L’idioma di Casilda Moreira il libro di Adrian Bravi

Dalle Marche in Patagonia alla ricerca di una lingua che si sta estinguendo. Annibale, studente di etnolinguistica, dopo di un incidente capitato al suo professore Giuseppe Montefiori, decide di partire per l’Argentina alla ricerca dei mitici Casilda e Bartolo, gli unici depositari di una lingua antica che si credeva scomparsa: günün a künä. Purtroppo, gli ultimi eredi di questo tesoro linguistico hanno deciso di non parlarsi più.

Adrian Bravi è uno scrittore argentino che da più di trent’anni vive a Recanati. In questo romanzo s’immedesima in un ragazzo italiano, per ritornare nella storia e nella cultura della propria terra. La Patagonia nel libro è descritta nella sua forma più pura, selvaggia, lontano dalle immagini raccontate da Chatwin giudicate dallo scrittore troppo turistiche.

“Quando noi studiavamo gli indios li guardavamo come corpo unico legato al problema della loro estinzione. Nella seconda meta dell’Ottocento con il dominio spagnolo è iniziato lo sterminio delle popolazioni indigene, i primi desaparecidos. Studiando alcuni testi ho scoperto che gli indios non erano un corpo unico ma tante unità diverse con le proprie tradizioni e mi aveva colpito il racconto di un antropologo argentino Rodolfo Casamiquela, di aver intervistato l’ultimo parlante di una lingua morto nel 1960 all’età di 90 anni, e di aver creato un piccolo dizionario grammaticale. Era morta un’intera cultura e quando muore una lingua, muore un punto di vista sul mondo. E’ da questa posizione etica che sono partito, immaginando due personaggi che parlano questa lingua ma che non si parlano tra di loro per una storia d’amore e tradimento. Morto il loro amore muore anche la lingua legata alla loro intimità, al loro innamoramento. Casilda e Bartolo sono cugini e sono stati fidanzati da ragazzi, poi lui se n’è andato con un’altra che è rimasta incinta. Quando è tornato a cercarla intorno ai cinquant’anni, lei non ha voluto più rivolgergli parola; si limita a portargli del cibo davanti alla baracca in cui vive.”

Il romanzo è stato presentato il 6 aprile nella Mediateca di Recanati da Aurora Mogetta e Giulia Corsalini la quale si è soffermata sull’elemento antropologico della lingua. “Perché un’opera sia un’opera d’arte, un romanzo, il tema centrale non è la lingua ma è l’elemento drammatico della narrazione e sentimento lirico. Sulla lingua si costruiscono le vicende dei protagonisti ed è l’approccio scientifico a salvare la lingua dalla morte. In contrasto con questo c’è la visione magica e anche emotiva e sentimentale degli altri protagonisti. Sulla lingua s’innestano tutte le vicende ma è anche l’elemento evocativo e suggestivo del romanzo. Nel libro ci sono parti scritte in corsivo dove il tono si fa lirico e c’è una specie di elegia della lingua che si sente come qualcosa che non muore.

Alla fine Annibale riuscirà a far parlare i due vecchi e a registrare le loro voci? Al di là di sapere come andrà a finire ci sono altri contenuti che affascinano come ad esempio il tema amoroso, il concetto del viaggio, l’incanto dei luoghi che spaziano dal paesaggio leopardiano dell’infinito all’infinta vastità della Patagonia – il nulla per Borges. Tuttavia ciò che colpisce è la tensione creata dall’interruzione dei due ex amanti di comunicare con la lingua che solo loro conoscono, per colpa di un atto di infedeltà. La sospensione in questo caso diventa lo spazio in cui voler difendere e proteggere l’idioma in tutta la sua purezza per tenerlo lontano da ogni contaminazione emozionale che potrebbe infrangerne l’autenticità. Meglio punirsi con il silenzio, piuttosto che rovinare irrimediabilmente anche un solo ricordo di ciò che è stato del loro amore. E mentre per i due personaggi il tempo passa, in loro c’è qualcosa di eterno che rischia di essere perduto per sempre.

N.C.

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Nikla

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