Tra Banksy e De Dominicis un legame di s-barre

Secondo il curatore Stefano Antonelli il writer inglese non conosce Gino De Dominis, eppure un’opera sembra smentire questa tesi.

A Palazzo Campana di Osimo fino al 7 luglio si può visitare la mostra “From the street to the museum – Works of the artist known as Banksy” a cura di Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, una selezione delle migliori 30 opere che hanno decretato il successo planetario il writer inglese tra i più influenti di questo tempo. All’inaugurazione i curatori hanno dichiarato che il legame con Osimo è da trovare nei messaggi criptici e celati lasciati dall’uomo nelle grotte osimane sono coerenti con il graffitismo tipico dell’artista di Bristol.

C’è un’opera in mostra intitolata Barcode che secondo me rappresenta un altro anello di congiunzione con le Marche, in particolare con l’artista Gino De Dominicis. Barcode è una serigrafia originale del 2004 e rappresenta in primo piano un giaguaro fuggito da una gabbia per animali, visibile sullo sfondo, costruita con un codice a barre. Le sbarre della gabbia leggermente dilatate ricordano in modo lampante l’opera di De Dominicis del 1980 ufficiosamente nota come “Sbarre violate”, un’installazione costituita da una lunga serie di s-barre d’acciaio di cui due sono aperte, così come le barre del codice da cui è fuoriuscito il giaguaro.

                    

Per Stefano Antonelli è solo pura casualità. Secondo il curatore il famoso street artist non conoscerebbe neppure l’artista marchigiano, un’affermazione che non coincide con la sua descrizione di un Banksy votato a creare le opere dopo un lungo studio attento e preciso. Durante l’incontro con la stampa prima dell’inaugurazione ha spiegato l’opera ispirata al gergo di Borsa e ai suoi simboli provenienti dal mondo animale. Oltre alle allegorie del mercato come l’orso e il toro, talvolta i trader si paragonano  al giaguaro (tigre) che aspetta in silenzio l’opportunità per scattare fulmineo sulla speculazione più appetibile.

Barcode, come molte delle opere di Banksy, consente comunque diverse interpretazioni. Il modo in cui l’artista ha usato il simbolo del codice a barre per trasformarlo in una gabbia è un chiaro attacco contro le grandi corporazioni e contro la natura schiavizzante del consumismo che limita e imprigiona le persone. Nello stencil il giaguaro è riuscito a liberarsi dalla gabbia del consumo e questo è un modo per mostrare ai consumatori che non sono impotenti. La figura del giaguaro viene qui presentata come un modello per tutti gli umani. Il giaguaro e il codice a barre sono collegati dal loro carattere unico. Infatti, proprio come tutti i giaguari possiedono uno schema di macchie unico, anche tutti i codici a barre hanno combinazioni uniche. Tuttavia, il grande felino incarna la diversità delle forme mentre il codice a barre evoca il conformismo.

Poiché il giaguaro appare forte e potente, possiamo ipotizzare che Banksy evidenzi il desiderio di ritornare alla natura libera e selvaggia. Spingendomi oltre ho notato che i numeri del codice a barre corrispondono ill’ISBN della copia di un giornale dal titolo Earth First! The Journal of Ecological Resistance. Earth First! è un movimento ecologista radicale contro lo sfruttamento della natura nato nel 1979 negli Stati Uniti d’America che si è diffuso nel mondo nel corso degli anni ottanta. Il suo slogan era “la terra prima di tutto!”. Il gruppo nacque con l’obiettivo esplicito di mettere in luce l’impatto delle comunità umane sugli ecosistemi naturali, allo scopo di ripensare radicalmente il sistema di relazione che lega l’uomo ai territori che vive e plasma nel suo percorso di civilizzazione.

Ora, per tornare alla questione se Banksy conosca o meno GDD, ripensiamo alla sua figura di star della street art e di come ha saputo costruire la sua immagine. Banksy non è soltanto uno degli artisti più brillanti, importanti e provocatori del nostro tempo ma è anche un fenomeno mediatico grazie alla maniacale cura e attenzione con cui utilizza i social media, con cui sceglie i luoghi delle sue performance, con cui critica la politica. Banksy è un mito moderno avvolto in segreti, intrighi, provocazioni, scandali e la sua inafferrabilità è una delle ragioni che lo hanno reso famoso; di fatto l’identità dell’artista rimane ignota. Banksy è un marchio estremamente ben costruito tanto da istituire la Pest Control, società per tutelarne il brend. Banksy si prende gioco del mercato dell’arte mondiale con la conseguente realizzazione di opere vendute in un banchetto vicino a Central Park a 60 dollari. Fortunati coloro che li hanno acquistati. Con la sua esibizione all’asta di Sotheby’s della sua “Girl with Red Balloon”, ha creato un vero e proprio “caso” di autodistruzione dell’opera e contemporaneamente la sua ri-creazione con il nuovo titolo “Love is in the Bin”. Banksy  cela la sua identità ma non nasconde di ispirarsi a Blek le Rat tanto da dichiarare: “Ogni volta che penso a qualcosa di leggermente originale, Blek Le Rat lo ha già fatto 20 anni prima“. Ed è sempre il misterioso Banksy l’artista che ostenta l’uso di immagini iconiche o citazioni di Damien Hirst, Jeff Koons, Keith Haring mostrando la migliore evoluzione della Pop Art. Ecco perché credo che a questi livelli la corrispondenza tra Barcode e l’opera di De Dominicis non sia un caso come sostiene Antonelli.

Nikla Cingolani

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