicali, ha più possibilità di corone, quindi di fermate sulle note acute, più virtuosistica e anche più dolorosamente espressiva. L’andamento ritmico è anche diverso: nella versione per la Malibran il tempo è binario mentre nell’altra versione è ternario. Anche l’accompagnamento orchestrale cambia sostanzialmente.

Quale versione preferisce?

Io ho cantato entrambi le versioni ma, personalmente, come interprete, preferisco quella della Tacchinardi-Persiani perché la sento più coinvolgente ed emozionale, e sicuramente più comunicativa, per la possibilità di esprimere numerose cadenze dell’aria, vale a dire che quando nei momenti in cui il ritmo si ferma, la voce può fare le salite verso l’alto al tempo che desidera. Sono dei punti precisi (corone) che permettono alla voce una possibilità espressiva interpretativa superiore. Vorrei aggiungere che questa è solo una delle arie dell’opera interpretate dalla Tacchinardi-Persiani, che sono di una difficoltà eccezionale, e io le sto studiando. Ricordo inoltre che Persiani sapeva scrivere molto bene per le voci. Era un grande melodista, purtroppo offuscato, come tanti altri, dai grandi compositori dell’epoca come Bellini, Rossini, Donizetti, ma è veramente un compositore dedito al belcanto e noi come Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano, stando a Recanati, abbiamo il dovere di valorizzarlo.

Maestro Mattia Peli, ci parli dell’accompagnamento.

Prima vorrei ricordare che la Malibran è morta nel 1836. Dopo di lei, creatrice del ruolo nel 1835, oltre la Tacchinardi-Persiani che rese celebre l’opera in Italia e all’estero, altre interpreti dell’epoca del ruolo di Ines furono Carolina Ungher (Ancona e Palermo), Rita Gabussi (Parma e Firenze), Amalia Schutz-Oldosi (Torino e Padova) e Sabina Heinefetter (Milano). L’ultima rappresentazione documentata dell’opera nel XIX secolo avvenne a Malaga nel 1851. Delle varie interpreti la Tacchinardi-Persiani l’ha eseguita di più e soprattutto il musicista ha costruito per lei una seconda versione che prevede anche uno spostamento di registri o tipologie vocali degli altri cantanti. Nella versione Malibran c’era Duprez, un tenore lirico spinto, drammatico. Con la seconda versione del 1839, c’era Rubini, un grande cantante lirico leggero di grazia, che insieme alla Tacchinardi-Persiani eseguiva acuti e sopracuti. Ecco che le musiche cambiano. Il clima di questa romanza è intimista. Infatti, sullo spartito c’è scritto: “INES abbandonata sopra a un sasso della prigione”. Lei è in un momento drammatico particolare, e sicuramente questa è una delle parti più toccante dell’opera. Entrando nello specifico, l’originale per la Malibran va dal la basso al la acuto, invece per la Tacchinardi-Persiani va dal do diesis centrale al do acuto, quindi è più alta di tessitura e più ricca, con note veloci dentro un’aria lenta, caratteristica tipica della coloratura lirica. Alla fine di quest’aria nella seconda versione c’è una nota lunga filata che dura quattro battute e c’è un piano, crescendo al forte, inesistente nella versione originale che termina invece con un la basso corto. Qui, nella seconda versione, c’è un la acuto tenuto in crescendo. Nella versione di Parigi e Londra, che fu un vero successo, si esibì anche Lablache, il celebre basso italiano di Napoli, uno dei più affermati e apprezzati dell’800. La parte perciò viene spostata rispetto al primo interprete, tanto da rendere l’opera diversa.

“La Grande Occasione” è un progetto dell’Associazione Beniamino Gigli jr, in collaborazione con l’Associazione Beniamino Gigli di Recanati. Questa tappa, promossa dal sindaco Francesco Fiordomo e dall’assessore alle politiche culturali Rita Soccio, è la prima dopo l’audizione di Roma tenuta il 3 aprile scorso presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia, che ha visto 10 giovani studenti del canto lirico, provenienti da 10 conservatori di tutta Italia, sfidarsi a colpi di virtuosismi e abilità vocali. I classificati hanno avuto il privilegio di esibirsi in concerti di beneficenza in diverse località della Regione Marche, per avere “la grande occasione” di cominciare a muovere i primi passi nel panorama musicale e farsi conoscere. Alla serata, presentata dal presidente dell’associazione B. Gigli Pierluca Trucchia, oltre al soprano Astrea Amaduzzi del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® “Beniamino e Rina Gigli” come ospite speciale, che ha cantato nell’occasione anche altre arie di Rossini e Puccini in omaggio rispettivamente a Leopardi e a Gigli, hanno partecipato il tenore Matteo Castrignano del Conservatorio del Santa Cecilia di Roma, il basso Luca De Lorenzo del Conservatorio A. Majella di Napoli, il soprano Lorenza Grazia Scarselli del Conservatorio A. Casella de L’Aquila. Gigli fu anche un meraviglioso interprete della canzone napoletana, avvalendosi della collaborazione del maestro Ernesto de Curtis. Perciò come gran finale tutti i cantanti si sono esibiti, compreso il tenore Enzo Pizzimenti di New York, in città per girare un docufilm su Beniamino Gigli, con una carrellata di canzoni napoletane tra cui un  “Core ‘ngrato” cantata dalla Amaduzzi con tale passione tanto da far commuovere Beniamino Gigli jr. Tutti loro sono stati accompagnati al pianoforte dal Maestro Mattia Peli, presidente del Centro Internazionale di Studi per il Belcanto Italiano ® “Beniamino e Rina Gigli” di Recanati.

http://https://www.youtube.com/watch?v=5kRYqGjW9A0

http://https://www.youtube.com/watch?v=80BIoYZyJUc

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Nikla

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