Perché non ripristinare il campo per il gioco del pallone a Bracciale?

Ad un passo dalle manifestazioni per celebrare il Compleanno di Giacomo, il dott. Sergio Beccacece questa mattina in conferenza stampa ha ricordato un luogo leopardiano a tutti gli effetti come il campo del gioco del Pallone a Bracciale. Insieme a lui il consigliere comunale Antonio Baleani e Giorgio Bartolacci presidente della Disfida del Bracciale di Treja. Beccacece lamenta la totale dimenticanza da parte dell’amministrazione di aver trascurato e trasformato in altro, un punto di notevole interesse per il potere di evocare la poesia “A un vincitore nel pallone” dedicata a Carlo Didimi. Leopardi amava il gioco del pallone a bracciale, da tempo completamente abbandonato e caduto nell’oblio.

Eppure esiste un protocollo d’intesa promosso dalla città di Treja nel 2011 per riportare in vita il campionato, promuovendo un’unione tra le città di cui anche Recanati fu firmataria. Beccacece si chiede come mai la firma non sia mai stata onorata, nonostante il comune di Treja, pur di avere Recanati in campionato, si è reso più volte disponibile a offrire una squadra. “Anche questa occasione non è stata captata ed è caduta nel vuoto.”

Bartolacci è abbastanza critico sul mancato ripristino del gioco riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, in passato ben radicato nelle tradizioni della città, a seguito della candidatura di Recanati a Capitale italiana della cultura, chiedendosi come mai l’amministrazione se ne sia dimenticata. Inoltre ha espresso rammarico anche per la risposta mai arrivata da parte del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, alla sua richiesta di sapere se si poteva attuare una ricerca relativa al nome del recanatese che, al tempo di Leopardi, scrisse un sonetto dedicato ai vincitori della squadra di Treja. Sonetto donato al Sindaco quando la squadra si presentò a Recanati per una dimostrazione durante i giorni del Giovane Favoloso.

Il motivo dell’incontro, oltre a tracciare la storia del luogo, sono i tre punti presentati da Beccacece. A fronte di una crisi acuta del turismo, propone:

  • di ripristinare il luogo alla sua natura originaria smantellando il gioco delle bocce e dei bambini e spostarli altrove;
  • una volta ripristinato il campo, farlo rivivere con il gioco affinché il turista possa vederlo dal vivo e appassionarsi, e inserirlo in un itinerario turistico insieme agli altri luoghi classici leopardiani;
  • infine portare la delibera del 2011 al Consiglio Comunale e inserire Recanati nell’ambito dei campionati che sono stati ripresi dal 2013.

La stessa città di Macerata sta valutando di ripristinare il gioco allo Sferisterio, luogo nato per questo, con la previsione di togliere tutto il vecchio palco e, anziché rifarlo, di noleggiarlo solo per le manifestazioni in cui sia necessario, e lasciare l’area allo stato naturale per tutto l’anno.

Intanto a Treja per la 39° disfida del Bracciale, dall’ultima settimana di luglio alla prima domenica di agosto, è previsto un gemellaggio con la città di Firenze.

 

Il luogo

Situato ai piedi delle mura sforzesche, che sforzesche del tutto non sono (come è stato dimostrato), ora questo ex campo è diventato giardino adibito a giochi per bambini e “gancia” di bocce. Grazie alla documentazione fotografica del consigliere comunale Antonio Baleani si è potuto visualizzare le varie trasformazioni del luogo da fine Ottocento in poi. Le mura erano all’origine un Campo di Marte adibito all’addestramento militare. Secondo molti queste mura furono erette nella prima metà del 400 quando Francesco Sforza dominava anche in questi territori. Quando furono progettate dovevano arrivare a Porta Marina e lì dove ora c’è il parcheggio, si trovava bastione enorme. Non risulta tuttavia che siano state costruite durante il dominio dello Sforza il quale passò qui nel 1433 come condottiero del duca di Milano Filippo Maria Visconti in missione verso la Puglia, per riconquistare alcune proprietà. Durante la sosta nella Marca occupò Jesi, Fermo e in certi periodi dominò Recanati. In 15 anni la città sarebbe passata dagli Sforza alle le truppe pontificie comandate da Niccolò Piccinino passando tra le mani dell’uno e dell’altro. A Rinforzare le mura e fortificarle sono stati, quindi, gli uomini dei due condottieri alternandosi tra loro. Le Marche erano una vera tentazione per condottieri come Francesco Sforza, che aveva ambizioni territoriali nel Regno. Indebolito dal contemporaneo contrasto con il concilio, Eugenio IV comprò la sua neutralità concedendogli il titolo di marchese della Marca di Ancona e di gonfaloniere della Chiesa. Gli effetti di tale espediente furono di breve durata, e l’incapacità del papa di controllare lo Sforza lo spinse a servirsi di Giovanni Vitelleschi, che con estrema brutalità sottomise i Colonna e i loro alleati. Il Vitelleschi era vescovo di Recanati fin dall’aprile 1430 e le successive tappe della sua carriera furono frutto dell’efficace sostegno dato ad Eugenio IV.

In una pagina scritta da Monaldo Leopardi e letta da Beccacece per l’occasione, il conte dichiara che “ai 14 novembre Piccinino aveva sofferto una rotta nel venerdì precedente ossia all’8 del mese”. Dietro questa sconfitta, diede disposizione di compiere le mura (quindi non erano terminate) e a questo parteciparono tutti i cittadini compresi “gli artieri, i mercanti, i medici, i notari, e fino al compimento dell’opera le botteghe dovevano rimanere chiuse.” Mura, quindi, costruite a seconda dei momenti.

 

Il gioco del pallone a bracciale

L’abilità dei giocatori consisteva “nell’addomesticare” con un pesante attrezzo di legno irto di punte (bracciale) una sfera di cuoio e scagliarla con precisione e forza da una parte all’altra di un rettangolo da gioco. Il gioco del Bracciale era famosissimo fino ai primi anni del 900 e i professionisti erano gli sportivi più popolari e più ricchi. Carlo Didimi, il famoso giocatore di Treja, per ogni prestazione chiedeva 600 scudi quando un maestro elementare dello Stato Pontificio era pagato con 65 scudi all’anno. Giacomo conosceva Carlo Didimi? Molto probabilmente sì perché il giocatore faceva parte della piccola nobiltà locale ed era legato ai conti Broglio d’Agliano di Treja, così come lo era la famiglia Leopardi. Inoltre Luigi, il fratello minore di Giacomo, era un giocatore di pallone e sembra che morì in seguito ad un incidente o una polmonite dopo una partita.

Insieme al famoso battitore altri giocatori importanti erano Butironi e Fortunati per la squadra di Treja, mentre per Recanati, Luzio Tarducci e Pierini. E poi ancora Campagnoli, Braconi, Bonifazi, Carancini, Ciotti, Cipolloni.

Di Domenico Braconi esiste a ricordo una lapide illeggibile nonostante la totale ristrutturazione della casa situata di fronte il campo, che fu l’abitazione privata del campione dove vi morì nel 1895.

Una curiosità: negli anni 30 ebbe occasione di giocare nell’arena di Treja con la squadra del Monsavito anche l’illustre fisico Enrico Medi.

Attualmente si gioca un campionato di serie A e B anche femminile under 16, 14, 12. Nel campionato di serie B giocano 8 città e 6 in quello di serie A.

 

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet