Jacometti: quelle vesti cosi sexy

La Traslazione della Santa casa di Loreto è un’opera in bronzo di Pier Paolo Jacometti, attualmente collocata su un prospetto della torre del Borgo rivolto verso la piazza. Il bassorilievo, datato 1634, faceva parte della facciata del vecchio palazzo comunale, il Palazzo Dei Priori, per poi essere trasferito sulla torre nel 1872, quando questo fu demolito.

La scena si svolge in cielo. La veduta dell’edificio molto simile ad una piccola chiesa di campagna, è frontale a proiezione centrale dove gli scorci del campanile, del tetto e delle porte finestre, sono gli unici elementi a dare il senso del volume. Due angeli in volo, accompagnati da tre putti alati, sorreggono la casa. Tra i due angeli un putto sorregge con una mano un nastro che volteggia tra le gambe degli angeli, con la citazioen biblica “Non fecit taliter omni nationi” (così non ha fatto con nessun altro popolo, Ps.147,20).

Maria è seduta comodamente sul tetto con le gambe incrociate, il piede destro appoggiato sul capo di uno dei due puttini al centro di tutta la composizione, adiacenti al muro della casa. Con lo sguardo rivolto verso il basso, accoglie Gesù in piedi sulla gamba destra, appoggiato con la schiena al suo braccio. Sembra sfiorarlo soltanto. Gesù, ritratto come un piccolo bambino adolescente, con la mano destra saluta il mondo tenuto in mano con l’altra. Maria sembra il corpo di un oggetto architettonico, pari ad una terrazza aperta verso l’esterno dove il Figlio si affaccia alla vita, ben consapevole del suo svolgimento e del tragico compimento. Il suo braccio è la balaustra dove Gesù si appoggia e dove si manifesta tutta l’eleganza dell’arte di Jacometti attraverso la posa della mano destra che scivola lungo le gambe di Gesù invece di stringerlo con un materno e sicuro abbraccio. Gesù non ha bisogno perché è lui la sicurezza e l’equilibrio.

Le linee sono morbide, le superfici levigate. Possiamo notare l’estrema perizia tecnica e l’amore per i dettagli come si può dedurre, ad esempio, dalla veste degli angeli. La tonaca, in tessuto svolazzante, scopre le spalle e mostra degli spacchi laterali vertiginosi, fermati da un bottoncino, che rivelano gambe tornite e polpacci ben delineati. Un’anatomia michelangiolesca evidenziata dall’eleganza senza tempo della veste, grazie alla quale gli angeli mostrano la loro la dolce sensualità senza il bisogno di compiere contorsionistici volteggi. Per il taglio così raffinato si potrebbe azzardare l’ipotesi di uno Jacometti stilista anti litteram, così per la composizione dove si è avvalso di un forte e ricercato classicismo, ultimo retaggio manierista, incrociato con l’innegabile sensualità barocca.

Pier Paolo Jacometti (Recanati 1580 – 1658),  stato uno scultore e fonditore recanatese, famoso per essere stato insieme a suo zio e maestro Antonio Calcagni e a suo fratello Tarquinio, uno dei grandi protagonisti che diedero vita alla scuola scultorea recanatese, iniziata quasi un secolo prima dallo scultore veneto Girolamo Lombardo che verso il 1552 si stabilì con i fratelli a Recanati dove aprirono una fonderia, dando vita ad un’importante polo fondiario dell’Italia centrale, passando la matura tecnica veneta a tutti gli operatori della feconda bottega. Jacometti oltre al talento aveva anche la possibilità e i mezzi per costruirsi una carriera di tutto rispetto nel mondo dell’arte. Sotto la guida dello zio si avvia allo studio del disegno, mentre in campo pittorico fu allievo e apprendista di Cristofano Roncalli detto il Pomarancio, allievo della sua bottega  a Roma nel 1604 e poi a Loreto dove tornò nel 1605,  dopo che Pomarancio prevalse sul Caravaggio, su Guido Reni e su Lionello Spada e vinse il concorso indetto nel 1604, per la decorazione della Sala del Tesoro. Collaborò con il maestro fino al 1615, fino a quando si dedicò esclusivamente alla scultura. E’ grazie alla mediazione del Pomarancio che lo Jacometti ricevette le prime commissioni come scultore. La sua produzione caratterizza la fase conclusiva della scuola bronzistica recanatese.

Dalla GUIDA DI RECANATI di Vincenzo Spezioli  (1898, Tipografia di R. Simboli)

“Due valentissimi allievi del Sansovino, i fratelli Girolamo e frate Aurelio Lombardi, furono chiamati da papa Clemente VII ad operare i lavori scultorii per la S. Casa di Loreto; i quali fratelli, stabilita la loro dimora a Recanati, nella contrada dietro la chiesa di S. Vito, condussero quivi a compimento molte opere insigni che adornano il tempio lauretano. Venne parimenti a Recanati l’artista Tiburzio Verzelli di Camerino, per apprendere da Girolamo l’arte del getto, e vi riuscì meravigliosamente. Alcuni recanatesi, sentendosi inclinati a quell’arte, si unirono a loro, fra i quali Antonio di Bernardino Calcagni, che poi si rese anch’egli rinomato per opere splendide in bronzo, Sebastiano Sebastiani, non meno degli altri valente, e Valerio Bracci. Per tal modo Recanati divenne in quel tempo, come osserva il Cicognara nella sua Storia della scoltura, un emporio di opere d’Arte. Vennero appresso Pier Paolo lacometti e suo fratello Tarquinio, Giovanni Battista Vitali, Andrea Massioni e probabilmente qualche altro recanatese di cui non si ricorda più il nome: e così per quasi un secolo s’ebbe a Recanati una fonderia, diretta da artisti valenti, i quali, quasi isolati in quest’angolo del Piceno, non poterono o non vollero sentire l’influenza del loro secolo; e presso che immuni dalle esagerazioni dei seicento, sparsero in parecchie città d’Italia opere d’arte eccellenti.”

 

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