M. Mussio: il senso dell’errore

M. Mussio: il senso dell’errore
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M. Mussio: il senso dell’errore
M. Mussio: il senso dell’errore
M. Mussio: il senso dell’errore
M. Mussio: il senso dell’errore
M. Mussio: il senso dell’errore
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M. Mussio: il senso dell’errore

Il 2 aprile 1967, Magdalo Mussio annotava nel suo libro-catalogo Scritture questo commento:

“Quello che amo di più è un libro aperto alla pagina sbagliata”.

Come ha scritto Giorgio Bassi questa affermazione è più utile di molte critiche per afferrare il senso della poetica mussiana. Un modo di procedere e pensare in cui non è possibile distinguere nettamente tra grafica e pittura, scrittura e meditazione visiva.[1] La frase di Mussio restituisce all’errore una sua precisa dignità. L’errore spiazza il punto di vista, oltrepassa le certezze offrendo nuove prospettive. Andare oltre allo sbaglio significa cercare in esso un segno creativo per avventurarsi alla scoperta di nuovi percorsi di conoscenza. Magdalo Mussio aveva uno “speciale rapporto con l’errore” come ha scritto Antonello Tolve nel testo “Magdalo Mussio. Alla ricerca della parola dimenticata”. Un rapporto che lo induce alla deriva, ad un incessante vagabondaggio, fino a quando in lui si accende la scintilla dell’ispirazione poetica e artistica.

Da quella frase sono passati cinquant’anni e oggi, che l’estetica dell’errore nell’arte digitale è dilagante ed è uno dei temi più analizzati, le sue opere si pongono come “pagine sbagliate” con un’apparente e sorprendente verità. Intendiamoci, non si tratta di imperfezione tecnica ma di qualcosa che si svincola dalle forme convenzionali risalendo all’origine, alla ricerca dell’errore perfetto.

“L’indagine di Mussio è stata un’esplorazione senza confini, caratterizzata da una gestualità disinvolta e funambolica, che fissava pensieri, catturava parole e immagini per conservarli in note e appunti. Un «pensiero figurato» – come ebbe a definirlo Gillo Dorfles –, nato nell’ambito della poesia visuale e coltivato in diversi campi (dall’editoria alla grafica, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla video-animazione), che nel tempo è diventato pura meditazione gestuale, incarnandosi in raffinati «poemi visivi», assemblaggi di calligrafia criptica e iconica da cui sempre riemerge il percorso simbolico del mondo.” (Paola Ballesi)


I suoi “pensieri visuali” sono stati in mostra a Recanati negli spazi espositivi del Museo Civico Villa Colloredo Mels, dal 30 novembre 2016 fino al 22 gennaio 2017.

La mostra è stata organizzata dal Comune di Recanati in collaborazione con il Centro di Documentazione della Ricerca Artistica Contemporanea Luigi Di Sarro di Roma e con l’Associazione Spazio Cultura di Recanati per rende omaggio all’artista nel decimo anniversario dalla morte con la retrospettiva “Magdalo Mussio. Marginalia” a cura di Paola Ballesi.

All’inaugurazione erano presenti Maria Grazia Messina, Filippo Mignini, Allì Caracciolo, Mario Piazza, la curatrice Paola Ballesi, il Sindaco Francesco Fiordomo e l’assessore alle Culture Rita Soccio che lo ha ricordato come un artista tra gli esponenti più autorevoli della neoavanguardia che ha avuto la fortuna di avere come maestro. Mussio è stato un intellettuale che ha spaziato con disinvoltura dall’editoria alla grafica creativa, dalla poesia alla prosa, dalla pittura alla scenografia, dal teatro alla videoanimazione.

Dal Comunicato Stampa:

Dipinti, libri d’artista, edizioni rare, manifesti, film d’animazione raccontano la straordinaria avventura cominciata negli anni Cinquanta dell’artista toscano, marchigiano d’adozione. Tra gli interpreti più incisivi e autorevoli della neoavanguardia, Magdalo Mussio ha segnato con impronta indelebile il panorama culturale del nostro Paese grazie alle sue avventure letterarie ed editoriali, svolte in sintonia con la pratica artistica e puntualmente sedimentate nel lungo magistero svolto all’Accademia di Belle Arti di Macerata, le cui tracce sono facilmente ravvisabili in alcuni suoi allievi, oggi artisti emergenti.

Radicato nelle culture europee degli anni ’60, Magdalo Mussio è stato uno dei principali esponenti dell’arte verbovisuale che ha abbracciato poesia, pittura, musica, arte tipografica e tecnica cinematografica in una esplorazione senza confini spesso debordante in territori sconosciuti e portata avanti costantemente fino alla fine. La sua lunga carriera è ricca di numerosi riconoscimenti e importanti esposizioni da New York a Tokyo, Montreal, Sidney, Parigi, Milano, Roma, Genova e molte altre città. “I poemi visivi” di Magdalo Mussio – come li chiama Gillo Dorfles – sono esposti al Finch Museum di New York (“Italian Visual Poetry”), al Centre Pompidou di Parigi (“Identitè Italienne: l’Art en Italie depuis 1959”) e in altre prestigiose gallerie italiane.

La complessità dell’artista e il suo talento multidisciplinare sono documentati, nella mostra, da una parte del vasto corpus delle opere su carta e su tavola, dalla proiezione dei film d’animazione Il potere del drago (1971), Il reale dissoluto (1972), Umanomeno (1973) e della video-intervista Detto tra noi (1986), e infine da una sezione dedicata all’attività editoriale.

Il libro-catalogo edito da Quodlibet ricostruisce la complessa vicenda di Magdalo Mussio quale artista totale grazie al contributo di numerosi studiosi ed esperti, e alle testimonianze di quanti hanno incrociato l’ attività creativa e il percorso di ricerca della sua vita.

Nota biografica
Una “straordinaria avventura” che muove da Volterra, dove Magdalo Mussio è nato nel 1925. Avviatosi dapprima agli studi di architettura, si diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo un breve periodo dedicato al teatro, come regista e come scenografo, rivolge il proprio interesse al disegno animato e matura le prime esperienze al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con Antonio Rubino. Il suo esordio espositivo avviene nel 1955 con una mostra presentata da Giuseppe Ungaretti alla Galleria «L’Indiano» di Firenze, poi portata a Parigi. Nella seconda metà degli anni Cinquanta si trasferisce in Canada, e a Montreal con Norman Mc Laren approfondisce la ricerca sul cinema di animazione che gli consente di svolgere un’intensa attività negli Stati Uniti, in Francia  e Inghilterra.
Rientrato in Italia nei primi anni Sessanta alterna l’attività artistica a quella di scrittore, poeta e editore. Assunto a Milano dalla Lerici Edizioni viene nominato redattore responsabile di «Marcatré», la rivista di riferimento del Gruppo 63, che raccoglie la migliore classe intellettuale dell’epoca. Il suo interesse per un’espressione artistica che coinvolga immagine e parola, per produrre una sintesi poetica all’interno del contesto visivo, si concretizza oltre che nella grafica e nelle opere pittoriche, anche in una serie di libri d’artista, film d’animazione e scenografie.
Trasferitosi nelle Marche nei primi anni Settanta, affianca l’attività di responsabile editoriale alla Nuova foglio con l’insegnamento di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Dal cinema e dal fumetto l’indagine sul rapporto tra scrittura e figurazione è la costante dei suoi lavori, sempre sulle tracce del luogo magico in cui la scrittura diviene immagine e viceversa. Così le sue carte e le sue tavole diventano mappe di percorsi mentali sedimentati in meditazione gestuali fatte di scritture ‘animate’ vergate a mano e mescolate a lacerti di mondo che ora affiorano, ora affondano nell’impasto bianco delle campiture, negli anni sempre più denso, impenetrabile, enigmatico. Dopo aver vissuto per circa un trentennio nella campagna maceratese, nel 2005 si stabilisce a Civitanova Alta (MC) dove continua a portare avanti la ricerca artistica. Muore il 14 agosto 2006.

[1] Catalogo della mostra “Marginalia. Il pensiero figurato di Magdalo Mussio”, Quodlibet, Macerata, 2016, pag. 95

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dani3l3

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