Recanati, ultimi giorni per la mostra di Marco Cingolani “esser mio frale”

Chiuderà il 4 agosto la mostra di Marco Cingolani nella galleria Idill’io di Pio Monti a Recanati in esposizione dal 28 giugno, vigilia del compleanno di Giacomo Leopardi, per dare il via ai festeggiamenti e agli eventi recanatesi durante le celebrazioni del bicentenario della stesura del canto leopardiano L’Infinito.

Il titolo esser mio frale deriva da una frase tratta dal grande idillio “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. In questa poesia Leopardi  affida le sue riflessioni a un soggetto il quale analizza filosoficamente il senso dell’esistenza e la posizione dell’umanità nell’universo ponendosi interrogativi esistenziali e di portata universale.

Il paesaggio non è più quello familiare di Recanati ma è un paesaggio remoto e astratto, la poesia è nuda e severa di puro pensiero e l’infelicità si configura come una caratteristica tipica dell’uomo di ogni tempo e di ogni condizione.

L’indagine di Marco Cingolani come scrive nel testo la curatrice Nikla Cingolani è sul significato di “esseri” umani partendo dall’esame di sé. Gran parte delle sue sculture nascono da un calco di una parte del suo corpo nel tentativo di autodefinirsi. Sono forme nello spazio costruite con linee sottili di metallo unite da magneti. Abbandonato la pesantezza di materiali tradizionali lo scultore tende alla smaterializzazione dell’opera per indicare aperture verso letture simboliche, concettuali o oniriche. La sua ricerca continua nelle opere grafiche, organismi simili ad architetture prive di peso, dove ogni elemento perde la sua autonomia per congiungersi e formare soggetti sempre indefiniti e sempre in progress. E’ un percorso concettuale nel quale è impossibile indicare un punto di arrivo preciso. Sono diversi tentativi di costruzione (titolo delle opere) simili al processo di un’idea con la presa di coscienza destinata a svilupparsi in consapevolezza su quanto l’esperienza umana sia frammentaria e abbia un termine. Da qui la corrispondenza dell’opera con l’esser mio frale di Leopardi dove tuttavia si crea un paradosso dell’esistenza: da una parte sentire il proprio essere fragile in continuo divenire senza avere alcun potere sul destino e dall’altra essere legato alla responsabilità di dare forma al proprio essere. Diversamente dal pastore/filosofo di Leopardi, l’Umanità di Cingolani ha accettato la propria condizione di fragilità trasformandola in virtù, ovvero lo sforzo di mantenere e custodire l’equilibrio nell’armonia, mentre la precarietà spinge al rispetto verso altre vulnerabilità.

La scultura di Marco Cingolani può essere considerata una gemma del pensiero, un gioiello prezioso, e come tale brilla. E’ un organismo che vive e si trasforma a seconda delle ore del giorno e la sera è il momento migliore per fruirla. I bagliori scintillanti in continuo cambiamento seducono lo sguardo e catturano l’immaginazione. Così, come è scritto nel testo critico “nello sfidare ogni limite si tende a vedere oltre, nell’infinito.

La mostra di Recanati, organizzata in collaborazione con l’associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi, è un’idea maturata dopo la prima edizione del Premio Pannaggi New Generation 2018 vinto dall’artista con l’esposizione “Projections and visions” a Palazzo Ricci di Macerata.

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Nikla

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