Ultimo week end per la mostra di Marco Cingolani

Breve intervista all’artista e la sua riflessione sul concetto di fragilità.

MACERATA. “Projections and visions”, la mostra dell’artista recanatese Marco Cingolani a cura di Paola Ballesi, allestita negli spazi espositivi del Museo di Palazzo Ricci concessi dalla Fondazione Carima, sarà visitabile questo week end sabato 5 e domenica 6 gennaio 2019 e sarà l’ultima occasione per visitare la personale dell’artista vincitore della prima edizione del Premio Pannaggi/Nuova Generazione, un’iniziativa nata da un’idea dell’associazione “Amici di Palazzo Buonaccorsi” a sostegno dei giovani artisti del territorio.

Le opere in mostra di Marco Cingolani nascono dalla continua interrogazione su se stesso con il tentativo di configurare il proprio spazio interiore. E’ un “imparare a vedere” come scrive il poeta Rainer Maria Rilke nel suo romanzo “I quaderni di Malte Laurids Brigge”: “Io imparo a vedere. Non so perché tutto penetra in me più profondo e non rimane là dove, prima, sempre aveva fine e svaniva. Ho un luogo interno che non conoscevo. Ora tutto va a finire là. Non so che cosa vi accada.” L’attività del vedere dentro di sé per l’artista significa vivere come una specie di continuo tirocinio per imparare a guardare in profondità, e nello stesso tempo penetrare la realtà e il suo inesorabile mutamento. Le sculture ottenute mediante calchi del proprio corpo, sono la rappresentazione della parte più nascosta di sé, dello spazio interno che appartiene ai sentimenti e alle emozioni. Costruite nel vuoto del calco con fili di ottone o di ferro tenuti insieme da minuscole calamite, le forme sembrano strutture architettoniche opportunamente calibrate, tuttavia leggere e fragili. Una volta installate negli spazi espositivi e illuminate ad hoc, sorprende anche l’ombra, la parte immateriale dell’opera che diventa portatrice di valori. La mostra, con il suo percorso raffinato e affascinante ha riscosso un forte interesse da parte del pubblico ed è stata visitata dagli studenti di varie scuole.

Arrivati quasi alla chiusura della mostra, chiediamo a Marco Cingolani se è soddisfatto dall’esito dopo un fatto inaspettato che è successo pochi giorni fa quando un’opera è stata raggiunta dal tocco di qualcuno fin troppo curioso o scettico nel vedere come si autososteneva, ed è crollata.

La scelta di realizzare opere che si sostengono esclusivamente grazie all’attrazione di piccoli magneti è di per sé una decisione che mette in evidenza la volontà di analizzare e riflettere sul concetto di fragilità, contemplando la possibilità che giorni di lavoro vengano vanificati in un solo istante. La fragilità è una condizione esistenziale che sempre più spesso viene intesa e interpretata con accezione negativa; qualità che ci espone deboli e vulnerabili in un tempo nel quale sembra prevalere la necessità di dimostrare con grande veemenza, attraverso continui atti di forza, la propria inattaccabilità ed indissolubilità perdendo sempre più quella sensibilità e quell’attenzione verso ciò che è delicato e frangibile. Il vedere un pezzo smantellato durante un’esposizione, soprattutto in un contesto museale, a causa di superficialità e disattenzione rimarca l’importanza di trattare e riflettere su questo atteggiamento comune. Lavorare in questa direzione porta ad una seria riflessione sulla brutalità dell’indifferenza e della superficialità che porta inconsapevolmente e direi inevitabilmente alla rovina di tutto ciò che è delicato e frangibile. Il tempo in cui viviamo da continua testimonianza di questo grande senso di indifferenza e superficialità…pensiamo alla condizione dei nostri mari o del nostro intero ecosistema.

E come educare le persone?

Le persone si educano da sole, ma indubbiamente il problema è culturale. Solo con la cultura si potrà attivare un processo educativo che è frutto di un rapporto tra le persone, oltre che tra soggetto e ambiente.

Potresti pensare per il futuro ad un’opera interattiva Dove il pubblico può toccare senza problema?

In un certo senso lo sono già. Il fatto sostanziale è che l’interazione consiste proprio nel custodire e preservare. Non è un interazione attiva o ludica. L’interazione fisica con il pezzo, come dimostrato, può avvenire, ma se e quando avviene, è qualcosa che modifica inesorabilmente un equilibrio lasciando che si perdi l’immagine precedente…a volte lasciando un “vuoto” nella coerenza dell’esposizione (In questo caso per motivi curatoriali abbiamo deciso di sostituire il pezzo per mantenere tale coerenza espositiva). La serie intitolata “Tentativo di costruzione” racchiude tutto questo e nello specifico puntualizza la necessità di ri-costruirsi nuovamente avendo potenzialmente in se tutti gli elementi per continuare a farlo.

In questo momento a cosa stai lavorando?

Parallelamente al concetto di fragilità sto portando avanti tutta una nuova serie di lavori che si concentrano sull’ “idea” di spazio interiore…magari a breve potremmo vederla in una esposizione, ma per il momento l’importante è continuare a lavorare e non smettere di studiare.

N.C.

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Nikla

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