Un giorno a Londra con Nino Migliori

Fino al 6 maggio a Macerata presso Palazzo Buonaccorsi si può ammirare la mostra One day in London  di Nino Migliori (1926), il fotografo dotato di un instancabile spirito di ricerca del linguaggio artistico. Di lui hanno scritto che “cerca e crea l’innovazione con un occhio sempre rivolto verso il futuro”. In un breve futuro raggiungeremo Marte, ma forse Migliori ha anticipato tutti perché le sue immagini sembrano simili a quelle inviate da sonde spaziali che mostrano la superficie di un pianeta rosso, solcata da numerosi crateri prodotti da meteoriti caduti chissà quando sulla superficie di enormi vallate. Per scoprire poi che il “pianeta” Cuprum non è altro che una serie di immagini di tavoli rotondi in rame, scattate in un pub londinese, con le tracce di ossidazione lasciate da bicchieri umidi. Nino Migliori non è un uomo dello spazio ma è un uomo che osserva lo spazio. Punta lo sguardo su ciò che conta per lui in quel momento e, isolando il soggetto in un fondo nero, rimuove il disordine intorno. Immerse in un’atmosfera di straniamento e mistero – d’altra parte nel video in esposizione dichiara di adorare Duchamp – le sofisticate immagini creano cortocircuiti capaci di emozionare.

Le altre sezioni comprendono le insegne dei negozi al Camden Town trasformate in immagini stupefacenti grazie all’intervento esagerato del colore per restituire al fotografo quel senso di stupore e di assurdità che aveva provato la prima volta che le aveva viste.

Infine la serie The south Kensington subway windows con immagini riprese nel tunnel della metropolitana in una particolare parete con alcune finestre in cui si intravedevano delle ombre che cambiavano aspetto in continuazione creando composizioni che stimolavano la fantasia. Scrive l’autore: “Vedevo animali fantastici, paesaggi lunari, scontri di forze, mari in tempesta, e quando l’immagine che si formava assecondava la mia immaginazione scattavo la fotografia. A un certo punto sono uscito dal sottopasso per verificare cosa fosse quella realtà magmatica che mi aveva intrigato. Le finestre affacciavano sui giardini che circondano i musei e quelle forme erano dovute al vento che muoveva le foglie cadute dagli alberi.”

N.C.

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Nikla

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