Tomba Gigli

Quest’anno per la ricorrenza del 60°anno dalla morte ci si aspetta grandi onoreficenze, in primis la fine totale del restauro della tomba di Beniamino Gigli (1890-1957),

senza dubbio uno dei monumenti più visitati della città, che fino poco tempo fa versava in condizioni a dir poco disastrose, tanto da indignare i vari melomani e fans in visita per recare il loro omaggio a uno dei più grandi tenori del mondo. Dopo varie iniziative di raccolta fondi, in aiuto è arrivato nel 2014 l’Art Bonus, un sostegno al mecenatismo a favore del patrimonio culturale. In pratica “Chi effettua erogazioni liberali in denaro per il sostegno della cultura, come previsto dalla legge, potrà godere di importanti benefici fiscali sotto forma di credito di imposta.” Costo previsto dell’operazione è di 76.000 euro ma ne sono stati erogati solo 9.000.

Descrizione

Intorno al 1930 commissionò il progetto  del mausoleo di famiglia al fratello, Prof. Catervo Gigli, diplomato in Belle Arti e scultore, che si ispirò ai più antichi monumenti funebri della storia, le piramidi egizie. Interamente realizzato in conci di travertino ha base quadrata, come per le piramidi egizie, con le quattro facce lisce che congiungono gli spigoli della base al vertice, senza il pyramidion. All’esterno è transennata da 12 pilastrini in travertino e sbarre di ferro che percorrono intorno al perimetro esterno del marciapiede. Questi sono decorati con una greca scolpita a bassorilievo con elementi fitomorfi ispirati alla pittura egizia, così come il basamento.

L’ingresso al monumento è sottolineato da un magnifico portale in marmo in stile egizio, a bassorilievo con simboli cristiani e pagani. All’esterno, ai lati del portale, due statue bronzee, realizzate dallo stesso Catervo, raffigurano le virtù teologali: Fede (donna che porta la croce) e Carità (donna con bambino). L’interno del mausoleo è completamente dipinto (e non affrescato) a tempera a secco dal maestro recanatese Arturo Politi, su cartoni del maestro Biagio Biagetti (1877-1948). Le spoglie dell’artista sono conservate nel sarcofago marmoreo posto dinanzi all’ingresso, dove sopra spicca sulla parete, la figura del Cristo risorto nel giorno del giudizio, all’interno di una mandorla di luce colorata con particolari a foglia d’oro, fiancheggiato da due angeli inginocchiati che reggono una lucerna ciascuno. Agli angoli delle due pareti laterali sono dipinte altre quattro figure di angeli con lanterne e altri oggetti simbolici, collegate in basso da un’iscrizione.

 

Dal sito dell’Art Bonus

INFORMAZIONI SULLO STATO DELLA CONSERVAZIONE

La pavimentazione del marciapiede in lastroni di travertino che circonda il perimetro, presenta sollevamenti e cedimenti del piano di calpestio dovuti all’assenza di un’efficace sistema di regimazione delle acque meteoriche e all’interferenza delle radici degli alberi. Le superfici in travertino sono impolverate e con evidenti e diffusi annerimenti prodotti da depositi di varia natura. Il basamento lapideo presenta incrostazioni di tipo carbonioso e macchie di ossido di rame causate da percolazione dell’acqua piovana dalle sculture bronzee. Sulle pareti e sulla cornice del portale d’ingresso si evidenzia l’erosione superficiale dell’acqua piovana che l’azione meccanica (dilavamento), chimica (solfatazione) e biologica (muschi, licheni e alghe) a favorito la disgregazione e caduta progressiva dei giunti stilolitici e relativa formazione di microlesioni superficiali, e successive infiltrazioni d’acqua verso l’interno. L’umidità da infiltrazione e da risalita capillare sulle pareti è favorita dalla pendenza della strada che fronteggia il monumento facendo convogliare l’acqua a ridosso del marciapiede lapideo.

Sia il cancello che la griglia a pavimento, in ferro e lega di rame con decoro a rami di ulivo, sono stati nel tempo impropriamente, approssimativamente e ripetutamente ridipinto con smalto, facendo perdere le peculiari caratteristiche della finitura originaria del metallo dal colore naturale unito alla doratura dei dettagli ornati e la delicatezza e armonia dei disegni e delle forme.

Le statue bronzee poste ai lati del portale di ingresso sono infine ricoperte da una coltre di polvere mista a sedimenti organici. Sull’impianto decorativo interno si possono osservare evidenti e numerose lesioni, rigonfiamenti e distacchi degli strati pittorici dovuti alla presenza diffusa di umidità da risalita capillare. Anche l’intonaco risulta rigonfiato e distaccato in più punti soprattutto al di sopra della zoccolatura perimetrale interna in marmo grigio.


Restauro esterno

I lavori della ripulitura esterna iniziati nell’estate del 2016 sono terminati a ridosso del 30 novembre, data di morte del tenore. Leggi l’articolo.

Tuttavia si percepiva la provvisorietà dell’operazione a causa del cellophan che avvolgeva le statue. Leggi l’articolo.

     

Ora che è sono state “spacchettate”la tomba ha riacquistato completamente la propria dignità e valore.

Prima del restauro                                                                     Dopo il restauro (tranne le statue)


Restauro interno

Secondo le dichiarazioni del Presidente dell’Associazione B. Gigli Pierluca Trucchia, a breve iniziaranno i lavori di restauro all’interno del mausoleo. Qui i problemi erano molteplici a causa della forte umidità, tanto da installare con la supervisione del sovrintendente Barucca, uno speciale deumidificatore per risanare il locale. Ad eseguire i lavori sarà il restauratore di fama internazionale Simone Settembri, un artista appassionato di lirica, coinvolto dal direttore Sferisterio Micheli in occasione del concerto per Gigli allo Sferisterio del 21 luglio 2013. Il maestro presterà il suo lavoro volontariamente al termine dei lavori di consolidamento della struttura, forse con l’auto manuale dell’assessore Soccio, come lei stessa ha dichiarato, poiché nei suoi studi ha affrontato anche la materia del restauro.

Settembri originario di Mogliano attualmente lavora ai Musei Marchigiani ha lavorato per la Pontificia commissione di archeologia sacra e per il Ministero dei Beni Culturali di Francia. Collabora stabilmente con la Soprintendenza delle Marche, dove ha curato nel 2011 i restauri per a mostra sul Crivelli e nel 2012 quelli delle opere in mostra per “Violetta, Carmen, Mimì” del Macerata Opera Festival.

    

Interno allo stato attuale

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Nikla

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