Un Bliz al Museo Van Gogh per farsi ascoltare

Aperto il dialogo tra Antonio De Robertis e il Van Gogh Museum di Amsterdam.

Se la montagna non viene a Maometto, allora Maometto va alla montagna. E così è stato. Antonio De Robertis, il più grande studioso italiano di Van Gogh, e il suo collaboratore Emanuele della Bella, martedì 4 luglio sono entrati in azione all’interno del Van Gogh Museum di Amsterdam, dopo aver pagato regolarmente il biglietto, mostrando uno striscione e gettando volantini all’interno delle sale espositive. Immediatamente sono intervenute le forze dell’ordine stracciando il cartello e recuperando i flyer a terra.

Il blitz è scattato a causa dell’indifferenza e trascuratezza da parte del museo verso gli studi del De Robertis, bloccandogli inoltre ogni possibilità di commentare i post sulle pagine dei vari social. Perciò, dopo le sue inascoltate richieste di incontrare le autorità museali per discutere i risultati delle sue ricerche che da anni sta intraprendendo, De Robertis ha scelto la maniera più diretta e invasiva per farsi ascoltare. Ha srotolato uno striscione  bifacciale dove vi era rappresentato da un lato la foto proveniente dall’INHA, Institut national d’histoire de l’art di Parigi che, secondo il De Robertis, rappresenta l’unico ritratto fotografico dell’artista olandese da adulto, ripreso in un gruppo di 34 persone. Dall’altra il ritratto del cosiddetto “Uomo Barbuto” ora al Museo di Melbourne, espunto dal Museo Van Gogh nel luglio 2007. Lo studioso chiede l’immediata riabilitazione del ritratto avendo individuato Ivan Pavlovich Pokhitonov, un pittore ucraino, dimostrando che è stato dipinto da Vincent dietro la testimonianza di un personaggio riconosciuto nella foto scattata da Edmond Bénard, nel 1880.

Subito dopo la polizia sono intervenuti  Nienke Bakker, alta funzionaria del museo e poi da Louis Van Tilborgh, il quale ha abbandonato un simposio di cui era relatore. Nonostante abbiano considerato il gesto “molto deprecabile”, si sono resi disponibili ad incontrare lo studioso italiano il giorno dopo fuori dalle sale museali. Le due ore di colloquio sono servite a creare finalmente un clima disteso di collaborazione e a togliere l’embargo sui social riconsegnando al De Robertis la possibilità di scrivere le sue considerazioni e confrontarsi con gli altri esperti.

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Nikla

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