Lorenzo Lotto legato alla città dell’Infinito da un simbolo

Sabato 24 febbraio 2018 Mauro Zanchi  è stato ospite del Museo Villa Colloredo Mels per la presentazione del suo libro “In principio sarà il sole. Il coro simbolico di Lorenzo Lotto” edito da Giunti. “Il maggior esperto di Lorenzo Lotto”, così lo ha definito Antonio Perticarini durante i saluti.

Zanchi ha spiegato il lavoro per Santa Maria Maggiore, il magnum opus di Lotto a Bergamo, dove soggiornò dal 1513 al 1526 lavorando per molti committenti, dipingendo affreschi, pale d’altare, opere per la devozione privata, ritratti. Le enigmatiche immagini ideate da Lorenzo Lotto e intarsiate da Giovan Francesco Capoferri avrebbero dovuto svolgere un ruolo simbolico atto a stimolare meditazioni intellettuali e spirituali. Lotto ha elaborato un sincretismo fra temi religiosi e archetipi pagani, fra concetti spirituali e temi profani, così che alle storie bibliche si sono congiunte metafore dell’Alchimia, figure care all’Ermetismo, suggestioni della mitologia greco-romana e concetti della filosofia neoplatonica. Sono immagini non facilmente decifrabili, per creare un senso di mistero, aperto ad una molteplicità di interpretazioni con lo scopo di condurre l’uomo a degli stati interiori che gli permettessero di giungere gradualmente alla reale conoscenza o saggezza.

NOSCE TE IPSUM (conosci te stesso), il motto scritto sul frontone del tempio di Apollo a Delfi e rappresentativo dell’insegnamento di Socrate, spinge l’uomo a trovare la verità dentro di sé. La frase, contenuta in una tarsia sovrastata da un angelo in piedi sopra una bilancia, avvicina il “pittore psicologico”, così definito da Berenson, al pensiero di Carl Gustav Jung e del suo lavoro come psicologo dell’inconscio, e al suo “principio di individuazione”, una miscela di pratiche e di saperi che l’alchimia rappresenta e si offre a rappresentare quel percorso psicologico molto complesso e articolato che è la ricerca del Sé, del senso della vita sprofondando nell’inconscio.

Un concetto che collega alla perfezione la mostra di Sgarbi “Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi”, aperta fino all’8 aprile, ma forse prorogabile come ha annunciato Luca Marcelli di Sistema Museo, incentrata sul conflitto interiore di due personaggi “psicologici” quando ancora questa scienza non era nata.

La passione di Lotto per l’alchimia viene evocata da Zanchi con i nomi di grandi artisti contemporanei passando da Durer a Duchamp. Soprattutto su quest’ultimo sono stati scritti dei saggi da Artur Schwarz a Maurizio Calvesi, dove il maestro dei ready-made compie la trasformazione della materia grezza a pietra filosofale, donandole l’immortalità dell’arte. Zanchi continua le connessioni da Kieffer a Oleifur Elliason, Pollok fino a Paolini, l’artista concettuale che con l’opera “Giovane che guarda Lorenzo Lotto” , la “mise en abyme” inverte i ruoli tra artista e spettatore: se l’anonimo ragazzo sta guardando Lorenzo Lotto, vuol dire che lo spettatore diventa Lorenzo Lotto.

Il collegamento tra Lorenzo Lotto e l’arte contemporanea ha compiaciuto l’assessore alle cultire Rita Soccio la quale auspica che presto anche Lotto appaia nella rosa dei grandi artisti del passato come Michelangelo, Leonardo , Raffaello, affinchè sia riconosciuto il suo valore ed abbia la fama che si merita.

 

Ciò che ha stupito tra le varie spiegazioni di Zanchi è l’immagine dell’analemma ripetuto in molte opere del Lotto come succede nella Trasfigurazione di Recanati dove la figura è dipinta sul cordoncino della chiave tenuta in mano da San Pietro.

 

L’analemma è una figura che si forma dopo aver fotografato il Sole tutti i giorni, una volta al giorno, esattamente alla stessa ora ed esattamente dallo stesso posto per un anno intero. Alla fine si sovrappongono tutte le immagini in una sola e il risultato è una forma di 8 stretto e con la metà inferiore molto allungata.

La parola ‘analemma’ non nasce però con la fotografia, ma è molto più antica. Come spiega Vitruvio nel libro suo celebre trattato De Architectura, risalente più o meno al 15 a.C., l’analemma è il fondamento su cui si costruiscono gli orologi solari, le cosiddette meridiane, ricavando la figura dalle variazioni quotidiane dell’ombra solare proiettata dal loro gnomone.

Con il dipingere questa figura simile al simbolo dell’infinito, Lotto sembra abbia intrapreso un volo astrale viaggiando nel passato, presente e futuro, collegandosi indissolubilmente a Giacomo Leopardi e alla città di Recanati.

 

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Nikla

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