Macerata: presentati i volumi su due opere del Lotto

Nell’ambito delle iniziative legate alla mostra “Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche”, il 31 gennaio, presso la Sala Castiglioni della Biblioteca comunale Mozzi Borgetti, sono stati presentati due volumi dedicati a due opere dell’artista: “Il San Girolamo”, di Chiara Casarin ed Enrico Maria Dal Pozzolo e “Metamorfosi di una dea. La Venere adornata dalle Grazie” di Peter Lüdemann. Gli argomenti sono stati introdotti dalla dott.ssa Giuliana Pascucci, del Museo civico di Palazzo Buonaccorsi di Macerata, e dalla prof.ssa Francesca Coltrinari dell’Università di Macerata.  Si tratta di due restauri importanti che propongono diverse novità.

San Girolamo nello studio, “una copia creativa”

Riscoperto, riesaminato e fatto oggetto di nuovi minuziosi studi, il “San Girolamo nello studio” è stato riattribuito a Lorenzo Lotto. Il quadro, in tempi moderni, è citato per la prima volta nel 1953 da Luigi Coletti, in occasione di una mostra a Palazzo Ducale, e poi da Bernard Berenson. Entrambi non hanno dubbi sull’autore. Circa quarant’anni fa Emma Zocca, la proprietaria, lo mise all’asta da Sotheby’s. Dopo 20 rilanci il quadro fu aggiudicato per 16 milioni ad un anonimo acquirente il quale, inaspettatamente, rinunciò. L’opera fu così acquistata dall’allora direttore del museo di Bassano del Grappa Fernando Rigon, su segnalazione dello storico dell’arte Lionello Puppi. Fu esposto nel corridoio del chiostro, fino a quando nel 1991, durante le celebrazioni di San Bassiano Vittorio Sgarbi lo bollò come “una crosta”. Nel 2005 l’allora direttrice dei Musei Giuliana Ericani decise di rimuoverlo e metterlo da parte.

Dopo gli studi dello storico Enrico Maria Dal Pozzolo il quadro è riaffiorato dai magazzini e con esso la voglia di raggiungere certezze. Si è scoperto così che anche l’archivio di Federico Zeri dava Lorenzo Lotto come autore. Il dipinto è stato inviato alla Soprintendenza di Padova che ha confermato la diagnosi non solo attraverso l’esame ai raggi X, ma anche con un’analisi stilistica comparando i particolari con l’Annunciazione di Recanati. Il dipinto ricalca un’incisione su rame di Albrecht Durer che fa parte della sterminata collezione Remondini e che è presente in mostra. Sappiamo che i due si stimavano e probabilmente si conobbero a Venezia. Sicuramente il pittore ne fu ispirato. L’incisione è del 1514, il quadro del 1527: non va ritenuta una copia o una variante, ma un’interpretazione di un tema molto caro a Lotto. “Una copia creativa” secondo la definizione di Dal Pozzolo.

La Venere adornata dalle Grazie, “Un’opera risorta”

Il restauro de “La Venere adornata dalle Grazie” è stata un’impresa ardua e più che coraggiosa. L’opera, di collezione privata rimasta all’oscuro per svariati decenni, sotto le sapienti mani di Alberto Sangalli e Fiorenza Tremonti Maggi ha riacquistato il suo aspetto originale. Dopo la rimozione di numerosi strati di ridipinture, contrariamente a quanto si riteneva finora, è emerso che si tratta di un lavoro risalente al 1524-27, quindi in un momento a cavallo tra l’esperienza bergamasca e il ritorno a Venezia. Il dipinto è stato realizzato su una tavola di enormi dimensioni (7 tavole unite da piccoli intarsi a farfalla) e porta incollata sul retro una carta con una descrizione del soggetto e la grafia riferibile allo stesso Lotto. La committenza è ancora un mistero ma si ipotizza che sia veneta di origine elevata, colta e ricca.

Il quadro è stato restaurato nel 1959 da Mauro Pellicioli ma solo questo ultimo intervento ha permesso una rilettura dovuta alla totale metamorfosi dell’opera: sono spariti i cipressi sul fondo, la Venere in centro ha una torsione del busto più naturale, sopra di essa è apparso un putto in volo al posto di un angelo, l’ancella in piedi ora è bionda mentre prima i capelli erano bruni. Tutti i personaggi hanno subito delle modifiche ed ora ai nostri occhi appare un quadro diverso seppur simile nella struttura. “Non credo che Lotto abbia alterato il quadro in questo modo. E’ un’opera risorta” ha esclamato Peter Lüdemann, convinto che le rielaborazioni non sono dell’artista veneto e non sono ripensamenti. Sono, o meglio, erano manipolazioni intelligenti di un misterioso artista che ha cercato di alternarsi ad altri quadri del Lotto, probabilmente per soddisfare, anni dopo, un desiderio del proprietario di trasformare il quadro e portarlo più vicino alla moda del tempo.

Quando ho visto l’opera dopo il restauro ho avuto i brividi” ha affermato Dal Pozzolo. “Anche se l’intervento è stato deciso in accordo con il committente, io non ho dormito di notte” ha ribattuto Sangallo. Come ricorda Dal Pozzolo non è la prima volta che un restauro desta forti dubbi e vivaci discussioni, basti pensare al quello degli affreschi sistini che scatenò il disappunto di James Beck, il quale sostenne che era stato perpetrato un delitto.

Tuttavia la decisione di un restauro di tale purificazione linguistica, a scapito delle stratificazioni storiche, ha suscitato non poche perplessità tra il pubblico.

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Nikla

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