Marco Scolastici un “etrusco trapiantato nei Sibillini”

E’ stato presentato ieri sera a Recanati nei locali dell’Associazione AltraEco, gremiti da un pubblico partecipe e curioso, il libro “Una yurta sull’appennino” scritto da Marco Scolastici. Nel 2017 l’autore ha vinto il premio “I Guardiani dell’Arca”, riservato a coloro che si distinguono con la loro vita e la loro attività nella difesa del paesaggio, del territorio e delle radici.

L’incontro è stato organizzato dell’associazione “E quindi il monte”, rete solidale dalla costa alla montagna, e coordinato da Paolo Coppari e Lidia Massari. Dopo il saluto dell’Assessore alle culture Rita Soccio è iniziato il racconto di un ragazzo che non si è voluto arrendere alla distruzione del terremoto e ha scelto di restare a vivere a Macereto, sui Monti Sibillini, dove gestisce l’azienda agricola fondata dal bisnonno.

Marco,  un “etrusco trapiantato nei Sibillini” secondo la definizione del nonno, dopo un’adolescenza passata tra Tarquinia – dove è nato – e Roma dove ha studiato economia, decide di trasferirsi tra i monti per ripercorrere le orme del nonno e del padre. La scelta di tornare alle radici è stata ispirata dalla voglia di dimostrare che i Sibillini sono una terra da vivere. “Vivere a Macereto implica tagliare delle cose che oggi i giovani non rinuncerebbero” afferma Marco mentre racconta la sua scelta di vivere in un luogo a contatto con la natura, dove il silenzio è un elemento fondamentale e svolgere un’attività antica come quella del pastore. La yurta, l’abitazione utilizzata dai popoli nomadi, si è rivelata la soluzione ottimale per superare il rigido inverno, prendersi cura dei i suoi animali e produrre con tenacia un particolarissimo formaggio biologico.

“Il formaggio è un risultato onesto”

L’attività è portata avanti con il supporto di un personale rumeno. “Non è una questione di sfruttamento ma non ho trovato italiani. Gestire un’azienda in un territorio dove la temperatura può toccare i -12° come questa mattina, non è facile e richiede attenzioni particolari. I rumeni sono abituati al freddo, si adattano al luogo e al suo clima, vivono con la famiglia e hanno un bagaglio di esperienza da cui attingere preziosi consigli. Vivere così è più vicino alla loro cultura e insieme abbiamo creato una piccola comunità in perfetto connubio tra uomini e animali.

Il pozzo ritrovato

Secondo il racconto del nonno in quel luogo c’era una misteriosa stanza sotterranea. Si tratta di un serbatoio costruito nell’Ottocento per raccogliere l’acqua. Marco lo ha scoperto, lo ha ripulito e ha visto che non era vuoto. Ad abitare il pozzo era, ed è ancora,  il geotritone, un piccolo anfibio in via d’estinzione, che non ha polmoni ma respira con la pelle. Ora in questa “grotta” vengono stagionati i formaggi anche per 8 anni. “Questo piccolo animale convive con i formaggi. Questo significa che non ho snaturato il posto”.

La yurta a Macereto è diventata punto di ritrovo culturale, sono state fatte residenze artistiche, corsi di yoga. Qui vi è stato scritto, composto e registrato un album dopo aver scoperto che è particolarmente adatta alle registrazioni. “L’idea è quella di promuoverla come uno studio di registrazione, permettendo a vari gruppi, della zona o da fuori, di venire a vivere la realtà di un’azienda agricola, per poter poi usufruire di uno studio di registrazione particolare.

La forma circolare della yurta è un abbraccio che accoglie ed è ricca di simbologie e rimandi. Anche il libro è “circolare”. Marco, dopo aver ricevuto l’input dal diario del suo bisnonno, imposta una struttura ad anello come il gioco che faceva da bambino con la sorella Roberta, quando giocavano ai dieci anelli: si dice una parola e in dieci passaggi logici bisogna tornare al punto di partenza, a quella parola medesima. Dieci, infatti, sono i capitoli per raccontare il suo ritorno alla terra e la sua individuale resistenza nel Grande anello dei Sibillini.

“Il terremoto sta arrivando ora”

Se per questo “signore degli anelli” dei Sibillini il sisma è stato un’opportunità, non è così per molte persone che ancora vivono nel disagio. “Il terremoto sta arrivando ora; non è il fatto delle scosse ma ci sono altri giovani che hanno cambiato strada e da quelle zone c’è meno voglia di ripartire. Non c’è dialogo tra i Comuni e c’è un continuo scontro tra le istituzioni. I disagi sono molti soprattutto per i servizi, ad esempio continuano a portarci l’acqua con la cisterna. Solo ora la Regione Marche sta rivedendo le posizioni sui piani di ripristino. Il terremoto al momento ci ha uniti ma col tempo ognuno è tornato nel suo orto. Bisogna ricreare dei legami tra la popolazione a partire dal cambiamento di chi vive in quelle zone.

Nella storia c’è anche un po’ di Recanati poiché la yurta gli è stata fornita e montata da Luca Pierini, titolare dell’azienda Gioielli nel Bosco che noleggia e vende tende dopo un esperienza lavorativa per Bosjuweel nei Paesi Bassi.

N.C.

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Nikla

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