Mostra e laboratori al Museo della Scuola di Macerata

Domenica 14 aprile ha chiuso i battenti “Leggere, scrivere e far di conto”, un’esposizione ospitata negli spazi del Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” di Macerata che ci ha permesso di ripercorrere la Storia delle elementari italiane dall’Unità ai primi anni del secondo dopoguerra. La bellissima collezione privata dell’antiquario bassanese Egidio Guidolin, curatore della mostra insieme al figlio Matteo, è solo una minima parte degli oggetti raccolti in tanti anni di attenta ricerca. Si passa dalla scuola risorgimentale a quella nata dalla Liberazione e ogni oggetto distingue il periodo politico segnando le variazioni sociali, sfruttando l’istituzione scolastica come un potente veicolo di propaganda, uno dei più efficaci strumenti per l’organizzazione del consenso di massa.

All’inizio del percorso espositivo alcuni pannelli riproducono pagine di diario personale di maestri e maestre come la maestra Tecla Guadagnin, che, per raggiungere una frazione oltre Caporetto agli inizi della propria carriera di insegnante, utilizza tutti i mezzi di trasporto: dal treno ai carri agricoli, poi a piedi e infine a dorso di mulo e, una volta arrivata a destinazione come alloggio trova una stanza sopra all’ovile, fessure nelle tavole del pavimento e grossi buchi nel tetto. Le scuole di montagna parlano di povertà e indigenza come ricorda nel suo diario anche il maestro Achille Alchini di Vallada Agordina (BL): “Non è possibile tenere la penna in mano. L’aula è gelida. I bambini piangono dal freddo.”

Le carte geografiche appese alle pareti ricordano le colonie, Eritrea, Abissinia, Libia. Nelle teche i sussidiari stampati per gli alunni di quei territori, tra cui spiccano due rarissimi sillabari bilingue per insegnare ai bambini come pronunciare vocali e consonanti in italiano. Altri pezzi rari sono l’abbigliamento dei piccoli balilla, gli attrezzi da ginnastica, il banco per la scuola all’aperto per combattere la tbc. A tal proposito la guida del museo ci ricorda la maestra Luisa Marchesini di Macerata chiamata “maestra dei fiori” per le sue lezioni all’aperto e per la delicatezza di mettere su ogni banco un mazzolino di fiori.

Toccante anche il pannello delle “Scuole delle Catacombe” che racconta quando nel periodo fascista era vietato il bilinguismo e gli alunni altoatesini e ladini per mantenere la loro lingua madre si rifugiavano nei sotterranei delle chiese e dei conventi in una scuola clandestina, affiancata a quella ufficiale.

Infine la ricostruzione di un’aula di una volta con banchi, lavagna, cattedra con i vasetti di ceci e granturco, il cappello dell’asino e altri oggetti tutti originali come la stufa d’epoca dove si bruciavano i tronchetti di legno portati da ciascun bambino ogni mattina per scaldarsi. Qui il Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” offre la possibilità di trasformare i laboratori in progetti didattici più articolati e in percorsi formativi per docenti, certificati dall’Università di Macerata.

L’attività didattica e formativa comprende:

  • la visita al museo con la partecipazione della classe al laboratorio scelto (interessante il percorso emozionale con l’assaggio di alcune punizioni.)
  • la formazione in presenza con incontri laboratoriali e di gruppo;
  • il lavoro di documentazione e valutazione;
  • il lavoro in classe e lo studio individuale.

Aggirarsi tra bacheche contenenti vecchie pubblicazioni dalle accattivanti copertine futuriste, astucci, pastelli, pennini, quaderni, temperini (piccoli coltelli tascabili richiudibili), cartine geografiche e tanto altro, è come tuffarsi in un mondo di emozioni dove gli adulti ricordano un’infanzia che sembra lontana ma che rimane scolpita nell’anima, mentre i più piccoli entrano in contatto con oggetti e storie di personaggi, alla scoperta di come con poco si poteva fare moltissimo.

N.C.

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Nikla

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