L’arte di Alberto Cecchini

La Galleria IDILL’IO arte contemporanea di Pio Monti a Recanati, dopo una lunga pausa riprende la propria attività con la mostra personale di Alberto Cecchini, artista recanatese conosciuto soprattutto per le sue ceramiche. All’inaugurazione ha partecipato un folto pubblico di appassionati del lavoro di questo artista, allievo del famoso maestro Rodolfo Ceccaroni, che ha riportato il nome della ceramica recanatese all’attenzione del mondo dell’arte.

Il titolo Quel caro immaginar è una frase contenuta ne Le Ricordanze, il canto che Leopardi scritto nel 1929 a Recanati dove viene messo in scena il confronto dialettico tra passato e presente. Il passato,  l’oggetto del ricordo, viene proiettato al presente e si fa immagine. L’immaginare ha la capacità di accostare e dare forma al reale con l’ideale. Senza questa azione i ricordi si perderebbero. Cecchini compie un viaggio nella propria interiorità e recupera oggetti di vario tipo collocandoli in contenitori paragonati alle wunderkammer, le stanze delle meraviglie, ovvero le raccolte enciclopediche che stupivano per la stravaganza e bellezza. All’interno di queste “Scatole della memoria” come le chiama l’artista, ci sono oggetti che rimandano alla sua esperienza personale e, essendo recanatese, ha dentro di sé quell’ascendente leopardiano da cui, anche senza volerlo, prenderà ispirazione. In queste opere sono sviluppati alcuni dei più importanti concetti leopardiani come ad esempio il concetto di Limite, un tema che Leopardi ha sviluppato in due fasi. Nella prima fase rappresenta la possibilità di andare oltre e poter raggiungere l’infinito. Nell’ultima fase, nell’elaborazione del suo pessimismo storico, giunge alla conclusione che solo il limite distingue le cose per identificarle, altrimenti ci sarebbe il nulla. Questo concetto nelle opere di Cecchini si è concretizzato attraverso il piatto rotto, emblema del superamento e dell’oggettivazione. Altra tematica leopardiane è il Volo. Proiettare il pensiero oltre ogni cosa, spiccare il volo per sentirsi libero, guardando dall’alto Recanati, (lo sguardo panoramico è una caratteristica della poetica leopardiana), e descriverlo come oggetto architettonico che spicca sopra ogni cosa. La Metafisica è un’altra caratteristica leopardiana per il senso del vago, dell’indefinito e di limitatezza della condizione umana,  che Cecchini elabora attraverso i manichini senza volto, inespressivi, privi di emozioni che come automi diventano pedine nelle mani del destino. Da notare anche la precisione della pittura con cui descrive i particolari che riportano ad un retaggio tradizionale classico ma libero da vincoli convenzionali, con un rapporto alla dimensione ludica come manifestazione dell’esistenza umana. Infine, altro elemento leopardiano che si collega a Le rimembranze è l’elemento femminile contenuto in una sua “Scatola” dal titolo Ricordo. Il personaggio è circondato da reperti archeologici che rimandano all’amore per i classici antichi, e può essere paragonato a Nerina – Maria Belardinelli, un nome tratto dall’Aminta di Torquato Tasso. In questa opera c’è anche una nota contemporanea come il ready made, dove alcuni oggetti già pronti, sono contestualizzati nelle sue opere, caricandosi di significato.

Con la mostra di Cecchini, la galleria IDILL’IO introduce le celebrazioni leopardiane come lo scorso anno con la mostra di Claudio Cintoli.

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Nikla

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