Stendardo S. Lucia del Pomarancio, il restauro finirà nel 2019

Intervista alla prof.ssa Carla Zaccheo dell’ISCR di Roma, responsabile del restauro.

Bisogna ancora pazientare per rivedere il bellissimo dipinto del Pomarancio, sottoposto al restauro dal 2013 nell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, uno dei più famosi Istituti italiani nel campo della formazione e delle ricerca scientifica applicata alla conservazione. I tempi si allungano ancora e, come ha annunciato la prof.ssa Carla Zaccheo, il restauro, dopo essere stato oggetto di tesi nel 2017 , riprenderà nell’anno accademico 2018-2019. Si tratta di un lavoro molto complesso per via di alcuni pesanti interventi a seguito del ritrovamento. Ad oggi è stato completato il restauro nella parte superiore, da ambo le parti, mentre nella parte inferiore sono stati ricollocati i frammenti ma la ricostruzione ancora non è conclusa. “Con la tesi è stata messa a punto la metodologia; ora c’è da metterla in pratica” ha dichiarato la Zaccheo.

Mentre il dipinto sta riacquistando la sua leggerezza, una delle problematiche da risolvere è ancora la sua presentazione. Viste le notevoli dimensioni dell’opera, bisognerà compiere un attento studio su come poterlo esporre e rendere visibile le due parti. L’intento è di concludere il lavoro nel 2019 per poter restituire l’opera ed esporla, anche se è ancora troppo presto per sapere in quale luogo sarà conservata per poterla ammirare.

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STORIA DELLO STENDARDO

La ri-scoperta

Nel 2012 il dott. Sergio Beccacece, all’epoca presidente dell’IRCER, durante la catalogazione delle opere d’arte in possesso della fondazione, intuisce l’alto valore artistico di un’opera dimenticata nell’angolo di in una stanza della direzione sanitaria dell’ospedale di Recanati, e ignorata nonostante l’innegabile bellezza.  Il dipinto apparteneva all’antica Opera Pia S. Lucia confluita prima nella Congregazione di Carità e poi negli Ircer.  Sino al 1977 fu esposto presso gli Uffici amministrativi degli Ircer in Via XX Settembre. Dopo il decreto Mariotti 1968 riguardante la Riforma Sanitaria, fu imposto il distacco degli Ospedali dalle altre Opere Pie. In virtù di tale decreto avvenne lo spostamento del dipinto, alle cui proprietà e possesso non risulta che gli Ircer prima e la Fondazione poi, abbiano mai rinunciato.

Si tratta di uno stendardo processionale dipinto su seta rossa con la raffigurazione di Santa Lucia mentre sta per essere incoronata con una ghirlanda di fiori tenuta in mano da due putti alati che volano sopra di lei. Come un sipario aperto, introducono la protagonista ritratta nell’atto di reggere con la mano sinistra una coppa dove sono appoggiati i suoi occhi. La Santa, in atteggiamento estatico, ha il braccio destro abbassato e la palma del martirio accanto al corpo. Indossa vesti eleganti che rilevano le sue nobili origini e sul capo, un leggerissimo velo scende svolazzando sul mantello blu fermato con una preziosa spilla gioiello sul luminoso vestito ricamato. Situato nell’angolo di una stanza, il dipinto si presentava conservato tra due vetri incorniciati e appesi al muro con un perno per permettere la visione di ambo i lati dipinti con lo stesso soggetto.

Santa Lucia, olio su seta rossa, cm. 97,2 x cm.139, sec. XVII, Direzione Ospedale Santa Lucia, Recanati, Fronte (in alto) – Retro (in basso).

Vista l’elevata particolarità del dipinto e la suprema maestria con la quale è stato eseguito, Beccacece chiese l’aiuto della dott.ssa Nikla Cingolani, che da allora si sta occupando della questione, per rivolgere l’invito ai vari esperti d’arte con la possibilità di avere una consulenza tecnica affinchè si riconoscesse l’autore ed eseguire l’immediato restauro. La prima perizia fu chiesta al prof. Stefano Papetti il quale, vedendo l’opera solamente tramite fotografia, riconobbe una pittura “stilisticamente molto vicina ai modi di Pomarancio”. Per Papetti, vista la drammatica condizione in cui versava il dipinto, era indispensabile l’immediato restauro. Fu chiamata la prof.ssa Francesca Pappagallo, docente di restauro presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata e coordinatrice IRM, la quale il 19 febbraio 2013 supervisionò e descrisse lo stato dello stendardo a partire dalla pittura presente nei due lati con lo stesso soggetto. Un particolare estremamente inconsueto visto che solitamente gli stendardi sul retro esibivano il simbolo della confraternita proprietaria o una figura di minor impegno. Notò subito l’evidente e pesante stato di degrado dell’opera coperta da un notevole strato di sporcizia e deturpata da numerose lacerazioni. Il supporto molto sottile e fragile mostrava evidenti tracce di cucitura con punti spessi e grossolani. La parte frontale risultava indurita probabilmente a causa di vari starti di beverone di olio cotto che, pur restituendo brillantezza alla superficie, ne aveva alterato i colori rendendoli molto scuri. Anche la parte retrostante, meno lucida, mostrava evidenti tracce di colla sulla superficie.  Subito dopo viene chiamato il Sovrintendente Gabriele Barucca il quale, impressionato dalla valenza pittorica dell’esecuzione, s’impegnò per il suo restauro prendendo premurosamente contatto con l’Istituto ISCR di Roma, il quale accettò subito l’incarico.

La scoperta del 1944

Documentazione Biagetti

Intanto, grazie alla signora Fiorella Biagetti, si viene a conoscenza del documento che testimonia il ritrovamento del dipinto scoperto nel settembre del 1944 dal prof. Irnerio Patrizi, quando l’allora Presidente della Congregazione di Carità, Biagio Biagetti, decise di inventariare e riordinare gli oggetti d’arte presso il Magazzino della Chiesa di Santa Maria Sopra Mercanti di Recanati.

Il 16 settembre 1945 Biagetti scrive una breve relazione circa il ritrovamento di un dipinto “notevolissimo” dopo aver fatto un sopralluogo nel magazzino della chiesa di Santa Maria Sopra Mercanti dove venivano custoditi due dipinti del Lotto, l’Annunciazione e il San Giacomo apostolo. Come presidente della Congregazione di Carità delegò il Signor Giuseppe Parucci, consigliere della Congregazione, per l’archivio, mentre affidò la raccolta d’oggetti d’arte al Prof. Don Attilio Moroni e a Luigi Benedettucci il pittore. Don Moroni chiamò il Prof. Irnerio Patrizi il quale, appena vide il dipinto, intuì subito l’importanza dell’opera. Biagetti termina il documento col ringraziare il Patrizi, “colui che trovò il dipinto”, e tutti i suoi collaboratori. Dopo il ritrovamento fu eseguito un primo intervento da parte “dellʼartigiano Benedettucci di Recanati”, così è riportato nel documento.

Dichiarazione del Patrizi.

Nel settembre del 1944, Don Attilio Moroni e Luigi Benedettucci avevano avuto l’incarico di esaminare alcuni quadri di proprietà della Congregazione che erano custoditi nel magazzino presso l’antico “Gioco del pallone”. Trovarono alcune “tele scadenti e mobili seicenteschi in pessimo stato”, quando il Patrizi viene attratto da un quadro abbastanza grande racchiuso in una cornice di stile cinquecentesco. Una volta tolta la polvere vide una superfice cartacea strappata trasversalmente il molti punti dove si potevano vedere tracce di colore a tempera: un azzurrino sbiadito di un cielo e qualche fronda d’albero. Forse un fondale del Settecento utilizzato per qualche addobbo ecclesiastico, forse per un presepio e comunque la superficie viene definita “cosa, insomma, senza nessuna importanza”. Poi notò che la carta in alto a destra era strappata e si sollevava; così provò ad alzarne un lembo e apparvero le forme di un “meraviglioso putto con i caratteri del più bel Cinquecento” .

Il primo intervento di restauro

La tela venne staccata e fu raccolto ogni frammento che si era rovesciato a terra. Fu trasportata nella bottega di Benedettucci, autore del primo intervento di restauro. Tolti i due schermi, quello di carta davanti e quello di tela nel retro, apparve l’immagine di Santa Lucia coronata di rose da due angeli. La cosa singolare è che la figura si ripete identica e rovesciata “nelle due facce della rossa seta di damasco su cui era dipinta”.
Per una migliore conservazione e per  mostrarne i lati dipinti, venne incorniciata tra due vetri. Nulla si sa sull’intervento, sulla tecnica di restauro e i materiali usati dal Benedettucci.

Il Patrizi avvicina lo stile a quello raffaellesco prima dal putto e poi dal volto della santa e dalla mano che stringe il calice. Associa il viso di Santa Lucia a quello della Galatea, della Santa Cecilia bolognese, della Santa Caterina d’Alessandria della Galleria Nazionale di Londra e ad alcune muse del Parnaso. Continua con la posa della mano simile a quella della Santa Caterina, della Madonna di San Sisto. Anche il ventilare del velo e della veste secondo il Patrizi è raffaellesco, così come il giallo “inconfondibile” delle vesti della santa e del fondo simile al giallo che invade il cielo nella visione d’Ezachiele o che è uguale ai mantelli di alcuni personaggi delle Stanze vaticane. Da qui il Prof. Biagetti gli affidò lo studio tecnico e critico di questo gioiello che si aggiunge agli altri appartenenti a questa città.

Il Patrizi conclude dicendo che occorrerà molto tempo per un’indagine approfondita al fine di stabilire se l’opera è da considerare di Raffaello o di qualche suo allievo o pittore che operò nella sua cerchia. Alla fine cita un quadro dove è ritratta Santa Lucia di cui parla Diego Calcagni nelle sue Memorie Istoriche (1711), come “l’opera dei più eccellenti del 500, forse dell’alta Italia, di un pittore che evidentissimamente, ha sentito l’influenza dell’urbinate e ha operato sotto la guida del sommo Maestro, che si trova nella ora spoglia chiesa di Santa Lucia presso San Vito”

Verso il nuovo restauro

Anna Maria Marcone a Recanati per prelevare il dipinto situato nell’angolo della sala della direzione sanitaria dell’ospedale.

Il 24 luglio 2013 La Prof.ssa Anna Maria Marcone, docente di Restauro presso l’ISCR , si trova a Recanati per prelevare il dipinto e portarlo nell’istituto. “Dal punto di vista tecnico questo dipinto è un caso estremo di restauro vista la preoccupante condizione di fragilità, ma per l’Istituto diventa un’occasione di approfondimento e di ricerca verso nuove e perfezionate tecniche.” Così dichiarò la Prof.ssa Marcone, puntualizzando come siano rare opere di questo genere, le quali rappresentano una vera e propria sfida alla capacità di risolvere le difficili problematiche che si presentano nel corso del lavoro.

La fase dell’imballaggio e conseguente trasporto fu eseguita e supervisionata dalla stessa professoressa con l’aiuto di Giovanni Carelli, collaboratore e responsabile della logistica dell’ISCR.  Il dipinto, dopo essere stato smontato dal perno a muro che lo sosteneva e consentiva di visionarlo da entrambi i lati, è stato imballato con le dovute precauzioni per far fronte al viaggio verso la capitale.

Giovanni Carelli e Anna Maria Marcone durante la fase di imballaggio

Un’operazione delicata per via del doppio vetro che lo conteneva e lo ha conservato fino ad ora impedendo di aggravare le precarie condizioni. “La prima fase, dopo averlo smontato dalla pesante incorniciatura, prevede la pulitura della superficie dalle numerose mani di vernice protettiva che nel corso del tempo hanno indurito la seta rossa, supporto del dipinto, rendendola ondulata. Dopo di che sarà spianato per togliere le varie increspature, ricongiunti tutti i tagli e posati gli inserti dove manca la stoffa. Visto la difficoltà del dipinto ad essere autoportante su telaio, sarà da decidere la superficie più idonea e leggera per presentarlo, che può essere o il plexiglas o un leggero vetro antiriflesso. L’opera risalente alla fine del XVI secolo per la sua caratteristica di mostrare in entrambi i lati lo stesso soggetto, è più unica che rara. Inoltre la pittura di notevole qualità artistica, determina l’alta capacità tecnica ed estetica degna della mano di un Maestro, perciò non mancherà uno studio rigoroso per risalire all’autore. A fine restauro sarà compito della soprintendenza trovare una sede dignitosa dove collocarlo affinché il pubblico potrà fruire la bellezza di questo capolavoro.” Fu la lucida spiegazione della Marcone responsabile del restauro. I lavori iniziarono a metà ottobre, con l’inizio dei corsi, e la previsione era di finire entro giugno del 2014.

Le sorprese non finiscono

Qualche mese dopo, precisamente a ottobre dello stesso anno (2013), risale il ritrovamento di una cassettina di legno contenente numerosi frammenti e documenti fotografici appartenuti al dipinto. La cassettina si trovava insospettatamente sotto alcuni faldoni rimossi dal dott. Sergio Beccacece, all’epoca presidente della fondazione IRCER, mentre sistemava un ripiano nei locali dell’archivio di via XX Settembre. Subito dopo il ritrovamento è stato avvisato il consiglio di amministrazione e il 18 ottobre 2013 si contattò il prof. Gabriele Barucca, al quale fu consegnata la cassetta per farla pervenire all’ICSR. I frammenti sono stati subito considerati di notevole interesse e, una volta arrivati a destinazione, hanno permesso di ricomporre un tratto della parte inferiore dello stendardo dove è emersa la veste gialla in prossimità di una gamba.

La cassettina con i frammenti

La sorpresa a dir poco clamorosa e inaspettata è stata ulteriore materiale d’indagine per questa meravigliosa opera di fine XVI secolo di cui non si aveva alcuna certezza su chi fosse l’autore, ma solo qualche sospetto sul Pomarancio. Il restauro, iniziato a fine ottobre, durante la fase iniziale di pulitura presentava già dei problemi uno dei quali era la rimozione dei residui collosi che rimaneva lo scoglio più difficile da superare. Purtroppo nessun solvente, e nemmeno gli enzimi, sono stati in grado di eliminare la colla animale presente sulla superficie del dipinto sulla parte foderata. Il problema era urgente perché l’operazione di ricerca stava rallentando i tempi di lavoro senza dare la possibilità di stabilire un preventivo di durata dell’intervento. “E’ veramente un caso complesso e l’intervento sarà molto lungo. E’ raro vedere un’opera in queste condizioni. Inoltre è dipinto su seta e questo lo rende fragile. E’ di una complessità estrema” dichiarò la prof.ssa Marcone auspicando di trovare una maggiore documentazione relativa al primo intervento di restauro.

ISCR Roma – fasi di pulitura durante il restauro

Intervista alla Prof.ssa Marcone dell’ISCR di Roma durante il restauro

Chi è l’autore?

Il paziente lavoro di restauro, sotto l’occhio esperto della prof.ssa Marcone, ha permesso al prof. Gabriele Barucca, di avere certezza che dietro il dipinto ci fosse la mano del famoso pittore toscano, il Pomarancio, cosa che anch’egli aveva intuito subito la prima volta quando si trovò di fronte all’opera, senza tuttavia rivelare nessuna indicazione al contrario di Papetti.

Particolare del manoscritto di Biagetti

Mentre gli studiosi pensano a Cristoforo Roncalli, ecco comparire una nota del 1947 scritta da Biagio Biagetti il quale non esclude Nicolò Circignani anche lui chiamato Pomarancio. La confusione nasce perché di artisti che portano il soprannome di Pomarancio ce ne sono ben tre, tutti pressappoco dello stesso periodo (1500/1600) e nativi nello  tesso paese di Pomarance,  in provincia di Pisa.

Il più famoso Pomarancio/Roncalli,  ha lavorato a lungo nelle Marche, soprattutto a Osimo e Loreto. Cristoforo Roncalli è stato introdotto nell’ambiente marchigiano a fine Cinquecento inizio Seicento, da Antonio Maria Gallo, l’importante collaboratore di Papa Sisto V, suo tesoriere privato, Canonico della basilica vaticana, Vescovo di Perugia, Cardinale del titolo di S. Agnese in Agone, il quale elevò il centro abitato della S. Casa di Loreto, fino a quel momento castello situato nel territorio di Recanati, al rango di città e di sede vescovile. Scelse come artista ufficiale il Roncalli, già pittore incaricato di dipingere il salone del suo palazzo a Osimo. Uno stretto collaboratore di Roncalli fu lo scultore, pittore e architetto Pietro Paolo Jacometti di Recanati. Risulta difficile chiarire gli esatti termini del loro rapporto visto che erano compresi anche alcuni incarichi di lavoro affidati al Maestro e passati all’allievo. Questo legame prova indiscutibilmente il rapporto di Roncalli con Recanati ma certamente non determina alcuna attribuzione allo stendardo.

Roncalli, in uno studio di Alfonso Napolitano, risulta essere l’ultimo dei pittori classici e il primo di una generazione di pittori barocchi. Allievo di Circignani , già tendeva a superare il maestro per il personale stile arricchito, quasi barocco non privo di una maniera raffaellesca. Due anime in corpo solo: la prima d’impostazione classica rispecchia il formalismo dell’arte 500esca; la seconda, vibrante ed emotiva, riflette il vigoroso segno barocco.

Nicolò Circignani, nato 22 anni prima di Roncalli, fu uno dei più interessanti esponenti del Manierismo. Guardando ai grandi del Rinascimento maturo e ai pittori contemporanei classicisti, propose una declinazione particolarmente sobria e ordinata del Manierismo, pur dimostrando di avere anche una carica drammatica ed emotiva.

Perché mai Biagetti ha pensato a Pomarancio/Circignani?

In un documento di Attilio Moroni in data 1945 è scritto che fu colpito dalla forma affusolata della mano della santa, insistendo proprio su questo particolare ai fini dell’attribuzione. Dopo due anni Biagetti ancora studia il dipinto, segno che allora come oggi il caso appassiona ed entusiasma.

Cristoforo Roncalli o Nicolò Circignani?

Conferenza Stampa 17 settembre 2014 – Teatrino dell’Assunta, IRCER Barucca, Soccio, Moretti, Beccacece, Cingolani.

Questo piccolo “giallo” è emerso durante la conferenza stampa del 17 settembre 2014 svoltasi nel Teatrino dell’ Ircer alla presenza dell’assessore alle culture Rita Soccio, del nuovo presidente della Fondazione Alfredo Moretti e dell’ex presidente dell’ente Sergio Beccacece e la dott.ssa Nikla Cingolani. Presente anche Fiorella Biagetti, la figlia di Biagio, per l’autentica del manoscritto.

A rendere ancora più affascinante la storia del dipinto sono altre scoperte costituite da fotografie, manoscritti e ancora tre frammenti trovati in un altro fascicolo dormiente nell’armadio di un ufficio degli Ircer. Il tutto è stato consegnato a Barucca per consegnarlo a sua volta all’ISCR.

In questa occasione l’assessore Soccio ha assicurato che avrebbe contattato l’ASUR per averne almeno la custodia (probabilmente non è esclusa la cessione) e l’esposizione permanente al Museo Villa Colloredo Mels.

*Un dato interessante da rilevare: dalle annotazioni del Biagetti sui documenti fotografici si può leggere che la parte anteriore dello stendardo è stata dipinta a olio, mentre quella posteriore a tempera.

Galleria immagini: documentazione di foto, manoscritti di Biagetti e frammenti

Il documento diocesano

Il dr. Sergio Beccacece, instancabile ricercatore, trova nell’Archivio Diocesano un documento dove compare  la parola “Pomarancio” riferita a un dipinto con il ritratto di Santa Lucia. La fotocopia non è molto chiara ma l’archivista Valentina Zega, la stessa che ha ordinato l’Archivio storico dell’IRCER nel 2014, ha cercato di tradurla senza farne una trascrizione letterale. Si tratta del resoconto di una visita vescovile (o di qualche emissario della curia) del 1694 presso i locali dell’ospedale e della Confraternita già soppressa. Dopo una visita alle celle dei priori e dei confratelli, dove risiedevano le donne addette alla cura di poveri e infermi, come previsto dagli ordinamenti dell’istituto, il visitatore passa alla chiesa. Si dice che la chiesa è sconsacrata e che sull’altare sono raffigurati la Santa Croce e S. Lucia dipinti dal maestro Pomarancio”, ma dello stendardo nemmeno una parola.

Particolare del documento diocesano del 1994 – Sottolineati in giallo i nomi “S. Lucia” e “Pomarancio”

Intanto il restauro è fermo e, come scrisse in una e-mail la dott.ssa  Marcone, “abbiamo ultimato la pulitura e lo spianamento dell’opera ma ora è necessario eseguire ricerche e indagini scientifiche per stabilire quale è l’adesivo idoneo per il risarcimento dei tagli e lacerazioni.”

Il 13 dicembre 2015 Gabriele Barucca fa il punto della situazione e dichiara la partenità dell’opera

Per lo stendardo Santa Lucia l’ora di tornare a casa era ancora lontana. L’improvvisa scomparsa della Prof.ssa Anna Maria Marcone avvenuta tra il 9 e 10 febbraio è stata una delle maggiori cause del rallentamento dei lavori. Un tragico episodio che ha sconcertato l’intero istituto e tutti coloro che la conoscevano. La direttrice dell’ISCR, Gisella Capponi, ha immediatamente provveduto alla sostituzione nominando la prof.ssa Carla Zaccheo nuova responsabile del restauro. I lavori proseguirono anche con lo staff scientifico dell’istituto, dove chimici tecnici e scienziati, cercarono di risolvere le problematiche per la complessa operazione di restauro. La maggiore difficoltà stava nel dare sostegno alle trame sfilate e frammentate del fragile tessuto di seta dipinto da entrambe le parti, un particolare questo che complicava l’operazione. Dare un supporto fisico allo stendardo è uno dei passi più complicati e difficili ma, attraverso l’individuazione della miglior tela e colla adeguata, si arriverà sicuramente ad un intervento quanto mai avanzato e sperimentale che consentirà un’esposizione museale stabile e sicura. Con lo straordinario recupero di pulitura, i colori hanno acquistato il loro carattere e la pittura è diventata più leggibile. Barucca ha definì il restauro “disperato ma affascinante e avvincente; è uno dei lavori più difficili che l’istituto sta portando avanti e ci sarà tutto l’interesse di presentare i risultati delle ricerche teoriche, scientifiche e museografiche alla riconsegna del manufatto”. Infine ipotizzò il 13 dicembre 2016, festa di Santa Lucia, come possibile data di riconsegna e di presentazione dei lavori.

Sulla paternità dell’opera il sovrintendente si espresse così: ormai è un fatto abbastanza acclarato che l’artista è sicuramente Cristoforo Roncalli detto Pomarancio; l’attribuzione è supportata da confronti stilistici, storico-artistici e da risultati archivistici. Ormai non c’è più nessun dubbio. La tesi di Biagio Biagetti che proponeva l’altro Pomarancio, Niccolò Circignani, è da scartare assolutamente senza dubbi e senza incertezze. Si potrebbe aggiungere un saggio da parte degli studiosi locali, sull’occasione precisa della commissione, del perché è stata commissionata e da chi.”

Sulle tracce di nuovi documenti

Francesca Borgioli, Sergio Beccacece, Annamaria Arcangeli

Chi si stava occupando della parte storico-artistica relativa al dipinto, oltre al restauro, erano le due studentesse dell’ISCR che, per la loro tesi, cercarono di arrivare, purtroppo senza successo, a qualsiasi mteriale che certificasse la prestazione dell’artista. Questo avrebbe tolto ogni dubbio sulla paternità dell’opera e sulla committenza.

Il 22 aprile 2016  Annamaria Arcangeli e Francesca Borgioli, si trovavano a Recanati a caccia di documenti e informazioni per aggiungere valore al reale argomento della tesi che riguarda il lavoro di restauro da loro svolto fino a quel momento sullo stendardo. Presero contatto con il dott. Alfredo Moretti per consultare l’archivio dell’IRCER, con la signora Fiorella Biagetti e il dott. Sergio Beccacece, il quale per primo si è preoccupato dello stato di conservazione del dipinto e della ricostruzione storica, spinto dal desiderio di riportare il Santa Lucia ad una specifica condizione conservativa e di trovare una sede adeguata per la fruizione del pubblico.  

Discussione della tesi sullo stendardo

Sala Conferenze dell’ ISCR – dicussione tesi (foto di Angelo Rubino ISCR)

Annamaria Arcangeli e Francesca Borgioli conclusero il loro percorso di studi presso l’ISCR, con la tesi dal titolo “Lo stendardo ritrovato di Santa Lucia di Recanati: un’opera frammentaria in seta rossa, attribuita a Cristoforo Roncalli detto Il Pomarancio”, discussa il 29 novembre 2017, con un punteggio che non lascia spazio a incertezze: 110 e lode.

Sette capitoli e 350 pagine per ricostruire la storia di questa straordinaria opera grazie ad una accurata ricerca. Nella tesi gli argomenti trattati sono di estremo interesse, com’è riportato nel sottotitolo: “Analisi dei problemi conservativi, studi e nuove soluzioni per i supporti in seta, interventi di restauro, ipotesi ricostruttiva ed espositiva.” Su quest’ultimo punto le neo laureate propongono tre ipotesi di presentazione dell’opera per la fruizione, da valutare in base all’avanzamento dei lavori. Nel testo si trova la ricostruzione storico-artistica arricchita dai confronti stilistici con altre opere del Roncalli, e una ricostruzione di restauro (leggi articolo). Un successo per le due restauratrici impegnate a risolvere uno dei più difficili e complessi interventi di recupero pittorico.  Alla commissione d’esame è stato presentato il restauro finito di due piccole porzioni nella parte superiore del dipinto, a dimostrazione di come dovrebbe apparire lo stendardo una volta portato a termine il lavoro. Le restauratrici hanno donato una copia della tesi alla Biblioteca di Recanati per la consultazione pubblica.

Il restauro finirà davvero nel 2019? Dove sarà collocato lo stedardo? E come sarà esposto? L’unica cosa certa, al momento, sembra essere l’attribuzione al Pomarancio Cristoforo Roncalli. Il prossimo appuntamento con la prof.ssa Zaccheo sarà in autunno, dopo l’inizio dei nuovi corsi.

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Nikla

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