Monte Vidon Corrado omaggia il collezionista Fausto Paci

Sarà una tappa obbligata per tutti gli appassionati di storia dell’arte contemporanea la mostra “Fausto  Paci, l’arte ci collezionare. Da Licini a Fontana da Man Ray a Wharol” a cura di Daniela Simoni presso le sale espositive del Centro Studi e la Casa Museo Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado. Sabato 24 luglio al mattino la presentazione alla stampa e alle 21 il taglio del nastro. Fausto Paci è stato descritto dalla curatrice come una persona attenta e sensibile, intelligente e raffinata, dotato dell’ironia calviniana e di una visione radicata nel territorio ma dall’apertura internazionale. La sua grande capacità di percepire il senso dei tempi lo ha portato a investire su opere che spaziano dall’oggetto liberty all’arte concettuale, dalle opere dell’Ottocento di Gabrielli, l’ascolano che ha fondato la Pinacoteca e la Biblioteca ad Ascoli,  agli artisti del gruppo Il Milione tra cui Fontana, una selezione di opere di Sandro Trotti, figura fondamentale nella collezione di Paci, presente nella collezione con con un nucleo importante di circa cinquanta opere. Mail artist lui stesso e ambasciatore cavelliniano, non ha mai pensato di commerciare con le opere collezionate, tutte esposte nella casa a Porto San Giorgio crocevia di incontro e confronto di tanti artisti, critici e intellettuali, come ricorda il figlio Carlo. Liciniano della prima ora e già habitué del paese, Fausto Paci, lo fu anche quando nel 1978 venne allestita la prima mostra. È stato sindaco di Porto San Giorgio tra il 1966 e il 1969 e ha fondato, insieme agli artisti Trotti e Montanari il Liceo Artistico Statale di porto San Giorgio, oggi dedicato a Osvaldo Licini. Un ruolo importante lo ha avuto anche Eugenia, la signora Paci,  che influiva sulle scelte del marito come quella volta che insistette sull’acquisto dell’opera di Fontana. Fino all’ultimo ha mantenuto contatti epistolari con altri collezionisti, artisti, critici, gallerie, musei a livello internazionale e a 95 anni scriveva con mano ferma e bella calligrafia l’ultima lettera inviata a Isgrò.

Carlo Paci

La mostra si snoda lungo un percorso diviso in sezioni con 70 opere scelte insieme agli eredi. S’inizia al Centro Studi con la prima sala dedicata all’arte e alla eterogeneità dove spicca il contrasto stridente tra il salottino liberty francese, compresa la preziosissima serie di vasi di Emile Gallé, e l’astrattismo di Mathiew,  la pop art di Schifano,  le lettere astratte di Isgrò, la musica visiva di Chiari del gruppo Fluxus. Non manca tuttavia la figurazione con l’autoritratto di Treccani, il segno di Bartolini, straordinario incisore marchigiano, il preziosissimo disegno di Sironi, la poesia di Fazzini e i piccoli quadri dell’800 che sono dei microcosmi bellissimi di Gabrielli dove si rilevano i suoi contatti con i macchiaioli per le pennellate veloci e senso della luce, e la Cassandra di Prampolini, disegno preparatorio del dipinto conservato alla galleria nazionale d’Arte Moderna a Roma.

La seconda sala comprende le espressioni artistiche dell’Italia centrale con le opere del secondo novecento di marchigiani o che hanno lavorato nelle Marche. Spicca il gruppo delle opere di Trotti e il famoso quadro “I ragazzi dell’immondizia” del ‘53, dipinto quando aveva a 19 anni, prima opera venduta dal giovane artista e primo acquisto della collezione. Segue il ritratto del figlio Carlo, i dipinti di Montanarini maestro di Trotti, suo assistente all’accademia di Roma, e poi Monachesi, tra i fondatori del movimento futurista nelle Marche, Ciangottini di Umberdite, amico di Giorgio Morandi proprietario della galleria di arte contemporanea Il Cancello di Bologna dove è stato esposto “Il pastorello” di Licini, e poi Valentini “che mi ha fatto conoscere Paci” dice Daniela Simoni, con le sue poetiche geometrie e Mastroianni con l’opera dedicata al critico Benincasa.

Si passa nella casa studio Licini  e precisamente nella stanza dove sono riuniti i cinque dipinti che qui stavano prima di essere venduti a Paci. Con il “Ritratto di Ave”, Licini esordisce nel 1921 a Parigi. “Il dipinto nasce da una suggestione dello Sposalizio della Vergine di Raffaello” scrive Stefano Bracalente in catalogo. Il ritratto è la storia di un innamoramento che viene ricordato in una cartolina del ’22, conservata nella teca, dove Licini scrive “attento alle friche”.

Vicino, il documento che dimostra l’identità del “pastorello” con nome e cognome, particolari che indicano l’alto criterio di ricerca della mostra. Infine le Amalassunte che attestano il modus operandi dell’artista  e confermano l’abitudine di Licini a rimettere continuamente mano alle proprie opere, l’unione degli opposti (sole-luna) e l’uso dei numeri come il 44, cifra politica della liberazione. “Ecco che i 5 Licini sono tornati a casa.” Esclama Bracalente.

Sala dei “Cinque Licini”

La mostra va avanti con la sezione dedicata agli artisti della galleria Il Milione con opere di Melotti, Reggiani, Radice e l’Attesa in rosso di Fontana non evidenziata particolarmente per “evitare il feticcio” afferma Nunzio Giustozzi.
Si continua con le varie tendenze del contemporaneo con opere di Hartung, Turcato, Sebastian Matta, Mirella Bentivoglio e le “Pietre” arcobaleno di Alberto Magnelli. Si prosegue con la serie Ladies and Gentlemen di Wharol e in teca il volume Andy Wharol in cui è evidenziata la foto di Dino Pedriali che documenta l’inaugurazione della mostra di Ferrara del 1976 e la visita alla galleria Vittoria di Roma dove sono ritratti Wharol insieme a Benincasa con alle spalle il disegno di Man Ray che entrerà a far parte della collezione, ed ora in mostra.

Nell’ultima sala le opere di  Joseph Beuys che Paci ha conosciuto quando acquistò una delle querce di Kassel. In mostra il certificato e una bozza del progetto “7.000 Querce” e il cartone del vino F.I.U (Free International University), contenente le 12 bottiglie con etichetta creata e firmata da Beuys, acquistate tramite Lucrezia De Domizio Durini.

L’ultima parte è dedicata a Cavellini. Paci si appassionò al percorso intellettuale ed artistico del celebre collezionista e al suo processo di autostoricicizzazione. In mostra i francobolli autocelebrativi e le provocatorie serie con immagini ironiche e irriverenti.

Per questa mostra il Comune ha impegnato 12mila euro per il riallestimento “e altrettanto meriterebbe chi ha lavorato. E invece, si continua con il volontariato” ha affermato il sindaco Giuseppe Forti  che rimane in attesa dei fondi regionali. “Non è uscito il bando per il contemporaneo. Siamo all’interno del Piano Triennale della cultura, aspettiamo fiduciosi”.

La Mostra chiuderà l’8 dicembre e sarà aperta nei mesi di luglio e agosto con orario dalle 16,00 alle 20,00 il sabato e la domenica, e il venerdì dalle 21,00 alle 24,00. Da settembre a dicembre solo il sabato e domenica dalle 15,30 alle 19,30. Gli ingressi saranno regolati secondo procedure anti Covid-19. Si consiglia la prenotazione al 3349276790.

-Nikla Cingolani

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