Ophidia, l’opera di Niba alla Torre Civica di Recanati fino al 12 luglio

Ancora pochi giorni per ammirare Ophidia, la nuova installazione di Niba nella Torre Civica di Recanati inaugurata nel contesto di ArtFestival. Una meravigliosa e potente donna-serpente  si staglia sopra un tappeto nero di velluto cosparso di fiori e incanta per la forza di seduzione, grazia e inquietudine che riesce a trasmettere. I gigli sono punti bianchi che con il loro appassire, diventano metafora del tempo e della transitorietà della vita. Il nero e il bianco insieme, un misto di mistero e luce, sensualità e innocenza, opposti che convivono come in una magica alchimia di trasformazione e rinascita.

Il mondo immaginario di Niba colpisce per il proprio modo di sentire l’universo non più statico ma mutevole e in continua trasformazione. Si abbandona alla totale condizione di ibridismo attraverso la creazione di forme in cui non vengono più rispettati i codici di differenziazione dell’essere umano, ponendolo in diverse combinazioni. In tal modo crea una nuova e attuale mitologia stimolando la possibilità di pensare all’infinita complessità della vita che pulsa intorno a noi. Ophidia è una dea-dio-donna, una chimera, un sogno che esprime eccitazione, estasi, turbamento. Si rimane incantati davanti alla totemica signora e alla sua metamorfosi ormai compiuta, dovuta al morso di un serpente che s’insinua nei capelli, si avvolge intorno alla gola e l’addenta sul collo. Vittima del serpente, ha il volto dolce, la testa reclinata in un atteggiamento languido, gli occhi socchiusi e la bocca semiaperta. La sua sensualità è espressa non solo in quelle labbra semichiuse ma in tutto il suo essere così forte ma flessuoso.

L’ossessivo iperrealismo gioca un ruolo determinante soprattutto per l’uso di ogni materiale (morbido come la stoffa e la pelle, duro ma fragile come la ceramica) che, grazie ad una tecnica impeccabile, attrae per stile e bellezza. Una fitta trama di emozioni ci coinvolge immediatamente con la passionale Ophidia in una relazione più intima. “Elle jouit, ça ne fais pas doute” è la frase che Jacques Lacan esclamò davanti all’Estasi di Santa Teresa, opera di Bernini. Nell’opera di Niba il rimando non è verso la simbologia religiosa ma all’espressione estatica – così simile alla scultura berniniana – in cui si condensa quella tensione fra dolore e piacere che contraddistingue ogni vera esperienza mistica, dove una sorta di annullamento del sé identifica Ophidia con l'”Anima del mondo”.

Ophidia e il serpente sono la stessa cosa e condividono il potere che divora e rigenera se stesso, la natura ciclica delle cose che ricominciano dall’inizio dopo aver raggiunto la propria fine, l’energia universale che si consuma e si rinnova all’infinito; mentre il potere dell’arte è di aprirsi alle diversità per una nuova visione del mondo.

Nikla Cingolani

Niba, “Ophidia”, 2018, Terracotta, leather, mixer media, H 130 x 65 x 90 cm

Biografia

Michela Nibaldi in arte Niba è nata il 03/ 06/ 1973, vive e lavora a Recanati (MC). Da circa un ventennio con la sua ricerca artistica e la sua originale poetica ha saputo visualizzare tematiche, inquietudini ed estetiche attuali di respiro internazionale. Le sue opere sono state esposte in molte gallerie italiane ed europee, nonchè in musei.

L’evento espositivo più importante e ormai storicizzato al quale Niba ha partecipato con cinque sculture accanto alle opere dei massimi esponenti dell’arte mondiale dell’ultimo ventennio è stato “Decadence now! Visions of excess ” a cura di Otto Urban, alla Galleria Rudolfinum e al Museo delle Arti Decorative di Praga nel 2010.

Scultrice, progettista e modellista di sculture e prototipi ha collaborato anche a realizzazioni nel settore cinematografico di maschere filmiche, protesi, effetti speciali, oggetti scenografici e make-up per film e videoclip. Usa disparati materiali tra cui, principalmente terracotta, ma anche resina, poliuretano, polistirolo, legno, cera, stoffa ecc.

Un’opera di Niba si può ammirare anche ai Giardini Pubblici B. Gigli di Recanati, parte del progetto Panchine d’Autore, in occasione del 60° anno della morte di Beniamino Gigli. Si tratta di una panchina-scultura, realizzata in cemento e ferro battuto, dal titolo – Follow the White Rabbit- che rappresenta l’estremità superiore dell’arco-balcone di Palazzo Venieri, dove campeggia l’orologio sopra la frase volat irreparabile tempus. Seguendo il fetishconiglio, lo spettatore viaggerà nel Paese delle Meraviglie.

Autrice anche della scultura d’oro di Giacomo Leopardi, proposta dalla galleria PIOMONTI arte contemporanea a Roma, in occasione della mostra dedicata al poeta marchigiano, “Idill’io Romano” con Baldo Diodato e “Passerò da te” con Enzo Cucchi nella galleria IDILL’IO di Pio Monti a Recanati.

Attualmente, lavora al neo atelier, La Balena di Pinocchio, shop e lab che si trova nella zona più turistica della città di Recanati, a Montemorello vicinissimo a Casa Leopardi. Il negozio, di cui ne fa parte anche sua sorella Cristiana, si propone come nuovo punto di riferimento per l’artigianato artistico basato sull’idea di rinnovare le antiche orme della Confraternita dei Vasari, di cui si registrano attività in territorio recanatese già dal Medio Evo. Ceramiche artistiche, souvenir, oggettistica da regalo, home design e molte altre particolarità esclusive…tutto rigorosamente fatto a mano.

http:www.facebook.com/pages/Niba/42015074844

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 email: labalenadipinocchio@gmail.com

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Nikla

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