Sgarbi bacchetta i ricchi di Recanati e gli studiosi “infingardi”

“Come sapete ci sono due Sgarbi: uno buono, o apparentemente buono, e uno cattivo o apparentemente cattivo. Mi pare che abbia più popolarità il secondo, comincerei con lo Sgarbi cattivo”. Così Vittorio Sgarbi, sul palco del teatro Persiani durante le celebrazioni dei 200 anni dalla stesura de l’Infinito nella Giornata Mondiale della Poesia, inizia il suo discorso lasciando intuire che qualcuno sarà il bersaglio delle sue stoccate.  Le sue frecce arrivano fulminee una dietro l’atra infilate come le perle di una collana. Ne ha per tutti e senza mezzi termini. Ai ricchi di Recanati lancia un appello ad investire su Giacomo Leopardi per divulgare il suo pensiero nel mondo in nome della cultura.

Un attacco feroce è andato a quel gruppo di studiosi che hanno tradotto lo Zibaldone in inglese con i fondi donati da Silvio Berlusconi. Ricorda quando Antonio Moresco aveva lanciato un appello accolto da Massimiliano Parente e recepito dal Cavaliere il quale sborsò 100mila euro. “Si vergognino questi studiosi ipocriti e infingardi i quali prendono i soldi e scappano, pubblicano il libro e non citano il nome di Berlusconi perché non era abbastanza chic.”

Se la prende anche con “l’avaro” Bellucci, per non aver pubblicato il catalogo della mostra “Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi”, ideata dal critico nel 2017. Persino la presentatrice viene colpita, ma solo di striscio, per aver pronunciato parole come “Piano strategico della cultura” secondo Sgarbi “una cagata pazzesca”. Il critico precisa che la colpa non è della Scocco ma dalla spinta di una Regione “presenziata da un democristiano parlante, pezzo archeologico della Regione, interessantissimo anche nella sua configurazione dialettica verbale” in riferimento al consigliere presente. Per Sgarbi la cultura non è un piano strategico, parole che avrebbero fatto rabbrividire anche Leopardi, la persona più sensibile al linguaggio bensì “la cultura è come la natura, è dentro di noi, è il godimento per cui la bellezza esiste.

Continua la critica contro l’uso di parole come fruizione, “roba da comunisti”, location “quasi peggio di piano strategico”, Lectio magistralis “quando uno dice delle coglionate”, crediti formativi, “un linguaggio bancario che non c’entra nulla con l’ambito scolastico”.

Dopo il veleno ecco la dolce pillola dell’arte e della spiegazione di opere d’autori che nel 1819, anno in cui molto avviene nella grande arte europea, hanno intercettato il Sublime naturale e stabilito il motore della più importante rivoluzione dopo il Rinascimento.

Sgarbi buono declama l’Infinito e ad ogni frase o parola sembra abbinare immagini di notturni struggenti, panorami mozzafiato, luoghi di tragedie, paesaggi inquieti, naufragi. Proprio in quegli anni, un altro uomo, il nostro grande poeta, rifletteva sullo stesso argomento: “… mirando, interminati / spazi… e sovrumani silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo;… Così tra questa / immensità s’annega il pensier mio / e il naufragar m’è dolce in questo mare”. Sgarbi termina con una frase tratta dalle “Lettere sulla pittura di paesaggio”di Carl Gustav Carus: Chi contempla la meravigliosa armonia di un paesaggio reale, diviene consapevole della propria piccolezza e sente che ogni cosa è partecipe del Divino; si perde allora in quell’infinito, rinunciando in un certo senso alla propria esistenza individuale. Annullarsi in tal modo non è distruggersi: è potenziarsi. Quanto normalmente è possibile concepire soltanto attraverso lo spirito, si rivela allora quasi naturalmente all’occhio fisico, il quale coglie appieno l’unità dell’universo infinito. Parole scritte da un grande tedesco che in quel momento mostra che c’è già l’Europa: è l’Europa dell’infinito, è l’Europa cristiana, è l’Europa di Dio che è dentro la natura.”

N.C.

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Immagini scelte da Sgarbi per rappresentare L’Infinito

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Nikla

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