Lutto a Castelnuovo per la scomparsa di Don Gino

Una giornata davvero triste oggi per Castelnuovo. La morte di Don Gino ha sconvolto la comunità parrocchiale con cui ha sempre mantenuto un legame forte e indissolubile, di stima e profondo affetto. Arrivato a Castelnuovo nel 1968 e parroco per 40 anni, Don Gino ha dato vita a un intenso mandato pastorale. In prima fila per iniziative a favore delle famiglie e dei ragazzi, si è sempre assunto la responsabilità di guida, non solo spirituale ma anche sociale e culturale. I suoi modi semplici e familiari hanno conquistato numerosi fedeli cui dava sostegno per le questioni di tutti i giorni. Da tempo malato, le sue condizioni si sono aggravate ieri sera e questa mattina la triste notizia.
Oggi, dopo le 14, si è potuto visitare la salma nella sala del commiato a Potenza Picena. Domani mattina alle 11,35 don Gino verrà portato nella chiesa San Francesco a Montelupone. I funerali si svolgeranno alle ore 17.

Don Gino viveva a Montelupone e aveva preferito stare da solo con una badante, piuttosto che con le sorelle per non dar loro fastidio, ma erano sempre a sua disposizione e non lo hanno mai lasciato solo. Anche i nipoti gli erano vicini.
I parrocchiani che andavano a trovarlo dicono che si preoccupava della chiesa e chiedeva se era stata aggiustata dopo il terremoto, anche se nessuno gli aveva detto che era chiusa. Lui, prete “muratore” alla sua chiesa ci teneva molto e l’aveva ristrutturata da solo: rifatto il pavimento, tolto l’intonaco in alcune parti scoprendo gli affreschi e costruito la cappellina del Sacramento. C’è un aneddoto che racconta quando quattro ragazzi si fermarono con la macchina mentre lui usciva dalla chiesa e gli gridarono: “PRETE! Quando comincerete a lavorare pure voi? Facci vedere i calli che hai sulle tue mani!” A quel tempo faceva il muratore a tempo pieno. Si avvicinò e mostrò loro le mani piene di calce, ferite e callose. I ragazzi misero in moto la macchina e andarono via con la coda in mezzo alle gambe.

Ci sono stati  altri momenti fondamentali durante il suo servizio sacerdotale che sono rimasti nel cuore dei parrocchiani: il recupero di casa Betania, alla quale ha dedicato tanti anni di lavoro trasformandola in un punto di ritrovo per feste di famiglia e incontri di preghiera; la via Crucis di Santa Croce alla quale non soltanto si è dedicato alla sua costruzione materiale ma è sempre stato presente l’ultimo venerdì di ogni mese per ben oltre 10 anni; il Cristo nostra Pace, che ha fortemente voluto  a protezione di tutte le famiglie, spesso qualcuno vi si ferma per pochi attimi  con un segno di croce; poi ci sono i 30 anni dei campi scuola iniziati con 10 ragazzi  per arrivare fino a 160  persone. Non c’è persona di Castelnuovo e d’intorni, che non vi abbia partecipato almeno una volta; il sostegno per la ex jugoslavia e l’Africa con la chiesa piena di scatoloni; l’aiuto a suor Leonarda e Don Vittorione, il   “Forza Venite Gente”, lo spettacolo  che per  10 anni è stato portato dai ragazzi della parrocchia in molte chiese e piazze; la pesca missionaria ed il mercatino che hanno permesso l’adozione a distanza di tanti bambini e l’aver messo a disposizione i locali per il circolo ACLI e la collaborazione per le iniziative.
Era un grande predicatore. Quando parlava colpiva al cuore. Ha predicato per molti anni  non solo a San Vito ma in molte altre parrocchie. Per le tre ore del venerdì Santo lo chiamavano tutti i paesi vicini (a Montecassiano volevano solo lui) La gente usciva dalle chiese commossa e con le lacrime agli occhi per le sue omelie appassionate e coinvolgenti, e nelle fabbriche si teneva la radio accesa sui banchi di lavoro per ascoltarlo. In ultimo ma non meno importane l’esempio di figlio. Il servizio verso la sua mamma malata non ha uguali. Molte volte la chiesa era illuminata  alle 2 o 3 di notte. Era Don Gino che passeggiava in chiesa con la sua mamma.

Ricordarlo fin da subito è un minimo segno di riconoscenza verso colui che nella comunità è stato confessore delle anime e padre nei momenti difficili e di gioia. Questo articolo è una “galleria di racconti” di coloro che gli sono stati vicini e gli hanno voluto bene.

Nel 2008 è stato sostituito da Don Gianni e come saluto Giacomo Castagnari a nome di tutti i parrocchiani ha scritto un testo molto toccante: “L’eredità che don Gino ci lascia è la nostra fede; se tanti di noi oggi credono e sono impegnati in un cammino di fede e nella partecipazione attiva alla vita della parrocchia è senz’altro grazie a lui; ai suoi sacrifici, alla sua semplicità, alla sua umiltà e alle sue preghiere che ci hanno rivelato un grande spirito di fede e dato un esempio di cristallina fedeltà.”

Guglielmo Corsalini su Facebook: “Questa mattina è morto Don Gino, il nostro carissimo e vecchio parroco, Se ho conosciuto un prete che più assomiglia al modello proposto da papa Francesco, sei stato sicuramente Tu.“Non siate preti in carriera” – ha detto Francesco – e Tu hai lavorato umilmente (quanto ti piaceva fare il muratore!) ma, soprattutto, tenendoti a distanza da ogni forma di potere e da ogni ambizione. “A me fa male quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello” e Tu hai girato sempre con una vecchia panda scassata ed impolverata, uso autocarro, a disposizione di tutti. “Un prete non è un prete per se stesso ma è un prete per il popolo. Siate pastori con l’odore delle pecore. Siate pastori non funzionari” e Tu ti sei speso completamente per la tua gente; fino alla fine. Anche da Montelupone, hai sempre avuto fame di notizie dei tuoi parrocchiani e hai continuato a condividerne gioie e dolori. Le tue porte erano sempre aperte, il tuo tempo era tutto dedicato ai tuoi parrocchiani, le tue vacanze erano i campi-scuola con le famiglie e i ragazzi; hai rinunciato ai Tuoi spazi perché non conoscevi le parole “riservato, vietato l’accesso”.Sei stato profondamente buono. Tu ce l’hai fatta, bravo Don Gino! Il Signore della vita Ti ha già accolto tra le sue braccia.” Corsalini definisce Don Gino un uomo libero senza mai porsi problemi nell’incontrare personaggi poco ben visti dalla curia come padre Bernhard Häring uno dei più grandi teologi moralisti del XX, Carlo Carretto, padre Albero Maggi. Con spirito pedagogico incoraggiava i giovani a studiare almeno 10 parole al giorno di una lingua straniera per impararla. “Ricordo che in un incontro parrocchiale disse commosso queste parole: “che senso avrebbe il mio sacerdozio senza voi parrocchiani? che senso avrebbe la mia vita senza di voi? era un vero uomo e un vero cristiano“.

Cristina Carella: “Per noi è stato un secondo padre. La sua casa, la parrocchia e l’oratorio erano sempre aperti, noi trascorrevamo i nostri pomeriggi là e lui era sempre lì con noi e noi ci sentivamo a casa nostra. Ha creduto fortemente nei campi scuola dove partecipavamo anche con 160 persone, venivano anche da fuori parrocchia…pensa! Il vescovo Tarcisio Carboni ci portava come esempio nelle sue omelie. Anche se stava perdendo la memoria chiedeva ancora dei suoi parrocchiani, ci raccontava che a lui sarebbe piaciuto venire a Castelnuovo e fare una passeggiata con la sedia a rotelle per rivedere tutti ma non aveva il coraggio! gli si riempiva gli occhi di lacrime ogni volta che ne parlava…però sul letto della sua camera se lo immaginava da solo e ricordava tutte le persone…Don Gino è stato un vero parroco!!!

Luciano Marconi: “I miei ricordi risalgono agli anni settanta quando con altri amici intraprendemmo le proiezioni al cinema parrocchiale di Castelnuovo. Innumerevoli viaggi in Ancona con la sua 500 Fiat sgangherata presso le Edizioni Paoline dove si faceva il noleggio e la programmazione delle pellicole. MI ha sempre lasciato fare, mi dava consigli che io non sempre prendevo in considerazione ma poi ci rimanevo scottato. ”Luciano fai attenzione. Quello è un film troppo impegnato. Non vi ci viene nessuno.” E infatti quando andava bene spettatori due-tre. E quello che lo ha sempre contraddistinto è stata la sua totale disponibilità, umanità, bontà, che metteva sempre al primo posto. Quando avevo o avevamo bisogno di lui, a qualsiasi ora lui c’era. Chiesa sempre aperta, sacrestia sempre aperta, il suo studio sempre aperto, la sua casa sempre aperta. Attraversavo la chiesa, poi la sacrestia, poi aprivo la porta delle scale che dava al suo appartamento: ”DON GINOOOOOOOOOOOOOOO….,e lui da sopra sempre :VIENI FRATELLO” Ci ha sempre consigliato ma mai imposto e soprattutto non ha mai giudicato nessuno, fedele  al  vangelo  che la buona notizia per tutti dove il Padre ama tutti indistintamente, indipendentemente dai comportamenti  guardando ai bisogni delle persone e non ai loro meriti. Molti altri ricordi risalgono ai innumerevoli campi scuola per tutti e ai vari matrimoni, battesimi, comunioni amministrate a moltissimi di noi e ai nostri figli. Sicuramente un umile servitore del vangelo. E’ stato un meraviglioso regalo del Padre Eterno averlo avuto come parroco e maestro di vita.

Giulia Corsalini, nel suo libro “La lettrice di Cechov” ha preso ispirazione da Don Gino per il personaggio di un prete che ha risolto i problemi a una persona in modo pragmatico, senza tanto preoccuparsi della burocrazia.

Giovanni Gabrielloni: “Don Gino mi ha fatto vivere un moneto importante della mia vita: ventisette anni fa con Gabriele Scocco, Natalino Moretti, Giacomo Castagnari, Katia Maccaroni, mi ha nominato Ministro Straordinario della Comunione. Mi ha fatto crescere nelle fede e gli sono stato sempre vicino. Mostrava spesso il desiderio di venire a Castelnuovo per rivedere i posti dove era stato per tanto tempo. Questa notte quando ho saputo la triste notizia ho chiesto il permesso a Don Ignazio per salire sulla torre e suonare le campane anche se sono ferme per i lavori in corso. Così ho preso il batacchio e l’ho sbattuto per un quarto d’ora contro la campana perché era successo qualcosa di molto grave e Castelnuovo doveva sapere. Ho suonato il campanone per Don Alessandro e adesso ho dovuto farlo per Don Gino. Se qualcuno ha pensato “chi è quel matto? ecco, quel matto ero io

-Nikla Cingolani

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