Una lettera di raccomandazione indirizzata a Giacomo Leopardi

E’ iniziato ieri, 7 novembre, il Corso “Storie e Personaggi Recanatesi” diretto dal Dott. Sergio Beccacece dell’UNIPER “Don Giovanni Simonetti”, con il tema incentrato principalmente sulla figura di Emma, la guerriera di Castelnuovo a capo di un esercito femminile, eroina di una novella scritta da Pietro Morici nel 1857. L’incontro, presentato in anteprima circa un mese fa, è stato caratterizzto da approfondimenti storici tra i quali è spuntato un nuovo elemento. Beccacece, occupandosi dello scrittore, ha ritrovato nel volume II dell’Epistolario di Giacomo Leopardi, a cura di Franco Brioschi e Patrizia Landi, l’unica lettera di raccomandazione per un lavoro che il Poeta ha ricevuto come politico in potenza , scritta il 16 marzo 1831 al Poeta dal padre Giuseppe Morici, titolare di una tipografia e collaboratore del conte Monaldo. La data è importante per inquadrare il periodo storico quando nel febbraio del 1831 a Bologna, una sommossa popolare costrinse il legato pontificio a cedere il governo della città a un comitato formato dagli insorti. Fu instaurato lo Stato delle Province Unite Italiane, indette nuove elezioni e ripristinato il regime doganale napoleonico. Il 20 marzo il Pubblico Consiglio di Recanati dava a Giacomo Leopardi una dichiarazione di stima con la nomina di deputato distrettuale per l’Assemblea Nazionale di Bologna. Ma il mandato diventa ineseguibile poiché il governo rivoluzionario durerà fino al 26 aprile del 1831, quando verrà abbattuto da truppe austriache inviate in soccorso del papa.

Giuseppe Morici, con un’esperienza da impiegato nel ramo giudiziario di 20 anni, in un passaggio scrive: “La ristrettezza delle mie finanze, ed il carico della numerosissima famiglia (aveva 13 figli) mi obbliga a cercarmi il pane. Nell’attuale sistema ho necessità di occupare un qualche posto. Il governo deve nominare un giudice per Recanati, ed il già Governatore di questo Distretto non aspira al certo a coprire tale Impiego. Mi sarebbe quindi di vera soddisfazione, ed insieme al mio interesse potessi giungere a riportare la nomina. Ella può procurarmela col mezzo di qualche suo amico di a Bologna, ed io La supplico perciò caldamente a volersi interessare in mio favore, incoraggiato trovandomi anche dal Lei Signor Padre. Ove ciò non potesse riuscire mi adatterei anche ad assumere la qualifica di Cancelliere. Non mi muove l’ambizione, ma il solo bisogno….” La risposta di Giacomo non arrivò, ma in una sua lettera inviata al padre da Firenze il 29 marzo 1831, in un passaggio scrive: “Vorrei che facesse dire a Morici che ho ricevuto la sua del 16, e lo saluto; che non ho risposto perché pochissimo al solito, posso scrivere, e perché gli avvenimenti rispondono abbastanza.

Secondo Beccacece la curiosità riscontrata sta nel fatto che il Morici avesse saputo da Monaldo, ancor prima del Consiglio, della nomina di Giacomo a Deputato e del suo trasferimento a Bologna. “Questa lettera è interessante soprattutto per capire Giacomo dal punto di vista umano poichè stando alla sua risposta, almeno in questo caso, se riceveva le raccomandazioni cercava di esaudirle”.

Ieri come oggi poco è cambiato: sapere le notizie prima che vengano discusse e avere una raccomandazione per ottenere un buon impiego.

 

 

 

 

 

 

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Nikla

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