“Racconto la mia scuola con un logo”

Presentazione LOGO dell’Istituto “Nicola Badaloni” e dei singoli plessi scolastici.

Mercoledì 25 ottobre nell’Auditorium del Campus Infinito di Recanati è stato presentato il progetto “Racconto la mia scuola con un logo” alla presenza del sindaco Francesco Fiordomo, l’assessore Rita Soccio e il dirigente scolastico Giuseppe Carestia. L’iniziativa fa parte del Progetto d’Istituto “Andar per libri” e riguarda, più specificamente, l’ambito delle attività di ricerca-azione “Scritture Brevi”, coordinate e monitorate dalla prof.ssa Francesca Chiusaroli dell’Università degli Studi di Macerata. Il progetto, realizzato nell’anno scolastico 2016-17, è frutto di una sinergia tra corpo docente e alunni il cui prodotto è un insieme di elaborati che segnano lo spirito dell’Istituto e di ogni suo plesso scolastico. “Il logo è l’identità dell’istituto. A livello progettuale è un processo di sintesi difficile e il fatto di aver progettato questo logo è molto importante.” Il plauso dell’assessore Rita Soccio si affianca a quello del Sindaco rimasto colpito dal risultato “perché si percepisce la partecipazione vera all’attività di ricerca e di scoperta delle proprie origini, per un lavoro prezioso che resta.

Il progetto è stato esposto dalle insegnanti coordinatrici Antonella Maggini per la parte storica e Antonella Chiusaroli esperta degli atelier creativi.

Il percorso di sintesi visiva degli aspetti identificativi del plesso scolastico e di quello più in generale dell’istituto comprensivo, affrontato dagli alunni , è stato mostrato attraverso un cortometraggio. Come in una passeggiata ideale si passa da una raccolta di foto d’epoca e di archivio per ripercorrere i luoghi che hanno generato la scuola, fino agli ambienti che compongono l’istituto. Molti dei plessi erano già parte integrante nel rione di Castelnuovo, presenti fin dal 1880. Agli inizi del 900 nel territorio le scuole avevano la caratteristica della disseminazione, del “Piccolo è bello”. Numerosissime erano le scuole rurali con le famose pluriclassi, oggi sperimentate in Valle d’Aosta, mentre quelle nel paese erano: Castelnuovo, San Filippo, L’Assunta e San Vito [1]. Alcune sono scomparse, altre sono sorte come Montefiore, Le Grazie, Via Camerano. Oggi si abbracciano nel nome di Nicola Badaloni [2] un personaggio molto importante, nato a Recanati nel 1854 e trasferito come medico a Trecenta dove visse tutto il suo tempo a dove morì nel 1945. A tal proposito l’istituto lancia un messaggio all’omonima scuola di Trecenta per essere coinvolti in un programma futuro.

Logo Istituto Comprensivo Nicola Badaloni: il percorso storico didattico del progetto ha portato a scoprire le proprie radici per tradurre le riflessioni in un logo che consiste in una linea continua capace di condensare gli aspetti caratteristici dei quartieri storici, dove le torri svettano verso l’alto seconda la logica del sapere e del crescere insieme. “A partire da esso” conclude Antonella Maggini “si può pensare un percorso a ritroso dove identificare i simboli e gli aspetti di un passato che si può fregiare di Bobadilla, Bonacci Brunamonti, Augusto Piccioni.”

 

Antonella Chiusaroli per  illustrare i loghi creati dagli alunni, inizia da una favola di Leoanrdo da Vinci dove narra la combinazione di segni e di parole che trasforma un foglio annomino in un messaggio visivo, indice di profondità di pensiero.

Scuola Materna Via Camerano, San Francesco: La sede di Via Camerano è stata istituita nella seconda metà degli anni ’50. Trova un precedente nell’ex casa della mamma e del bambino che in epoca fascista si trovava nei giardini pubblici ora Casa del Mutilato. Lo stabile nacque come luogo di accoglienza, di tutela della salute e di sviluppo del rapporto mamma-bambino. I bambini hanno lavorata sulla statua del Santo, che con le braccia aperte accoglie il pubblico. Il semicerchio-sorriso simboleggia l’abbraccio.

 

 

Scuola d’Infanzia Montefiore: il logo gioca con la parola unendo due elementi –monte e fiore – avendo già la caratteristica di un rebus.

 

 

 

 

Scuola d’Infanzia Le Grazie: fino ad alcuni anni fa l’asilo si trovava in Santa Maria di Castelnuovo. L’antico edificio, che i bimbi possono vedere dalle finestre della scuola, costituisce per loro un punto di riferimento e aggregazione. In un’uscita didattica i bimbi hanno potuto guardare da vicino la chiesa per poi interpretare graficamente l’inquadratura. Nel logo la chiesa di Castelnuovo è ritratta in una prospettiva molto interessante, in uno spazio che può essere sia una lavagna sia una finestra.

 

Scuola Primarie Le Grazie: è quella più recente costruita in un ambiente che ha subito una rapida trasformazione urbanistica. Gli alunni hanno ideato una stella ad 8 punte, elemento che si trova sul mantello della Madonna delle Grazie conservata nella chiesa antichissima, che gli alunni hanno potuto visitare accompagnati da padre Verducci. L’altro elemento “fantasma”, percepibile grazie al gioco del bianco e nero, è una quercia intesa come radicamento nel territorio e crescita personale. La chioma rimanda all’idea di un’aureola, elemento simbolo di unità e condivisione che gli alunni sperimentano durante la giornata scolastica.

 

 

Scuola d’Infanzia San Vito: anche qui è stata prevista l’uscita didattica per gli edifici storici. Nel logo si trova la facciata vanvitelliana e l’entrata dal vicolo Ripetta, con la grafica di un ingresso dove il cancello non è stato disegnato ma è evocato dall’apertura.

 

 

 

 

Scuola Primaria di Castelnuovo: gli alunni hanno lavorato tantissimo sulla composizione delle ceramiche di Politi create negli anni ‘60 e ideate appositamente per la scuola. La composizione del logo cerca di riprodurre l’andamento del centro storico recanatese, tortuoso e allungato, integrandolo con segni matematici, lettere, numeri, elementi geometrici e naturali che ricorrono nell’edificio. Hanno lavorato sulla struttura architettonica razionalista senza dimenticare le botteghe artigiane che hanno caratterizzato il quartiere.

 

 

Scuola Primaria San Vito: in questo logo si trova l’unione tra innovazione e tradizione. Il simbolo del cloud, lo spazio di archiviazione e condivisione di documenti, si trova tra il profilo della torre e la meridiana del Bobadilla. La cornice con i chicchi di riso rimandano a Badaloni e al suo periodo di lavoro nel Polesine.

 

 

 

 

Scuola Media San Vito: i ragazzi hanno concentrato la loro attenzione sulle cornici dell’edificio, sul portale, sul timpano e sul frontone. Da questa combinazione è nata l’idea del logo, già utilizzato per decorare le loro borse. Nel rovesciamento architettonico gli elementi vengono trasformati in linee che definiscono la struttura di uno strano volto.

 

 

 

 

 

La colonna sonora del lungometraggio è il file rouge che lega l’argomento con Augusto Piccioni [3], altro personaggio importante ricordato dalla Maggini, e introduce il discorso della prof.ssa Francesca Chiusaroli sulla comunicazione dei segni grafici e la possibilità di tradurre Pinocchio in Emoj, le ”faccine” che ogni giorno si usano nei messaggi. A collaborare con la Chiusaroli ci sono i ricercatori e docenti Johanna Monti (Orientale di Napoli) e Federico Sangati (ricercatore indipendente), ma a lavorarci è un’intera comunità che su Twitter si cimenta nella traduzione del famoso romanzo di Collodi.

Dall’articolo di laRepubblica.it – Pinocchio Emoji, la traduzione in emoji del romanzo di Collodi. L’esperimento fa parte di un progetto portato avanti dai ricercatori e docenti italiani Francesca Chiusaroli, Johanna Monti e Federico Sangati che, per la traduzione, fanno riferimento ai follower su Twitter del blog della prof.ssa Chiusaroli: @scritturebrevi. Il fine ultime del trio è creare un dizionario italiano – emoji (e viceversa) e di costruire una grammatica delle immagini che permetta a tutti di comprendere il testo.

Dal giorno della loro comparsa a oggi, gli emoji hanno conosciuto un vero e proprio boom, tanto da diventare un lessico che oggi comprende circa 800 parole. Nel corso degli anni sono stati diversi gli esperimenti condotti dai pionieri delle traduzioni. Lavori che non hanno ”risparmiato” né i grandi classici, né i potenti della Terra come Barack Obama. Emoji Pinocchio e Emoji Dick, sono le traduzioni dei famosi romanzi di Collodi e Melville. Ma c’è anche chi si è divertito a rappresentare Alice nel paese delle meraviglie in un racconto per immagini formato poster gigante: 27mila parole tradotte in oltre 25mila emoji.

 

[1] Un merito va alla Scuola San Vito, un elemento unico e portato come esempio a livello regionale, perché convivono tre ordini di scuola: infanzia, primaria e secondaria. Il collegio gesuita, culla della scuola, è stato il primo ad ospitare l’asilo.

[2] Nicola Badaloni fu un illustre medico, filantropo e politico italiano. Venne eletto per due legislature in parlamento ed era così importante che nella seconda gli si contrappose il direttore dell’Avanti! Benito Mussolini. Negli ultimi giorni della sua vita gli fece visita Giancarlo Matteotti, figlio del celeberrimo uomo politico e antifascista. Badaloni fu membro di numerosi commissioni parlamentari che si occupavano di salute, maternità, sfruttamento minorile ed altri problemi sociali. Di lui si sono occupati molti personaggi, da Rita Levi Montalcini a Franco Foschi fino a Massimo Cacciari.

[3] Augusto Piccioni, noto con lo pseudonimo di Momus era legatissimo all’Istituto di cui è stato direttore scolastico per molto tempo. Nasce a Foligno nel 1874 e muore a Grosseto nel 1926. E’ stato direttore didattico a Recanati dal 1915 al 1925. È legato a Collodi per aver scritto le “pinocchiate” e ha racchiuso la sua produzione in tre filoni: crotica, testi scolastici, testi di svago per ragazzi. Ha scritto più di 60 libri. E’ stato amico di Salgari, di Verne e dobbiamo a lui la nascita della sala De Amicis nell’Istituto che inaugurò nel ’24 dove invitò Gigli. Volle ritrarre il calco di Leopardi per farne una cartolina.

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Nikla

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