San Vito: la Crocifissione di Giuseppe Valeriano

Un’opera assai lodata”, così ha scritto Diego Calcagni nelle sue Memorie sulla città di Recanati sul quadro dipinto da Padre Giuseppe Valeriano. Si tratta di un Crocifisso con la Vergine e San Giovanni ai lati e la Maddalena ai piedi della croce. L’opera, inclusa nel catalogo relativo alla mostra “Le Arti nelle Marche al tempo di Papa Sisto V” del 1992, fu restaurato per l’occasione. Quando la chiesa di San Vito era Collegio e Chiesa dei Gesuiti, il dipinto si trovava nell’altare maggiore della chiesa. Ora si trova nella navata sinistra della chiesa, collocazione che non valorizza di certo la bellezza dell’opera. Inoltre la chiesa non è visitabile durante l’intero anno ma solo in eventi particolari. Giuseppe Valeriano secondo il critico d’arte Federico Zeri fu un grande interprete di ciò che esso chiama “Arte senza tempo”, ovvero i dipinti svuotati di passione religiosa e regolati invece su schemi normativi tridentini e come tali testimoni di una arte adattabile a ogni epoca e circostanza, con la ripresa di un certo classicismo anche formale e la rinascita di un ideale di bellezza che porterà frutti nei decenni a seguire. Perciò il dipinto meriterebbe di trovarsi in un luogo più idoneo e fruibile.

Nella tela si nota il background michelangiolesco con una vicinanza stilistica a Sebastiano del Piombo “quando pigneva oscuro” (G. Baglione) e rappresenta l’inclinazione manierista dell’artista. La croce sulla quale Cristo è crocefisso si trova al centro del dipinto. Ai piedi di Gesù Maria Maddalena, con lo sguardo rivolto in alto, si distingue per la posa particolare: di spalle alla croce, con un ginocchio a terra e l’altro tra le braccia, sembra sappia di aver ricevuto un compito grande, in qualche modo una investitura ufficiale dal Signore: essere la prima discepola a vedere la Resurrezione e a darne notizia. A destra, invece, San Giovanni si rivolge verso Cristo con costernazione indicandolo con la mano destra, mentre la Madonna soffre per il dramma che si è compiuto. Il suo volto però non è stravolto e devastato dal dolore come nella maggior parte dei dipinti sul tema, ma piuttosto esprime una grande dignità e fermezza morale. Il gesto in cui le sue mani unite sembrano fondersi in preghiera e tormento, assomiglia molto alla Pietà di Sebastiano del Piombo conservata al Museo Civico di Viterbo. Sullo sfondo sono dipinte delle mura e un paesaggio montano che si perde nell’orizzonte del mare.

G. Valeriano, pala di Recanati, particolare  –  Sebastiano del Piombo, Pietà di Viterbo particolare

Giuseppe Valeriano, Crocifissione di Cristo, 1560 (?), olio su tela, Chiesa di San Vito, Recanati

Giuseppe Valeriano nacque a L’Aquila nel 1542 da una famiglia di buona estrazione sociale. Iniziò a lavorare nella sua città natale con il pittore Pompeo Cesura, che fu probabilmente un discepolo di Raffaello. Seguì il maestro a Roma nel 1560 dove collaborò alla decorazione della Cappella dell’Ascensione nella chiesa di Santo Spirito, Sassia. Nel 1573, Valeriano si recò in Spagna, e l’anno successivo entrò nella Compagnia di Gesù per la quale, anche dopo il suo ritorno in Italia, prestò i suoi servizi come pittore e, soprattutto, come architetto. Tuttavia una nota del suo collega gesuita Antonio Possevino permette di collocare il suo apprendistato pittorico e dunque il suo umore michelangiolesco “avanti ch’egli entrasse nella Compagnia di Gesù, [dipingeva assai bene]” nel 1574. Ciò testimonia che il gesuita fosse già architetto ed artista precedentemente all’ingresso nell’Ordine. Per la Compagnia di Gesù ha contribuito a progettare la chiesa di Villagarcía de Campos e ha lavorato su altri progetti a Siviglia, Granada, Cordova, Malaga e Trigueros. Dal Portogallo ritorna in Italia nel 1580 e aiuta a progettare, in collaborazione con Giacomo della Porta, il Collegio Romano, talvolta attribuito a Bartolomeo Ammanati. A Roma, collabora con Scipione Pulzone e Gaspare Celio nella progettazione della decorazione delle Cappelle della Madonna della Strada (1588) e della Passione (1590 circa) nella chiesa del Gesù (guarda foto galleria).

Nel 1584, completò i progetti per un edificio del Collegio Massimo (ora Università di Napoli) e iniziò a lavorare al suo capolavoro, la chiesa del Gesù Nuovo. Questa chiesa gesuita fu costruita in quello che era stato un palazzo di famiglia fortificato nel centro di Napoli. Valeriano progettò anche la parte posteriore (1589) della chiesa del Gesù a Genova. Fornì anche progetti per la Michaelskirche dell’ordine (1591) a Monaco, sebbene non sia chiaro quanta influenza abbia avuto in quella costruzione. Contribuì inoltre a progettare edifici a Lisbona, Malta, L’Aquila, Marsiglia e Palermo. È impossibile che abbia viaggiato in tutti questi luoghi in un arco di tempo così breve, perciò si presume che molto probabilmente numerosi edifici non siano stati realizzati. La sua pittura, ricca di suggestioni michelangiolesche, di riferimenti a Sebastiano del Piombo e P. Tibaldi, come la sua architettura che sviluppa in modo monumentale la spazialità del Vignola, è espressione significativa della Controriforma. Morì a Napoli 1596.

N.C.

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