San Leopardo, un luogo da rivalorizzare

Ad una settimana dalle celebrazioni leopardiane il dott. Sergio Beccacece omaggia il nostro Poeta organizzando una conferenza stampa in un significativo luogo leopardiano: San Leopardo. La motivazione è di rilanciare un patrimonio storico dall’alto valore culturale e inserirlo in un circuito turistico. “Sono qui prima di tutto per sollecitare le autorità, in questo caso la diocesi e quindi sua Eccelenza il Vescovo, a restaurare la chiesa di San Leopardo contenente le tombe di alcuni Leopardi o perlomeno a mettere in sicurezza l’area piuttosto pericolosa. Inoltre io prego chi ha la possibilità amministrativa, e quindi il potere, di inserire la zona in un itinerario leopardiano perché San Leopardo è un luogo più volte citato da Giacomo nelle sue Memorie d’infanzia e d’adolescenza[1].

Già lo scorso anno Beccacece si era appellato al Comune per il ripristino del Gioco del pallone a Bracciale e spostare la gancia di bocce nel terreno vicino. “Questo appello non è stato ascoltato, mentre invece la richiesta di restaurare il Portale di S. Agostino è andata a buon fine” afferma con la speranza che qualcuno prenda l’iniziativa di valorizzare una zona appartenente alla memoria della città, comprensiva dell’attuale Chiesa di fine 1800 ricostruita sull’antico fabbricato, la casa colonica abitata d’estate e la Villa San Leopardo. “Secondo le notizie di Anna Leopardi all’epoca di Giacomo la Villa non c’era. E’ stata fatta costruire dal figlio di Pierfrancesco, il conte Giacomo jr, assieme alla chiesa.” afferma Carmela Magri insignita recentemente a cittadina benemerita di Recanati per essere “appassionata e profonda conoscitrice della vita di Giacomo”.

La chiesa, contenente la tomba gentilizia della famiglia, nel 2010 è stata chiusa per volere della Diocesi a causa di un cedimento del terreno. Qui sono sepolti: Giacomo (nipote) con la moglie Sofia Bruschetti contessa di Camerino, i figli don Monaldo morto a 26 anni, Adelaide anch’essa morta giovanissima a Napoli dove si era recata per sposare Amerigo de Gennaro Ferrigni, nipote di Antonio Ranieri e proprietario della Villa di Torre del Greco, Monalduzio Arciprete della Cattedrale di Recanati divetato poi vescovo di Osimo e Cingoli, Luigi, fratello di Giacomo (nipote), nato nel 1844 con la moglie Giuditta Boveri e due dei loro quattro figli Rodolfo e Cleofe; Ettore colui che ha costruito la parrocchia morto nel 1945, durante la sua carica di senatore fu accusato di fascismo e arrestato e recluso presso le ex Clarisse, poi rilasciato perché subito risultato innocente; sua moglie Rosita Carotti e i loro figli Giacomo tenente di vascello morto tragicamente in un incidente, Pierfrancesco chiamato Franco e sua moglie Anna Del Pero Bertini.

Il terremoto del 2016 ha peggiorato la situazione ed ora nella parte destra del portale troviamo l’ingresso della cripta transennato per via di pericolosi cedimenti strutturali riguardo l’arcata e il pavimento. A dare valore all’architettura, oltre al progetto firmato dall’architetto Gaetano Koch, autore del Palazzo a Roma sede della Banca d’Italia, i Palazzi dell’Esedra in Piazza della Repubblica, collaboratore alla realizzazione del Vittoriano e le decorazioni dell’Aula Magna del Palazzo Comunale di Recanati, è l’affresco realizzato da Biagio Biagetti situato sulla lunetta sopra il portone d’ingresso, dove il viso della Madonna è andato completamente perduto. “Sempre dalle Memorie della contessa Anna si viene a sapere” continua la signora Magri “che ogni sabato e domenica la chiesa era frequentata di proposito da Francesco figlio di Vito Leopardi, nato 1686, che vi si recava per recitare la messa. Questi, morto nel 1758 in onore di santità, ha tenuto insieme la comunità di questa zona”.

Anche la casa colonica di villeggiatura, fabbricata nel 1721 da Giacomo Leopardi padre di Monaldo, fu demolita da quest’ultimo nel 1795 perché poco stabile, per costruirne un’altra più amena e vicina alla via Flaminia. La tenuta, su richiesta di Giacomo padre di Monaldo, divenne contea per ordine di papa Benedetto XIII che conferì a Giacomo il titolo di Conte di San Leopardo. Quindi è nella casa colonica, non nella Villa, che Giacomo passava il tempo libero con la famiglia.

Secondo la maggior parte degli studiosi in alcuni scritti e poesie c’è un chiaro riferimento a San Leopardo come ne “La vita solitaria”:

La mattutina pioggia, allor che l’ale

Battendo esulta nella chiusa stanza

La gallinella, ed al balcon s’affaccia

L’abitator de’ campi, e il Sol che nasce

I suoi tremuli rai fra le cadenti

Stille saetta, alla capanna mia

Dolcemente picchiando, mi risveglia;

La casa colonica

Nel testo il Poeta sembra descrivere la casa colonica di San Leopardo dove i piani superiori erano abitati dai conti Leopardi mentre quelli inferiori dalla famiglia del contadino.

Sempre in questo canto troviamo un’altra descrizione di come erano i luoghi al tempo del Poeta: “Talor m’assido in solitaria parte, / Sovra un rialto, al margine di un lago / Di taciturne piante incoronato”. L’immagine si riferisce al lago chiamato “maretto” formatosi in un luogo scosceso nel terreno dei marchesi Roberti (dove ora sorge la fabbrica Guzzini) i quali crearono un muro in modo da fermare l’acqua, dove vi era attraccata una barchetta da diporto. Il luogo è riportato sulla guida dello Spezioli scritta 50 anni dopo la morte di Giacomo.

La Villa

Infine la Villa, anch’essa con evidenti lesioni dovute al terremoto, messa in sicurezza con fasce di cerchiatura esterne in tensione e disposte sul perimetro dell’edificio. “La villa è già stata inserita in un itinerario delle ville storiche di campagna, non ancora realizzato, in cui è compresa anche la Villa Giulia Mattei di Montecassiano che una volta faceva parte di Recanati. Qui nacque Adelaide Antici. Ho avuto modo di confrontare i registri della parrocchia di San Agostino dove risulta che la madrina fu la sua mammana e il padrino fu un anonimo un contadino.” Ha ricordato La professoressa Carla Moroni.

L’incontro è servito anche per mettere in luce alcune vicende della famiglia poco conosciute come il matrimonio di Carlo, il fratello ribelle di Giacomo rimasto vedovo cinquantenne, e Teresa Teja, vedova Pautas, già madre di tre figli.

Il Tempietto, tomba di Carlo Leopardi

Qui vicino, quella che ora è Villa Koch al tempo era la villa dei conti Carradori. Qui si riunivano con i Leopardi e i Roberti. “Un episodio tratto dal libro di Panajia parla di Carlo e Teresa Teja” continua Beccacece “la quale ottenne da Massimo d’Azeglio un posto in casa dei Carradori come istitutrice delle due figlie più giovani, grazie ad Alessandra figlia di d’Azeglio la quale aveva sposato il conte Matteo Ricci di Macerata. In questi incontri Carlo s’invaghi di Teresa e la sposò. Carlo fece costruire la sua villa davanti a San Leopardo. I terreni della contea erano molti (si parla di 160 ettari). Dopo la morte di Monaldo a Carlo spettarono due terreni. Quando morì 1878 nella divisione dei beni lasciò tutto alla contessa Teja e ai suoi figli. Teresa Teja chiese al capofamiglia, il conte Giacomo jr, che Carlo fosse seppellito a San Leopardo o Santa Maria in Varano, e il permesso di fare gli annunci per amici e conoscenti. Il conte Giacomo jr rispose che gli annunci poteva farli ma solo a suo nome evitando il cognome Leopardi, mentre la sepoltura nella tomba fu negata. Quindi Carlo fu sepolto in una tomba di fortuna. Dopo quattro anni, nel 1882, fu inumato nel tempietto fatto costruire apposta dalla vedova. Si narra che durante la cerimonia ci fu un terremoto.

Terra di sisma queste nostre Marche, perciò si auspica che arrivino al più presto i fondi necessari ricordando che nell’otto per mille la Chiesa ha un apposito fondo per l’edilizia di culto.

 

[1]mio desiderio sommo di gloria da piccolo manifesto in ogni cosa ec. ne’ giuochi ec. come nel volante scacchi ec. battaglie che facevamo fra noi a imitaz. della Omeriche al giardino colle coccole sassi ec. S. Leopardo coi bastoni e

dandoci i nomi omerici ovvero quelli della storia romana della guerra civile per la quale io era interessatiss. sino ad avermi fatto obliare Scipione che prima ec. (e se non erro ne aveva anche sognato davvero e non da burla come Marcio che diede ad intendere ai soldati d’aver veduto in sogno i due vecchi Scipioni ec.) e mio discorso latino contro Cesare recitato a babbo[1] e riflessioni su questo mio odio pel tiranno e amore ed entusiasmo in leggere la sua uccisione ec.” In un altro passo dice una cosa molto suggestiva: “contadino dicente le ave Maria e ‘l requiem aeternam sulla porta del suo tugurio volto alla luna poco alta sugli alberi del suo campo opposti all’orizzonte ad alta voce da se (il dì 9 maggio 1819 tornando io da S. Leopardo lungo la via non molto lontano dalla Città, a piedi con Carlo).”

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Nikla

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