L’universo di Cristian Fattinnanzi

Intervista di Matteo Guidolin

Cristian Fattinnanzi, nato a Forlì nel 1972 ma trasferito dal 1978 a Macerata vive dal 2008 con la moglie Paola, violinista, a Montecassiano (MC). Appassionato di astronomia dall’età di 14 anni, inizia a scoprire le meraviglie del cielo smontando e giocando con piccoli cannocchiali. A 18 anni acquista il primo telescopio e dopo diversi anni passati a studiare il cielo con questo strumento, grazie al quale inizia a realizzare qualche fotografia astronomica su pellicola, nel 1993 fa il grande passo verso l’autocostruzione con l’acquisto uno specchio da 20 cm F6 da Marcon. Dal 1994 fa parte e collabora con l’associazione astrofili “Crab Nebula”, con sede a Tolentino. Nel 2002, acquista uno specchio da 25 cm F5 realizzato da Fausto Giacometti: le immagini planetarie riprese con questo strumento vengono spesso pubblicate dalle più note riviste di astronomia nazionali (Coelum, L’astronomia, Nuovo Orione, Le Stelle) ed internazionali (Sky & Telescope). Nel settembre 2006, a Catania, gli viene conferito dall’UAI (Unione Astrofili Italiana), il premio “Marco Falorni”, con il quale gli viene riconosciuta l’attività di divulgazione e l’impegno al fine di ottenere risultati di valenza scientifica con mezzi alla portata di tutti. Sempre nel 2006 viene invitato presso gli osservatori nazionali di Loiano (Bologna) e di Collurania (Teramo), dove esegue riprese planetarie di Saturno e di Marte e partecipa con eccellenti risultati a diversi mostre e concorsi di fotografia astronomica. Tutt’oggi collabora spesso con riviste specializzate nella stesura di approfonditi articoli di carattere tecnico-astronomico e tiene conferenze in tutta Italia su argomenti inerenti l’astronomia (Macerata, Udine, Ostellato, Catania) oltre a numerosi corsi organizzati dall’associazione “Crab Nebula” di Macerata.

  • Buongiorno Cristian, leggendo la tua biografia si trovano molte partecipazioni a eventi riguardanti la fotografia e l’astronomia: quale delle due passioni è nata prima e come è nata?

 La mia passione per il cielo è nata da bambino, sui banchi di scuola, durante le prime lezioni di geografia astronomica sul Sistema Solare. Da lì ho iniziato prima con l’autocostruzione e poi con l’acquisto di vari telescopi per osservare le meraviglie del cielo. Quando ti rendi conto delle bellezze che il cielo nasconde, viene la voglia di condividere queste cose con gli altri… ed il mezzo migliore per fare questo, circa 30 anni fa, era quello di fotografare gli oggetti astronomici. E’ nata e si è sviluppata così anche la passione per la fotografia, naturale evoluzione di quella per il cielo.

  • Nelle tue fotografie oltre all’attenzione al dettaglio tecnico si nota sempre una grande sensibilità al lato estetico: quali sono i criteri che guidano le tue scelte dei soggetti?

 Va detto prima di tutto che la fotografia astronomica non si presta molto ad una interpretazione “artistica” dei soggetti. E’ molto spesso un tipo di fotografia esclusivamente tecnica, dove i fattori più importanti sono la ricerca del dettaglio e il contrasto dei soggetti ripresi. Solo in una seconda fase della mia “carriera” di astrofotografo mi sono dedicato ad un’interpretazione più ricercata degli scatti, abbinando i soggetti del cielo ad elementi terrestri in grado di rendere unico l’insieme e costruire un’immagine con una ricerca artistica e compositiva più elaborata. Da questo punto di vista l’Italia è una miniera di stupendi paesaggi che aspettano solamente di essere fotografati anche in versione notturna sotto la maestosità del cielo stellato.

  • Le immagini che proponi svelano nel dettaglio porzioni di cielo che ci lasciano fantasticare su come sia fatto l’universo: i colori e la luce che si vedono sono “realistici” o c’è sempre un lavoro di editing per renderli percettibili all’occhio umano?

 Ci sono due discorsi da fare riguardo i colori delle immagini astronomiche: innanzitutto c’è un aspetto “fisico” legato alla natura dell’occhio e della vista umana, che in condizioni di scarsa luce non percepisce bene le differenze di colore. Questo problema è aggirato dalle macchine fotografiche grazie alla possibilità di allungare i tempi di esposizione (e quindi accumulare luce per molti minuti o anche ore) per ottenere immagini più luminose degli oggetti più deboli come le nebulose o le galassie.

Il secondo aspetto è legato al sempre più invadente problema dell’inquinamento luminoso, ovvero la diffusione delle luci artificiali (per cui esisterebbero delle normative ma purtroppo raramente vengono rispettate). Questo eccesso e spreco di luce rivolta verso il cielo, oltre ad alterare i cicli vitali degli esseri viventi (con gravi conseguenze anche sulla salute), danneggia irrimediabilmente la visibilità dei soggetti astronomici. Durante le serate divulgative mi capita di incontrare sempre più spesso giovani che non hanno MAI visto la Via Lattea, fatto a mio avviso gravissimo, paragonabile al non aver mai visto il mare, considerando che si sta ignorando la metà di paesaggio sopra l’orizzonte. Per rimediare a questo triste fenomeno quando si fanno fotografie digitali si può intervenire con programmi di grafica che aiutano a “limitare i danni”, cercando di “disseppellire” i soggetti astronomici dalla patina chiara causata dall’inquinamento luminoso. Ma l’elaborazione delle immagini non può fare miracoli: di base bisogna andare comunque alla ricerca di una località lontana dalle città, in cui il fastidio delle luci sia minore. Per eseguire i miei scatti mi capita spesso di percorrere centinaia di km alla ricerca di un buon cielo di montagna. L’Italia purtroppo favorisce poco questa ricerca, vista la densità di popolazione in rapporto alla limitata superficie…. Cieli che definirei “accettabili” sono rimasti ad esempio solo nelle zone più interne degli Appennini, oppure a nord lungo il confine Alpino, nella Maremma toscana o nell’entroterra della Sardegna.

  • Quanto universo abbiamo esplorato finora con gli strumenti ad oggi disponibili e qual è il punto più distante che sei riuscito a fotografare?

L’Universo è una miniera ancora in gran parte sconosciuta, un semplice appassionato, anche con buoni strumenti, non può spingersi fino ai suoi confini. In ogni caso anche i telescopi amatoriali permettono di osservare una moltitudine di oggetti celesti incredibili, alcuni ancora avvolti da aspetti misteriosi… Nell’Universo non esiste un cartello “FINE”: c’è sempre qualcosa più in là da scoprire.

  • Al tuo attivo hai molte pubblicazioni in prestigiose riviste di astronomia nazionali ed internazionali: quale è stato il riconoscimento che ti ha dato più soddisfazione e perché?

Ci sono molte immagini a cui sono legato da una sorta di affetto “paterno”… Tra tutte però non posso non citare lo scatto che probabilmente ha cambiato la mia vita, “Andromeda on the Rocks”: questa foto, pubblicata anche dal sito “APOD” della NASA e realizzata anche grazie alla collaborazione col mio grande amico e fotografo naturalista Paolo Bolognini, mostra la galassia di Andromeda (l’oggetto più lontano visibile dall’occhio umano), sorgere sopra l’acqua e gli scogli della caletta delle “Due Sorelle”, ai piedi del monte Conero (AN). Una location particolare e misteriosa, tra l’altro difficilissima da raggiungere, che ha restituito un’atmosfera particolarissima all’immagine e che per questo è stata apprezzata anche dall’agenzia spaziale Americana.

  • Quali sono i consigli che daresti ad un fotografo o un appassionato che volesse accostarsi al mondo dell’osservazione dello spazio?

 Di affrettarsi… perché l’inquinamento luminoso rende sempre più difficile osservare il cielo, per lo meno dall’Italia! A parte questa triste ma verosimile battuta, il mio consiglio è quello di coltivare questa passione senza scoraggiarsi: con esperienza, pazienza e continuità ci renderemo conto della straordinarietà dell’Universo. Tutto ciò andrà a nutrire il nostro animo, in un mondo sempre più frenetico e distratto verso la maestosità degli spettacoli che la natura ci può offrire.

  • Hai già diverse mostre dei tuoi lavori all’attivo, quali sono i tuoi progetti futuri?

A dicembre 2016, grazie all’amico (e sponsor) Stefano Menchi, ho potuto esporre a Macerata, per la prima volta, oltre 50 mie immagini astronomiche in una mostra intitolata “Ritratti Celesti”, un percorso che parte dal Sole ed arriva ai confini dell’Universo tramite immagini riprese in oltre 20 anni di astrofotografia. L’affluenza è stata notevole ed è stata un’occasione per divulgare e portare all’attenzione di un pubblico molto vasto la bellezza del cielo, di quello che potremmo vedere e di quello che stiamo lentamente perdendo. In primavera la mostra si è ripetuta a Monte San Giusto, al momento non ci sono altre date in programma. Nel frattempo però l’attività di divulgazione non si ferma e spesso partecipo o vengo invitato per conferenze, lezioni nelle scuole o serate pubbliche dove cerco di raccontare le meraviglie dell’Universo oppure mostrare il cielo col mio personale telescopio (che pesa 60 kg).

 

 

Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet