Taglio del nastro per la mostra “Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi” a cura di Vittorio Sgarbi

Si è inaugurata ieri l’attesissima mostra Solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente. Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi” a cura di Vittorio Sgarbi negli spazi del museo civico di Villa Colloredo Mels. La mostra sarà aperta fino all’8 aprile 2018, salvo proroghe, e rientra nella programmazione del progetto Recanati verso l’Infinito della Società Sistema Museo, realizzato con il contributo della Regione Marche e del Comune di Recanati.

Questa operazione culturale di grande spessore ci consentirà per 4 mesi di ragionare su Leopardi e Lotto” ha dichiarato il Sindaco Francesco Fiordomoe sarà un’occasione anche per le scuole di approfondire l’argomento. Ad un sindaco non sfugge il valore promozionale dell’operazione in termini di riscontro economico per il territorio e il valore sociale con cui veicoliamo valori positivi, come l’arte e la bellezza, in un periodo critico come quello attuale. Con Sgarbi è iniziata una proficua collaborazione per rimettere al centro la bellezza e poter migliorare.” Il consigliere regionale Luca Marconi porta i saluti del presidente Ceriscioli assente perché impegnato ad inaugurare il villaggio terremotati “Campagnano” a San Severino Marche, mentre l’assessore Pieroni si trovava a Milano per l’inaugurazione della mostra “Capolavori Sibillini, Le Marche e i Luoghi della Bellezza”, a cura di Daniela Tisi e dello stesso Sgarbi.

Quello che dobbiamo fare è creare percorsi culturali tra contenuto e forma” ha detto l’assessore alle culture Rita Soccio “Abbiamo Leopardi, il Lotto e la Via Lauretana, quindi bisogna fare sinergia per Recanati e per i suoi personaggi illustri. Stiamo arrivando verso quel nuovo Rinascimento recanatese di cui ho sempre parlato”.

Gianluca Bellucci, presidente di Sistema Museo, ha espresso soddisfazione poiché “è possibile fare industria nel campo della cultura e sono felice di averlo scoperto qui a Recanati.

Compiaciuta anche la professoressa Laura Melosi, direttore scientifico della cattedra leopardiana dell’Università di Macerata, per l’allestimento e per l’idea di abbinare Lotto al Leopardi, concetto pensato anche da altri studiosi. “La sezione dedicata a leopardi è composta da tre blocchi che comprendono manoscritti, la Collezione del Comune di Recanati con la maschera funebre voluta da Ranieri e le opere artistiche di ritratti commissionati da Carlo Leopardi, eseguiti sotto sua la guida; questo lo conferma la moglie Teresa Teja.

Infine l’intervento di Vittorio Sgarbi che, come sempre, non delude le aspettative del pubblico a parte i suoi attacchi verso artisti contemporanei. Questa volta a farne le spese è Giulio Paolini chiamato in causa con la sua opera “Giovane che guarda Lorenzo Lotto”, un lavoro concettuale del 1967 che, al di là del giudizio del critico, merita di essere approfondita. Tra ironia, sarcasmo e serietà Sgarbi ha spiegato lo sviluppo della mostra: “Tra tutte le mostre che ho organizzato, questa è stata la più semplice vista la forte attinenza tra i due personaggi.” Il titolo Solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente, ripreso da una frase scritta da Lorenzo Lotto il 25 marzo 1546 mentre si apprestava a dettare il suo testamento, per il critico sembra descrivere lo stato emotivo di Giacomo Leopardi. “Lotto stava parlando di Leopardi a Loreto”. E continua: “Se Leopardi è universale nel pensiero, Lotto lo è nei ritratti.” Per Sgarbi entrambi sono autori attualissimi considerando che i libri del Poeta sono gli unici ad interessare anche dopo aver compiuto gli studi, mentre l’Artista mostra con il suo esercizio la capacità di introspezione al di là della religione quando ancora non c’era Freud. Non mancano alcune frecciatine verso l’immancabile Berlusconi, facile bersaglio politico, che tuttavia ha finanziato la traduzione dello Zibaldone in inglese, e al sindaco Fiordomo colpevole, con la sua “testardaggine”, di non aver permesso l’allestimento della mostra a Casa Leopardi, dove sarebbe aumentata la conoscenza del Lotto. A quel punto, dopo il rifiuto a tale richiesta, il critico perse il suo interesse verso il progetto.

Poi succede qualcosa d’inaspettato: l’Accademia di Venezia concede, senza che Sgarbi lo richiedesse, il Ritratto di giovane eseguito nel 1530, uno dei dipinti più straordinari e famosi, esempio perfetto del “ritratto psicologico” inventato da Lotto. “Questo ritratto è la sintesi perfetta di quello che avevo in mente. Non osavo chiederlo perché dal direttivo dell’Accademia sono considerato un soggetto pericoloso ma, forse grazie al mio collaboratore, è successo un prodigio e mi sono rinnamorato della mostra.” Per Sgarbi il ritratto del Lotto assomiglia a Leopardi anche nella fisionomia. Non a caso sul manifesto al museo i due ritratti sono vicini. Infatti il giovane del dipinto è aristocratico (lo si deduce dall’abbigliamento) e con aria malinconica sta sfogliando un libro, che potrebbe rappresentare lo Zibaldone. “Il giovane potrebbe essere Leopardi.” Così, con ritrovato entusiasmo, Sgarbi ha chiamato la redazione de laRepubblica e Corriere della Sera per promuovere l’evento a livello nazionale.

Al termine della conferenza, dopo il taglio il nastro, è iniziata la visita negli spazi per controllare l’allestimento. Ma già nella prima sala il critico ha mostrato disappunto per come erano appesi i due ritratti dei fratelli Paolina e Carlo. Con gesto fulmineo ha invertito le posizioni e voilà… “Così ora tra i due fratelli c’è dialogo.”

Niente da dire invece nelle altre sale dove la nuova illuminazione a cura de iGuzzini facilita la fruizione delle opere e valorizza il loro aspetto.

 

La visita è terminata davanti alla famosissima Annunciazione con la lettura di Sgarbi che attualizza il dipinto considerando il gesto della Madonna uno dei più rivoluzionari: “A quel tempo nessuno ha mai dipinto una Madonna così… stalkizzata. E’ l’unica Madonna che non ci sta!”

 

 

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Nikla

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