Si apre una nuova ipotesi sulla paternità dello stendardo Santa Lucia

Lo stendardo Santa Lucia del Pomarancio è attribuibile a Pierpaolo Jacometti”. Lo ha affermato il dott. Sergio Beccacece stamattina in conferenza stampa, dopo aver seguito le tracce di Jacometti e delle sue opere pittoriche poco studiate dalla critica. L’artista, nato a Recanati nel 1580 e nipote dello scultore Antonio Calcagni, conosciuto più che altro per la sua attività scultorea presso la prestigiosa scuola bronzistica recanatese attiva nella prima metà del 1600, nelle sue memorie scrive di essere stato allievo di Cristoforo Roncalli detto Pomarancio per un anno a Roma e dieci anni a Loreto. Risulta difficile chiarire gli esatti termini del rapporto tra Pomarancio Roncalli e Jacometti visto che alcuni incarichi di lavoro affidati al Maestro venivano passati all’allievo. Nella documentazione presentata da Beccacece a pag. 73 del capitolo 52. “Opere in pittura eseguite da Piero Paolo Jacometti” contenuto nel Casanostra (1979-1980) N. 93 in “Vita e Cronologia delle opere dei fratelli Tarquinio e Piero Paolo Jacometti “ di Floriano Grimaldi e Kati Sordi, sono riportate le note del manoscritto di P.P. Jacometti, già posseduto dai marchesi Podaliri e fedelmente trascritto dal Gianuizzi, dove l’artista scrive di aver eseguito “uno stendardo alla compagnia di S. Lucia di Recanati per mezzo di scudi settantacinque con il fregio d’oro computateci….” (ASSC, Miscellanea Gianuizzi F, f. 39-393.)

Al dott. Beccacece basta questo per aprire una nuova ipotesi sull’attribuzione. Perciò si appella di nuovo alle autorità per sollecitare il termine del restauro e individuare fin d’ora un luogo espositivo adatto alla fruizione pubblica.

Tuttavia qualche dubbio rimane poiché la frase non è riportata nella sua completezza.

1) Il fregio d’oro computato, e quindi certamente eseguito, è un ornamento che nello stendardo Santa Lucia, dalle immagini provenienti dall’ISCR di Roma, non vi è alcuna traccia, ma è pur vero che potrebbe essere stato rimosso. 2) Questa nuova ipotesi mette in luce la totale impreparazione degli studiosi e degli storici, a questo punto di tutti i tempi, fin troppo distratti per non aver esaminato attentamente la storia di un nostro validissimo Maestro recanatese dallo straordinario talento. 3) Il dottore si è spinto verso questa nuova ipotesi senza considerare la probabile esistenza di un altro stendardo, sicuramente prezioso per via della decorazione d’oro come ha scritto nell’atto Jacometti stesso, probabilmente andato distrutto o disperso. 4) Nel manoscritto Jacometti non parla del soggetto dipinto, ma solo del committente. Il fatto che si trattasse della compagnia di S. Lucia di Recanati, non dimostra che sia lo stendardo in questione. Avrebbe tranquillamente potuto dipingerne un altro.

Beccacece ha ripercorso brevemente la storia dello stendardo dalla prima scoperta nel 1944, quando l’allora Presidente della Congregazione di Carità Biagio Biagetti decise di inventariare e riordinare gli oggetti d’arte presso il Magazzino della Chiesa di Santa Maria Sopra Mercanti e mandare in ispezione il prof. Irnerio Patrizi, Don Attilio Moroni e Luigi Benedettucci. Il Patrizi ipotizzò che si trattasse di un Raffaello. Pochi anni dopo nel 1949 Biagetti, attraverso una comparazione con gli affreschi della Torre dei Venti in Vaticano eseguiti da Pomarancio “Circignani”, escludeva la paternità di Raffaello a favore di quest’ultimo. Lo stendardo dalla Congregazione di Carità passò all’IRCER e in seguito, con la riforma sanitaria del 1970, all’ASUR 8 dove viene collocato e dimenticato nell’angolo di una sala riunioni presso la Direzione dell’Ospedale Santa Lucia di Recanati. Nel 2012 quando Beccacece era presidente dell’IRCER, riprese in mano la questione interessando diversi studiosi come Stefano Papetti e Gabriele Barucca all’epoca sovrintendente di Urbino per i Beni Storici Artistici Etnoantropologi delle Marche. Papetti in una e-mail scrive di “una pittura stilisticamente vicina al Pomarancio Roncalli”. Barucca, che ottenne il restauro e portò l’opera all’ISCR di Roma, intuì subito l’autore ma si espresse solo dopo il paziente lavoro di pulitura e ricomposizione dei frammenti attribuendo lo stendardo al Pomarancio “Roncalli”. (Leggi articolo)

Durante la conferenza stampa Beccacece ha annunciato di aver iniziato lo studio di due opere raffiguranti l’Ultima Cena entrambi attribuite allo Jacometti: una eseguita nel 1627 e conservata nella chiesa di San Francesco a Recanati, l’altra esposta nella Pinacoteca Comunale di Montelupone ora chiusa a seguito del terremoto. Lo storico sta cercando anche un San Carlo Borromeo eseguito per il monastero delle clarisse di Castelnuovo di cui si sono perse le tracce, e un San Giacomo contenuto nella ex chiesa di San Giacomo in via Roma (ora palestra della scuola di San Vito). Quest’ultimo potrebbe trovarsi nei beni di una certa eredità di un’importante famiglia recanatese. “Sono arrivato allo studio notarile, all’estimatore dei beni artistici e al curatore del testamento al quale ho chiesto la possibilità di visionare il materiale fotografico relativo al quadro” ha affermato il dottore “Mi ha risposto che l’eredità è stata suddivisa in più di 50 legati, di cui una parte spetta al Comune come testamento, ma il permesso di esaminare il materiale compete ai legittimi eredi di cui non può dire il nome. Comunque il San Giacomo si trova nella casa dei defunti e ancora i beni sono indivisi.” Quest’opera non compare nella lista scritta da Jacometti quindi è da verificare la paternità.

Nikla Cingolani

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