Quel cappotto rosso, per scaldarci con la Storia

Per la Giornata della Memoria non poteva esserci momento più toccante che la presentazione del libro “Quel cappotto rosso”, un titolo che sembra uscire dal film sulla shoah di Spielberg, Schindler’s List, la pellicola in bianco e nero dove c’è solo una macchia di colore: il cappottino rosso indossato da una bambina sola, che si aggira senza alcuna meta nel Ghetto di Cracovia, per poi ritrovarla in un carrettino destinato alle fiamme. Un’immagine che non si può dimenticare come la vera storia vissuta da Nadia Papetta durante la Seconda Guerra Mondiale quando, appena quattordicenne, vorrebbe conoscere l’identità dei suoi misteriosi vicini che nel rione Monte Volpino che venivano chiamati “gli invisibili”. Nadia preferisce invece chiamarli Volpinesi. La scelta di dar loro un nome, anche se inventato, dimostra come, nonostante la sua giovane età, abbia avuto la capacità di assegnare alla famiglia quella dignità che solo un nome può dare. Non è un particolare di poco conto perché Nadia, senza volerlo, ha dato a tutti gli elementi della famiglia un’esistenza in un momento storico in cui veniva negata la loro stessa vita. Forse è per questo che ricevette in dono il cappotto rosso dalla signora ebrea, per la sua sensibilità di guardare alla stessa sensibilità dell’anima dell’Altro. Il destino di Nadia ha poi voluto che sposasse il Comandante partigiano Franco Cingolani, che ha continuato la lotta partigiana fino alla Liberazione d’Italia. Ma questa è un’altra storia.

Il libro, presentato il 26 gennaio presso l’auditorium del Campus l’Infinito, è stato scritto a più mani e in maniera cooperativa, dai ragazzi della 5^ classe della Scuola Primaria di San Vito guidati dalle insegnanti Antonella Maggini e Cristina Capellino. Gli alunni hanno sperimentato varie tecniche di scrittura, dall’intervista al racconto storico, mostrando grande capacità di ricerca e abilità nella scelta dei contenuti. Infatti, il breve racconto è arricchito da foto d’epoca e comprende campi semantici extra-letterari appartenenti alla Storia. L’abbraccio di tali nozioni del passato diventa il detonatore per digressioni di natura saggistica.

 

 

 

 

 

 

 

L’idea nasce a settembre scorso da Antonella Maggini e viene subito coadiuvata dalla Capellino che, durante la presentazione del libro, ricorda il viaggio a Mauthausen inviata come cronista. Respirare tutto l’orrore di quel luogo è stata per lei un’esperienza incancellabile.

Per il prof. Marco Moroni, dell’Università politecnica delle Marche, “questa iniziativa è importantissima in un momento in cui si torna a parlare di razza bianca e riemergono luoghi comuni antisemiti, e quindi dalla storia si può trarre qualche insegnamento”. Nel suo intervento ha ricordato l’insediamento nel 1200 degli ebrei a Recanati, chiamati in città per ricorre al prestito su pegno. Poi a metà del ‘400, quando il Papa creerà i ghetti – a Recanati si trovava a Monte Volpino – si cominciò a distinguere e terminerà così il loro grande contributo non solo a livello economico poiché tra loro vi erano insegnanti, medici e filosofi. Menachem di Recanati, teologo, filosofo e cabalista, è il personaggio più conosciuto. “Agli studi di Menechen s’interessò nei secoli scorsi anche Pico della Mirandola e la sua opera è presente anche nella biblioteca di Pietro Bembo ed oggi esse sono oggetto di approfondite ricerche. ” (pag. 40). Ad interessarsi del suo pensiero ci fu anche un altro personaggio come il famoso medico Andrea da Recanati, a cui è dedicato il piazzale davanti all’ex Ospedale.

Il prof. Paolo Coppari dell’Istituto Storico di Macerata, rammaricato per la scelta ministeriale di cassare la storia del ‘900 nelle scuole primarie, ha apprezzato l’approccio “in punta di piedi” con cui è stata affrontata la delicatezza del tema e l’approfondimento storico. Cita la famosa frase di Confucio “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro” dove preferisce interpretare la traduzione dal cinese con “riscalda il passato” per la capacità del verbo di infiammare e di scaldare, di accendere  le nostre emozioni e passioni, molto meno razionale degli altri “studiare” o “conoscere”. Il libro è un modo per indossare questo cappotto rosso e scaldarci con la storia, per non dimenticare.

Sempre più soddisfatto il Sindaco Francesco Fiordomo che sollecita i bambini ad esprimere ciò che il libro ha suscitato in loro. “Solidarietà, rispetto, amicizia” è stata la risposta. l’Assessore alle culture e P. I. Rita Soccio parla di “un corpo docente da invidia” delle scuole di Recanati dall’infanzia alle superiori, mentre il Dirigente scolastico Giuseppe Carestia ha ricordato come il mondo dell’insegnamento sia stato rovesciato dalla crisi dei valori e di come oggi si stia lavorando proprio su questo, tanto che, ha affermato compiaciuto “nella nostra scuola c’è la totale assenza di bullismo”.

Infine la protagonista del racconto, Nadia Papetta, emozionatissima e felice, acclamata dai ragazzi con un lungo applauso. Nadia, l’adolescente che ha ricevuto un dono dalla signora ebrea, le è stata donata la copia numero 1 del libro edito a cura della ELI –La Spiga.

Presente alla cerimonia la Presidente del Consiglio d’Istituto Audrey Simonetti.

Il 27 gennaio, Giornata della Memoria, è l’occasione per ricordare l’indicibile tragedia dell’Olocausto. In questo giorno furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz rivelando l’orrore del genocidio nazista. Molti romanzi, biografie e saggi sono stati scritti sull’argomento e raccontano, sotto ogni aspetto, una delle pagine più buie della storia occidentale. Questo libro narra, attraverso il delicato ricordo di un’adolescente, come a Recanati, siano state nascoste alcune famiglie ebree grazie al coraggio di tutti gli abitanti. Così questo triste anniversario può trasformarsi in un’occasione non solo di memoria quanto di riflessione e approfondimento anche sulla complessa, instabile situazione storica, politica e sociale del mondo di oggi.

 

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Nikla

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