Primo Maggio, a Recanati il ricordo del Pettinificio Marchigiano.

In questi anni abbiamo voluto che il corteo del Primo Maggio come per il 25 Aprile si svolgesse nei luoghi della memoria. Lo abbiamo fatto in tante occasione e ogni momento è stato emozionante percheè abbiamo legato eventi, situazioni e personalità alla storia della nostra comunità cittadina.” Così il Sindaco Francesco Fiordomo ha introdotto il discorso del prof. Marco Moroni, che ha ricostruito la storia grazie all’apporto del prof. Paolo Coppari dell’Istituto Storico di Macerata, quest’anno dedicato all’ex Pettinificio Marchigiano situato in Via Gherarducci. Ciò che rimane è la facciata, mentre gli interni sono stati trasformati in spazi abitabili – la parte laterale oggi è una sala ristorante.

La storia

L’antica lavorazione dei pettini in corno è stata per oltre due secoli una delle manifatture più importanti di Recanati. Nel 1857 Gaetano Nigrisoli un esperto di chimica, scrive un libro sulle attività manifatturiere dello Stato Pontificio. Fra tutte, le principali sono le manifatture della lavorazione del corno di bue. Queste erano attive da ben più tempo, forse da un secolo perché nell’inchiesta napoleonica fatta nel 1809 sono registrate 9 fabbriche di pettine attive da tempo. Nel 1824 Monaldo Leopardi svolge una statistica per conto dello Stato Pontificio. Dalla relazione mandata a Roma si scoprono impegnati 16 capi bottega e altrettanti lavoranti da lui intervistati. Nelle fabbriche si lavorano 15mila corni provenienti dall’estero, soprattutto dalle regioni balcaniche. Da un corno si ricavava un pettine da ornamento e 5 pettini più piccoli. La produzione raggiungeva 90mila pezzi. Dopo l’Unità di Italia arrivano le difficoltà: le aziende si confrontano con le industrie meccanizzate della Lombardia che utilizzavano l’energia a vapore. La concorrenza provoca una riduzione delle botteghe e a fine secolo, qui da noi, ne rimangono solo 6 dove si continua a lavorare utilizzando le vecchie attrezzature. Nel 1895 nelle Marche nasce la prima società dei pettinari. Nel 1903 nasce una cooperativa con 20 artigiani molto conosciuti per la qualità del prodotto. Erano i tempi delle Grandi Esposizioni e Giovanni Capogaglio viene premiato nella fiera campionaria di Roma nel 1899, mentre la cooperativa viene premiata a Roma nel 1903 e poi riceverà un Grand Prix all’Expo di Marsiglia nel 1905. Benchè ci sia qualità, non stanno crescendo gli imprenditori che investono nella meccanizzazione. Giovanni Ronati nel 1910 (con 10 dipendenti) e Rodolfo Antici 1911, sono piccole ma importanti attività. Prima della guerra si distinguono il pettinificio di Cesare Cingolani e la ditta Consorte Runci. Nel 1913 nasce la prima vera fabbrica, il Pettinificio Marchigiano, grazie all’imprenditore di Como Carlo Clerici che ottiene degli incentivi dall’amministrazione comunale e dà vita al pettinificio con tre soci: Giacomo Federici, Augusta Brodoloni e Rodolfo Antici. L’impresa diventa importante dal punto di vista tecnologico, ma la guerra interrompe l’attività mettono in crisi la produzione. Sono in enorme difficoltà le aziende di Capodaglio, Runci e Cingolani. Nel 1926 con il fascismo la lira viene rivalutata, la famosa quota 90, e questo è un danno per l’esportazione. Nel 1928 il pettinificio chiude e i macchinari vengono acquistati da Moretti e Pierini. L’attività riprende ma non si riesce a ripartire. Nel 29 arriva la crisi di Wall Street, si fatica negli anni 30 poi si riprende, ma con la guerra di Etiopia ci sono problemi a causa delle sanzioni. Tuttavia emergono due realtà, Capodaglio e Guzzini che diversificano il lavoro anche con nuovi materiali. Capodaglio nel pettinificio sperimenta nuovi macchinari con la prima forma di palstica: la galalite, mentre Guzzini lavora il corno producendo tabacchiere. I Guzzini, prima Enrico e i poi i figli, creano con i Capogdaglio nel 1937 un ufficio comune che migliora i mercati internazionali. Nel 1938 abbandonano e i Guzzini lanciano la prodizione di casalinghi in plexiglass. Alla fine della guerra è già evidente che la produzione sarà la plastica. A giudizio degli storici la lavorazione del corno è l’esempio più suggestivo di continuità tra lavorazione artigiana e fabbrica moderna.Il tema dei luoghi storici a Recanati è una scelta giusta perché è sbagliato pensare che le esperienze passate non contino più e non lascino tracce delle esperienze artigiane e imprenditoriali; anche le storie di vita non dovrebbero andare disperse. La lavorazione del corno oggi resta una piccola attività ma lascia una grande eredità. La lavorazione della plastica è figlia di questa esperienza e frutto delle abilità e competenze e fatiche dei lavoratori recanatesi” ha concluso Moroni.

Il pensiero di Giuliano Caracini, sindacalista della CISL in rappresentanza delle organizzazioni sindacali, è rivolto alle morti sul lavoro e sul bisogno di maggiore sensibilizzazione sul tema della sicurezza.  Un pensiero viene rivolto agli ex lavoratori della Teuco e un’esortazione al governo di pagare i due mesi di cassa integrazione che ha promesso: “Continuiamo a chiedere di mantenere la promessa ma non abbiamo ricevuto ancora risposta.

N.C.

 

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Nikla

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