Una donazione andata a buon fine

E’ stata consegnata ieri mattina ai responsabili del Museo Diocesano di Recanati dalla signora Graziella Pavoni, la teca con il “bambinello” in cera risalente forse al 1700. L’oggetto rimarrà nel Sancta Santorum della Cattedrale di San Flaviano fino alla riapertura del Museo Diocesano chiuso a causa del terremoto. La signora Pavoni ha così esaudito la richiesta del marito, il dott. Mandolini, originario del rione Castelnuovo, di donare il “bambinello” alla Diocesi dopo la sua morte. La teca apparteneva ai Pintucci Cavalieri, una famiglia castelnuovese molto pia e devota, poi passata ai Giuggioloni e infine ai Mandolini. Poco si sa di quest’oggetto di culto molto venerato a Castelnuovo ed esposto a Natale dalle suore del convento delle Clarisse. Purtroppo non vi è alcuna documentazione che riconduca a quando fu creata l’urna e perché.

Al passaggio erano presenti, oltre ai famigliari, il parroco Don Pietro Spernanzoni, la dott.ssa Denise Tanoni responsabile dell’Archivio e Biblioteche diocesane, Sandro Urbani coordinatore dell’incontro, Nikla Cingolani del Comitato Quartiere Castelnuovo e l’assessore alle culture Rita Soccio che ha ringraziato la famiglia a nome dell’Amministrazione e della comunità recanatese: “Ci sono famiglie illuminate che pensano alla comunità privandosi di una oggetto di famiglia. E’ un grande gesto di generosità se pensiamo come non sia semplice distaccarsi da un oggetto appartenuto da secoli.

La donazione questa volta è andata a buon fine rispetto al mancato lascito della signora Luisa Cingolani vedova del dott. Calamanti Luigi, una ricca collezione di opere d’arte (leggi l’articolo) di cui si era interessato il dott. Sergio Beccacece mentre cercava il San Giacomo Maggiore dello Jacometti. Di questa collezione, una delle più importanti e preziose recanatese, sarebbe opportuno ritentare di avere questo lascito come da testamento e dimostrare che il museo è una sede degna di conservare tali opere, o perlomeno ottenere le foto delle stesse affinché gli storici dell’arte possano svolgere i loro studi e approfondimenti sugli autori.

Il “Santo Bambinello”

L’oggetto donato dalla signora Pavoni è una teca vetrata formata da una cornice intagliata e dorata che racchiude la scultura di un bambino realizzata in ceroplastica, un’antica tecnica di lavorazione della cera usata per molto tempo in ambito funerario. La testa dipinta non ha nessuna aureola e il corpo imbottito, steso su un cuscino circondato di fiori, è avvolto in fasce riccamente lavorate ed arricchite da bordure in pizzo dorato. Sul collo e ai polsi indossa fili di perle. Il braccio sinistro è piegato e l’indice sta indicare il viso.

L’usanza di queste rappresentazioni nasce secoli orsono quando i missionari riportavano dalla Terra Santa le effigi del Bambinello. Esse divennero subito immagini veneratissime dalla popolazione, alle quali si attribuivano speciali poteri taumaturgici e il ruolo di protettori della comunità, proprio per la loro provenienza da Gerusalemme e Betlemme. Il più famoso è il Bambino della chiesa di Santa Maria d’Aracoeli a Roma ma molti altri se ne diffusero nel periodo compreso tra Seicento e Ottocento. L’esecuzione di questi magnifici elaborati avveniva soprattutto per merito della sapienza preziosa delle monache. Nel silenzio claustrale con felice laboriosità e amore per l’immagine infantile, consolazione dalla maternità mancata, il Sacro Evento della Natività era esaltato dagli splendidi arredi tra veli e scenografie. Le monache eseguivano ogni dettaglio del bambinello, sembianze in cera, abiti, persino passamanerie e bordure di cui tramandavano per scritto le sofisticate tecniche esecutive e gli arnesi necessari alla costruzione. L’accorgimento di porre questi simulacri in teche, talvolta riccamente dorate, si diffuse proprio dall’esigenza di proteggere la loro delicatezza.

I bambinelli erano spesso un dono alle famiglie di alto rango, in caso di nascite o a seguito di donazioni a favore del convento, le quali desideravano avere a casa un Bambinello proprio della casata, che veniva tramandato di generazione in generazione. L’usanza poi di donare un bambinello in cera alle spose il giorno delle nozze come augurio di fertilità, da curare con amore, probabilmente fu una delle cause di mobilità e visibilità delle varianti tipologiche di queste vere opere d’arte. Inoltre, venivano anche acquistati come ex voto, per chiedere una grazia o, come ringraziamento, per una grazia ricevuta.

 

 

 

 

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet