Pagliacci di Leoncavallo al Persiani, il teatro nel teatro

E’ andata in scena ieri sera al Teatro Persiani di Recanati l’opera Pagliacci di  Ruggero Leoncavallo diretta dal M° Riccardo Serenelli, direttore artistico del GOF e di Villa Incanto. L’opera ha avuto un’anticipazione il 19 gennaio scorso con un incontro dal titolo “Aspettando Pagliacci” per  spiegare la storia ispirata direttamente a un fatto realmente accaduto che l’autore ricostruisce ed elabora. L’opera, considerata il manifesto del verismo musicale, è un bagno di emozioni in un percorso dinamico che si svolge con picchi di tensione.

Come ha spiegato all’inizio il M° Serenelli le componeneti essenziali del verismo furono l’attenzione verso le classi sociali più umili trattati con gusto realistico. Spesso Leoncavallo sembra voler seguire  Wagner, una sua passione giovanile, sia per un’armonizzazione ricca di cromatismi e sia per l’uso del Leitmotiv, un motivo ricorrente per caratterizzare una situazione o un personaggio che trovò la sua massima applicazione proprio in Wagner. “Pagliacci è un’opera moderna dove gli autori ci fanno le domande a cui noi dobbiamo rispondere.

Canio è il capocomico di una compagnia di artisti di strada ed è sposato con Nedda, una ragazza molto più giovane di lui. Tonio lo storpio diventa lo stalker di turno e ci prova con Nedda la quale lo respinge furiosamente deridendolo. Tonio decide di vendicarsi confidando a Canio che Nedda ha un amante e lo accampagna nel luogo dove i due si incontrano. Canio non riesce a vedere chi è l’uomo ma sente le parole  della moglie “A stanotte e per sempre io sarò tua”, le stesse che Nedda pronuncerà durante la recita. Sul palco, durante lo spettacolo, queste parole scatenano in lui la furia. A quel puntoCanio/Pagliaccio vuole sapere il nome dell’amante. Nedda cerca inutilmente di frenare il marito e indurlo a recitare la parte finché Canio non afferra un coltello e coplisce la donna che prima di morire invoca Silvio, il suo amante. A questo punto Silvio sale sul palco ma è troppo tardi. Il marito ne conosce finalmente l’identità e uccide anche lui. Canio disperato, lascia cadere il coltello e annuncia la fine della commedia.

         

In anticipo alla poetica di Pirandello che entrerà in scena qualche anno più tardi, siamo trascinati sul palco da Silvio quando scatta in piedi dalla sedia accanto alla nostra e si precipita sul palco a soccorrere Nedda. Ed è in questo momento che la tragedia della vita supera la dimensione teatrale.

Bravi tutti i cantanti Piero Giuliacci (Canio), ammiratore di Beniamino Gigli ed emozionatissimo per aver cantato sul palco dove si è esibito il nostro tenore, Hiroko Morita (Nedda), Matteo Jin (Tonio), Jorge Tello Rodriguez (Silvio) e Renato Cordeiro (Giuseppe) accompagnati dal Decimino Beniamino Gigli, che ha dato una spinta in più all’opera.

Nikla Cingolani

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