Pasquale Andrea Marini, artista recanatese da ricordare

Pasquale Andrea Marini (Recanati 1650?- Roma 1712) conosciuto come Pasqualino da Recanati è un artista giunto all’attenzione degli storici lo scorso anno, dopo il restauro dell’affresco nella cupola della Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte a Roma. Caduto in oblio e ingiustamente dimenticato, di lui al momento si hanno pochissime notizie. Fu sicuramente seguace e allievo di Carlo Maratta, figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento. Ha vissuto per un periodo a Roma “con grido d’uno de’ migliori pittori”, come riporta Diego Calcagni nelle sue “Memorie istoriche”, e ottenne lodi e apprezzamenti per la sua abilità nel disegno dal tratto caotico, indefinito, ma estremamente libero.

Nella Chiesa Santa Maria di Castelnuovo, oggi chiusa a causa del sisma del 2016, è conservata l’opera “Madonna con Gesù Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio”. Il dipinto, situato nel secondo altare della navata sinistra, rappresenta idealmente il “matrimonio mistico” di Gesù con una nobile vergine di Alessandria d’Egitto, che poi subirà un tremendo martirio. L’episodio deriva da un testo medievale e descrive la conversione al cristianesimo di Caterina d’Alessandria. Il testo racconta come, dopo esser stata battezzata, la giovane abbia avuto una visione: nel cielo, tra angeli e santi, le apparvero la Madonna con in grembo il bambino Gesù, il quale infilò al suo dito un anello, facendola sua sposa.

Pasquale Andrea Marini, 1706, Madonna con Gesù Bambino tra Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio, Olio su tela, 218×127 cm, Chiesa Santa Maria di Castelnuovo, Recanati

Marini descrive l’episodio ponendo al centro della scena Gesù in grembo alla Madonna, mentre pone al dito di S. Caterina l’anello che sancisce le nozze mistiche. La santa sta in ginocchio ed è raffigurata con la corona in testa e abbigliata in vesti regali che sottolineano la sua origine principesca; indossa una veste setosa di colore azzurro e un prezioso mantello damascato dei colori luminosi e vibranti ricamato con dei bellissimi disegni. Ai suoi piedi la palma del martirio, posta sopra gli strumenti della tortura: la ruota puntuta e spezzata e la spada con cui la Santa è stata uccisa. A destra San Giorgio, vestito con armatura da cavaliere e mantello rosso, poggia il piede sopra la testa di un animale feroce. Nella mano tiene la lancia e la palma del martirio. Sullo sfondo, dietro il colonnato, si intravedono degli alberi, mentre l’orizzonte si distende fino ad includere alcuni monti. Al di sopra, in un cielo azzurro denso di nuvoloni, galleggia un tripudio di svolazzanti cherubini. Nell’opera emerge una particolare dolcezza attraverso il gesto amorevole di Maria mentre abbraccia la santa, appoggiandole la mano sulla spalla in segno di incoraggiamento. In basso a destra lo stemma della famiglia Calcagni: un leone rampante con una rosa tra gli artigli in campo rosso diviso in mezzo da una fascia azzurra. Come scrive Calcagni nelle Memorie il quadro è stato fatto dipingere con la figura di San Giorgio da un membro della nobile famiglia perché in quell’altare gli associati dell’antica Confraternita di San Giorgio [1]  ascoltavano la messa.

Il punto focale della tela è il momento in cui il bambino inanella la mano della sua sposa. Non si può non notare che il dito che riceve l’anello è quello della mano destra, mentre noi siamo abituati  a vederlo nell’anulare sinistro. Il particolare riporta ad un’antica tradizione quando si usava fare il contrario. Questa consuetudine venne proibita precisamente il 10 maggio del 1576 dal Concilio Provinciale di Milano, guidato dal vescovo Carlo Borromeo.

Altre sue opere a Recanati sono un San Carlo Borromeo penitente in processione durante la peste nella Chiesa di San Filippo Neri, un S. Antonio da Padova nella Chiesa di S. Maria di Varano, chiusa anch’essa da diversi anni, e l’opera conservata nella Chiesa di Montemorello dove sono rappresentati Sant’Anna con la Vergine, San Giuseppe, S. Gioacchino, S. Ignazio, S. Francesco Saverio, ma di quest’ultima la paternità è incerta.

“Allegoria della Redenzione” – Sant’Andrea delle Fratte, Roma

La chiesa di Sant’Andrea delle Fratte nasce nell’XI secolo ma viene ricostruita nel XVII secolo in stile barocco su progetto di Francesco Borromini, il cui genio ha lasciato tracce straordinarie specie nel bellissimo campanile, nell’abside e nel movimentato tamburo che avvolge la cupola.

Nel 2019 l’affresco della volta è stato restaurato successivamente alla caduta di alcuni piccoli frammenti d’intonaco. Dopo la preoccupazione del parroco la Soprintendenza con il FEC (Fondi Edifici di Culto), hanno deciso di procedere iniziando i lavori a dicembre e terminati ad aprile.  Il dipinto “Allegoria della Redenzione”, si estende per 230 m quadri a 40 metri d’altezza ed è stato attribuito al Marini. Il suo nome come autore dell’affresco compare nella guida “Roma antica e moderna” di Gregorio Roisecco del 1750.

La tecnica è quella dell’illusionismo barocco con le figure immerse in un vortice continuo di luce e colore. Il Creatore al centro della scena, la Madonna con Bambino, Adamo ed Eva, e tutte le figure legate alla bibbia, sono intervallate da una schiera di cherubini e angeli musicanti. Gli strumenti musicali (organo, arpa, violino) diventano protagonisti al pari dei simboli divini e della passione.

Secondo gli studiosi che sono saliti sull’impalcatura e hanno potuto vedere da vicino l’affresco, c’è una figura che non c’entra con i personaggi biblici: è un volto seminascosto il cui sguardo non è rivolto a Dio ma sembra punti ad un ipotetico visitatore riuscito chissà come a salire fin lassù. E se fosse l’autoritratto dell’autore? Una specie di firma misteriosa di un’opera ancora tutta da studiare? Si chiedono gli storici.

Nel cerchio il probabile autoritratto dell’autore, foto tratta dal Corriere della Sera, La Lettura  14-04-2019

Anche l’affresco del catino absidale nel Presbiterio è stato eseguito dal Marini. Si tratta della “Moltiplicazione del pane e dei pesci“:  al centro del catino absidale è raffigurato Gesù seduto su una roccia, attorniato da una moltitudine di figure maschili e femminili. A sinistra, un giovane accompagnato da un uomo anziano porge al Cristo dei pani e un pesce. In alto, al centro, un gruppo di angeli in volo; sullo sfondo un paesaggio di alberi e rocce.

L’opera omnia di questo artista recanatese è ancora tutta da approfondire così come la sua biografia che, oltre a riscoprire e valorizzare la sua figura, contribuirà a fare chiarezza sulla sua arte. Pasquale Andrea Marini merita non solo un riconoscimento artistico nel campo dell’arte barocca ma, soprattutto, una particolare attenzione affinchè si possa completare la conoscenza della nostra città e dei suoi capolavori grazie ai personaggi che l’hanno resa grande.

N.C.

[1] Fraternita degli Schiavoni o di San Giorgio : oltre agli albanesi a Castelnuovo vi erano pure gli Schiavoni, ossia gli slavi della Slavonia o Schiavonia, regione della ex Jugoslavia settentrionale, limitata dai fiumi Danubio, Drava e Saslavia. Nell’ottobre 1468 gli Schiavoni di Castelnuovo si riunirono in fraternita nella chiesa di Santa Maria, denominandola fraternita degli Schiavoni o di San Giorgio martire perché era di origine orientale. La fraternita aveva l’impegno di assistere i malati e seppellire i morti. (Recanati Memorie, Don Cesare Fini, Micheloni editore, 1978)

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Nikla

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