TEDx Marche RE_START: idee per il futuro

Giovedì 24 maggio 2018 al Politeama di Tolentino (MC) si è tenuto il primo TEDx delle Marche dal titolo RE_START per sostenere un messaggio pro-positivo dopo il terremoto del 2016 nel centro Italia. Ted, ovvero Technology, Entertainment & Design, è un’organizzazione senza scopo di lucro, nata in California trent’anni fa, che riunisce le menti più innovative del pianeta e che si dedica alle “idee che meritano di essere diffuse”. Il Programma TEDx è progettato per aiutare comunità, organizzazioni e individui a stimolare la conversazione e la connessione attraverso esperienze locali simili a TED. Ogni evento TEDx è pianificato e coordinato indipendentemente, sotto una licenza gratuita concessa da TED (La “x” indica l’indipendenza dell’evento a livello locale, inserito nel circuito Ted sotto licenza, con la condivisione degli obiettivi).

Dalle 15 alle 19 sul palco del Politeama si sono alternati i protagonisti del “pensare” e del “fare”, personalità di enorme rilievo come Michele De Lucchi, Emanuele Frondoni, Federico Leoni, Letizia Davoli, marinella Levi, Gianluca Nicoletti, Derrik de Kerckhove. Ha presentato l’evento Rebecca Liberati.

Dopo il brano di musica elettronica dal titolo “Macchine Nostre” eseguita da Paolo Bragaglia e Agostino Maria Ticino utilizzando un vecchio strumento elettronico di produzione marchigiana totalmente restaurato, il primo intervento è toccato a Michele De Lucchi. L’architetto famoso in tutto il mondo, tra i protagonisti di movimenti dell’architettura radicale come Cavart, Alchimia e Memphis, è Professore Ordinario presso la Facoltà di Design al Politecnico di Milano e Accademico presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma nonché, nel 2018, direttore della rivista Domus.

Michele De Lucchi “Togliere le gerarchie per mettere insieme i cervelli”

Nel suo intervento ha presentato sei scenari diversi. Sei splendidi progetti architettonici che aprono interrogativi sul possibile futuro delle nostre città e dei nostri luoghi di lavoro e di studio. “Earth Stations, future sharing architectures” come recita il titolo della sua relazione ha come argomento di partenza la rapida trasformazione delle nostre città, sulla spinta del progresso tecnologico, dell’impatto dei Big Data, dei dati demografici globali e dell’economia, sempre più improntata alla necessità di creare condivisione, anche degli spazi. Queste spinte aprono a nuovi possibili stili di vita e atteggiamenti verso i luoghi, e l’architettura non può non farsi carico di veicolare queste spinte e queste istanze collettive. Abitazioni, luoghi di lavoro, luoghi dedicati al tempo libero e alla mobilità: tutto è in evoluzione, e quindi si spinge lo sguardo in un futuro molto vicino.

Le città di domani saranno organizzate attorno a nuove forme di interconnessione e agilità operativa, principi che ispirano l’architettura del domani. Di certo, nell’ottica delle smart cities (che iniziano già a divenire realtà) i progetti di Earth Stations sono caratterizzati da un realismo “futuribile” come la Moat Station, una sorta di evoluzione degli studi televisivi ad altissimo tasso di tecnologia, utili per l’insegnamento. Si passa all’avveniristica zattera Floating Souk Station a forma di isola, definita “mercato di idee”, oppure alla Crown Station ponte doppio ad anello che potrebbe ospitare una biblioteca digitale o un luogo di studio. Si continua con la Mountain Station, splendido spazio per conferenze e incontri, e con la City Station, centro fieristico contenente laboratori artigianali, per concludere con la Cloud Station, spazio ampio e polivalente che potrebbe letteralmente ospitare di tutto, dove esprimere la propria creatività.

Emanuele Frontoni “Vogliamo addestrare le macchine del futuro e perché i nostri figli non le guideranno ma saranno guidati”

L’ingegnere Emanuele Frontoni, professore di Informatica e di Computer Vision del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università Politecnica delle Marche, con la relazione dal titolo “Coltura, cura e cultura: spazi digitalizzati intelligenti” ha presentato macchine robotiche che aiutano le attività umane: dal drone per una agricoltura di precisione dotato di piccoli occhi che permettono di comprendere quanto ha bisogno quello specifico terreno, al robot che gestisce in ogni mansione (pulizia, alimentazione, mungitura) l’allevamento di bestiame; dalla cantina dotata di un raccoglitore dati, dove i consumatori immettono i propri gusti, per creare un vino sulle intenzioni dei clienti abolendo la figura del sommelier, alle culle per bambini nati prematuri per raccogliere dati e segnala un possibile problema grazie ad un algoritmo che salva la vita, fino a spazi di cura per anziani.

Federico Leoni “Capire il senso dell’impossibile”

Il filosofo Federico Leoni ha iniziato a conoscere la nostra terra dopo aver avviato il festival KUM (alzati! In aramaico) con Massimo Recalcati come coordinatore scientifico. “Secondo Freud ci sono tre mestieri impossibili, cura, governo, educazione, perché hanno a che fare con il passaggio di una possibilità, di una nuova chiance, di un nuovo inizio.” Da Freud si passa alla filosofia di Bergson e il nesso tra il possibile e il reale. “Non accadrà mai un ricominciamento. E’ l’evento presente di ogni nostro gesto quotidiano che produce le sue condizioni di possibilità. Produce dopo ciò che apparirà come prima. Ogni evento realizza qui ed ora l’impossibile. Ogni ricominciamento realizza ciò che sembrava completamente fuori dalla calcolabilità. Ecco il paradosso.” Il filosofo usa l’immagine di Piero della Francesca La Resurrezione di San Sepolcro, definito il dipinto più bello del mondo, perché anche qui c’è il paradosso di rappresentare qualcosa che nessuno ha mai visto. Come dipingere l’impossibile di un nuovo inizio, ovvero Cristo che risorge? L’essenziale si gioca tutto nella parte inferiore dove le guardie dormono. E’ qui il luogo dell’inizio in quanto l’impossibile avviene fuori campo. Il possibile è un calcolo un algoritmo e nell’assenza di calcolo il nuovo inizio si produce. Il grande evento visibile della rinascita, re-start, avviene di giorno ma in fondo c’è il sonno, laddove noi non guardiamo. “Una terra segnata dal dolore, dal lutto, dal peso dell’impossibile ha dimostrato che il possibile si genera costantemente.

Letizia Davoli “tra 1 miliardo di anni saremo costretti a lasciare la terra”

Giornalista dal 1998, professionista dal 2000 Letizia Davoli si occupa di scienza, tecnologia, spazio, ambiente e internet. Con la sua relazione “Abitare nel sistema solare” ha posto la questione sul processo di irreversibilità delle condizioni della Terra quando non saranno più compatibili con la vita perché sarà troppo caldo per restare. La causa va cercata nell’evoluzione del Sole. Tra un miliardo di anni la nostra stella avrà una luminosità del 10 per cento più alta rispetto a oggi. Quanto basta per rendere impossibile la presenza di acqua allo stato liquido sulla Terra. Gli oceani evaporeranno e l’aumento del vapore nell’atmosfera farà crescere l’effetto serra. Su Marte c’è l’acqua nel sottosuolo e si potrà utilizzare. Questo permetterà di costruire città sotterranee con la stampante in 3d e ingegnarsi per coltivare verdure e produrre cibo. I primi ad avere una città su Marte saranno gli arabi. Il miliardario americano co-fondatore di PayPal Elon Musk, fondatore di SpaceX prevede con buone possibilità già per la prima metà del 2019, l’inizio della missione diretta Marte anche se il proposito era stato preannunciato già nel 2016.

E’ autore di diverse imprese senza precedenti tra cui il recente invio riuscito di una Tesla Roadster nello Spazio. Sulle note di Life on Mars, il razzo Falcon Heavy ha preso il volo in direzione Pianeta Rosso, dove poggerà le basi per la civiltà marziana del futuro. Come sappiamo, la colonizzazione di Marte ad opera del lungimirante progetto dell’eclettico imprenditore si è posta un obiettivo non da poco: portare milioni di persone, un po’ alla volta, nei meandri del nostro sistema solare, per costruire un’altra Terra dove, fino a qualche tempo fa, si pensava fosse impossibile. “Mentre tutti guardavano Sanremo il razzo Falcon Heavvy della SpaceX di Elon Musk è partito verso Marte portando con sé una Roadster elettrica. L’Italia non aveva la minima idea di ciò che stava accadendo mentre 150.000 persone erano felici”.

Marinella Levi “la stampa 3D, congiunzione tra bisogni”

Marinella Levi, docente al Politecnico di Milano tre anni fa ha inventato il +LAB, dove insegna, stampando in 3D straordinari pezzi di futuro. Con la sua relazione dal titolo “Chi ha paura della stampante 3D?” presenta +LAB, il laboratorio di stampa 3D del Politecnico di Milano, con sede presso il Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”. Qui si studiano nuovi settori applicativi di potenziale interesse applicativo, con particolare attenzione alle implicazioni sociali e ambientali. E’ qui che nascono progetti come lo spalmanutella per non vedenti, oppure le pinze per bancomat, l’apri bottiglia a forma di margherita e il gancio per mettere la cintura di sicurezza in macchina, utilizzati dai pazienti reumatici. Infine il “bracciale” per i pazienti che devono portare il PIC per essere sottoposti alla chemio.

Gianluca Nicoletti “il vero problema è che non c’è spazio per i cervelli ribelli”

Il giornalista Gianluca Nicoletti con la relazione “Cervelli ribelli: evoluzione in corso” parla della sua professione e di come si guadagna da vivere parlando. Il destino però ha voluto che gli nascesse un figlio che non parlava. Tommy, suo figlio, è autistico. Piano piano diventa la sua ombra. Mentre riflette sul da farsi quando dovrà lasciarlo orfano, si fa analizzare il cervello da luminari della psichiatria; è stato diagnosticato autistico anche lui. Ora si sente figlio di suo figlio ed è rinato grazie a Tommy nella nuova dimensione dei “cervelli ribelli”. “Il vero problema è che non c’è spazio per i cervelli ribelli perché mettono in discussione le certezze della società.

Derrik de Kerckhove “Il problema non sono le macerie ma la rottura dell’anima”

Il sociologo Derrik de Kerckhove, considerato l’erede di Marshall McLuhan il famoso studioso dei media, inizia da un mito: “Questa zona mitica riporta a Sisifo”. Nella mitologia greca Sisifo è il figlio del re dei venti Eolo, che avendo ingannato Zeus e Persefone fu condannato per l’eternità a spingere un masso fino alla sommità di un monte dal quale questo rotolava inesorabilmente a valle, costringendolo a ricominciare da capo l’inutile impresa. “Il problema non sono le macerie ma la rottura dell’anima”. Come fare per ritrovare la felicità urbana? La proposta è di creare una nuova regione del cratere ma, ritenendola egli stesso impossibile, immagina una collaborazione interregionale tra le 4 regioni che insieme potrebbero crescere raccontando il disastro e la ricostruzione creando un “tecnomonumento” formato da tante tessere contenente la storia di ciascuno, in modo da avere un senso di avvicinamento. “Non possiamo pensare che non succeda più ma bisogna sostenere la problematica del terremoto”.

Carlo De Mattia “La scommessa è stata vinta”

Nei saluti Carlo De Mattia, uno degli organizzatori insieme a Emilio Antinori e Marco Bragaglia, ha ha auspicato la continuità dell’operazione. “TEDx continuerà. Altri ci seguiranno e avremo altri compagni di strada per costruire.

Infine Cristian Riganelli ha concluso l’incontro suonando con la sua fisarmonica un tema tradizionale marchigiano e un altro vicino alle sonorità di Astor Piazzolla.

Con la musica è iniziato l’incontro, con la musica è finito. Un particolare di non poco conto perchè la musica può essere metafora di una società ideale. La musica suggerisce, evoca linee, unisce, proprio come è successo a TEDx RE_START Macerata.

 Nikla Cingolani

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