Opinioni e fatti a confronto tra Paolo Tanoni e Sergio Beccacece

Il dott. Sergio Beccacece ex presidente IRCER, commenta alcune dichiarazioni rilasciate in un’intervista dall’avvocato Paolo Tanoni, consigliere dimissionario dal cda della fondazione.

Il dottore, che nutre una grande stima per il professionista recanatese, senza spirito polemico cerca di fare chiarezza su alcuni temi come la chiusura del Convivio, i bilanci della fondazione, la chiusura della chiesetta dell’Assunta, e soprattutto la possibilità di vendere le opere d’arte di proprietà.

Secondo Beccacece la chiusura del Convivio per mancanza di presenze recanatesi, non corrisponde al vero. Il convivio, fortemente voluto dal Comune che partecipava in quota, fa parte della filosofia e degli scopi dell’ente.

Il bilancio della gestione agricola è definito da Tanoni in perdita nel passato. “L’azienda agraria ha sempre guadagnato” ribatte Beccacece “Potete prendere visione dei bilanci e chiedere al segretario storico il dott. Carlo Flamini e a tutti i precedenti presidenti e consiglieri che si sono succeduti. La gestione agricola dà sempre un reddito più o meno alto a seconda delle stagioni e dei momenti, mentre la questione delle case è diversa”. Apprezzamenti a Tanoni per aver giudicato “professionale” l’attuale gestione portata avanti da Andrea Sileoni e dall’agronomo, grazie al loro splendido lavoro. “Sono molto soddisfatto di questo” ribatte il dottore, “visto che Sileoni era già consigliere sotto il mio mandato e il perito agrario l’ho nominato io. Forse l’avvocato voleva dire “continuano a fare un ottimo lavoro”.

Per quanto riguarda la delicata questione dei beni artistici di proprietà che l’avvocato non trova nello statuto e vorrebbe vendere per “fare del bene”, Beccacece puntualizza che i beni mobili e immobili non li troverà mai nello statuto, ma nel dossier dell’atto notarile del passaggio da IPAB a Fondazione, depositato in Regione Marche e presso la fondazione stessa. Per quanto riguarda le opere d’arte come l’Annunciazione e il San Giacomo di Lorenzo Lotto, essendo un’eredità soprattutto di tipo morale, la fondazione diventa depositaria di un bene culturale. Secondo il consulente di allora avv. Sara Sileoni “i beni di quel tipo sono vincolati dallo Stato tramite la Soprintendenza e non possono essere venduti ai privati in nessun modo ma possono essere ceduti solo allo Stato.” Arriva un commento anche sulla mancata concessione a Sgarbi dell’Annunciazione per la mostra all’EXPO Milano 2015 quando, sempre secondo Tanoni, la fondazione non ha fatto una bella figura. “Caro avvocato la figuraccia non l’ha fatta L’IRCER.” sostiene Beccacece “E’ vero che a Sgarbi fu proposta l’Annunciazione dal presidente Moretti, incontrato ad Urbino, ma poi è subentrato il Comune il quale ha richiesto una somma che Sgarbi non accettò”.

Un commento anche su alcune contraddizioni riguardo la chiesetta dell’Assunta dove secondo Tanoni “i lavori non erano stati fatti ma pagati, oppure fatti male” Se fosse vero la prima ipotesi sarebbe grave. A questo punto Beccacece chiede: i lavori sono stati realizzati o no?

Infine sulla Donazione Merloni per l’aria condizionata, definita da Tanoni un “progetto oneroso” in cui Francesco Merloni ha regalato l’impianto per una spesa di 180 milioni di euro. Il dottore spera si tratti di un refuso “perché con una cifra così facevano l’impianto a tutta l’Italia Centrale”.

Beccacece senza giudicare l’opera del cda attuale perché secondo lui sarebbe fuori luogo e poco elegante, si dichiara aperto al confronto diretto. Tuttavia di fronte a queste affermazioni dice la sua ricordando che l’amministrazione da lui presieduta all’inizio del mandato ha dovuto risanare un debito di un milione di euro; si è dovuta impegnare molto per costituire la fondazione; ha sistemato la parte artistica con l’inventario e l’archivio, ecc.

Infine, a proposito di bilanci della fondazione, si aspettava soprattutto un cenno su alcuni rapporti tra la fondazione e il comune e si domanda se quest’ultimo finalmente paga il domicilio di soccorso. “Per legge quando ci sono dei ricoverati indigenti, il Comune deve integrare la retta. Negli ultimi anni della mia presidenza il domicilio di soccorso non è stato più pagato dal comune. L’avvocato forse non ha avuto tempo di occuparsene, ma chiedo: con questa nuova amministrazione hanno ottenuto il pagamento di quanto dovuto?

Il dottore comunque esprime il più sentito augurio di prosperità per l’ente e naturalmente per l’amico avvocato Tanoni.

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Nikla

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