La vita e l’arte di Vitaliano Benedettucci

Il 15 febbraio ricorre il 45.esimo anniversario della morte di Vitaliano Benedettucci, scultore, restauratore, decoratore recanatese, deceduto troppo presto a causa di una grave malattia. Vitaliano, un uomo dalle mani d’oro, ha lasciato un segno indelebile con poche ma significative opere che varrebbe la pena riscoprire. Il Portale nella Cattedrale San Flaviano di Recanati, ad esempio, mostra un bassorilievo con intagli molto profondi, con figure incise da mano sicura e agile, fino a sbalzarne i contorni con gesti precisi e pazienti. Dai suoi lavori emerge l’evidente rispetto per l’arte antica e per quella sobrietà così moderna che si esprime senza inutili artifici.

Vitaliano vide la luce il 21 marzo 1932. Da vent’anni questo primo giorno di primavera coincide con la Giornata Mondiale della Poesia. Perciò a Recanati, luogo in cui la poesia si combina con le arti e si mescola con il linguaggio visivo, sarà una data particolarmente sentita anche per questa coincidenza.

Oggi il ricordo vive nella figlia Manuela, anche lei artista, che nel seguente articolo evidenzia la multiforme attività creativa del padre.

VITALIANO BENEDETTUCCI

Nasce a Recanati in un antico appartamento al piano terra di Palazzo Venieri, il 21 marzo del 1932 da Luigi ed Elena Gurini; è l’ultimo di cinque figli: i suoi fratelli sono Antonio, Rina, Clemente e Pasquale.

Nella foto in alto al centro Luigi Benedettucci, al di sotto la moglie Elena con in braccio il primogenito Antonio.

Frequenta la Scuola di Avviamento Professionale, istituzione scolastica che permette a chi ha conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione verso il mondo del lavoro. Aiuta il padre Luigi (il bidello del Liceo Classico detto Gigio – pittore ed artista recanatese) in una “bottega” dove apprende i segreti dell’arte e dell’artigianato e dove inizia il suo percorso si scultore. Nel marzo del 1945, il fratello di Vitaliano, Pasquale che è militare, cade giovanissimo in un bombardamento a Clusone, dramma che condizionerà per sempre tutti i componenti della famiglia.
Nel dopoguerra, nel 1952, Vitaliano con i fratelli Antonio e Clemente emigrano per motivi di lavoro in Africa, e ad Algeri aprono una rivendita della Vespa Piaggio.

Vitaliano e il fratello Antonio ad Algeri

In Algeria inizia la guerriglia e sopravvive per miracolo ad un attentato (inizia l’esodo degli europei per l’ottenuta indipendenza del Paese dalla Francia). Torna a Recanati nel 1954 come profugo.

Le sue opere scultoree e le sue capacità acquisite nel restauro e nelle decorazioni antiche, lo rendono protagonista del mondo culturale recanatese e non, tanto che ha la possibilità di entrare nei laboratori dei Musei Vaticani come restauratore.
Ma sono gli anni in cui riesce a dar vita ad opere importanti come il portale rappresentante l’Antico ed il Nuovo Testamento venduto a Roma (Famiglia Bizzarri) e della cassapanca con le immagini del Ratto delle Sabine acquistata da un signore di Filottrano.

Portale “Antico e Nuovo Testamento”

Pannello anteriore della cassapanca rappresentante “Il Ratto delle Sabine”

Portale presente alla Cattedrale San Flaviano di Recanati – anno 1957

Nel 1957 il portale da lui eseguito, e voluto dal Prof. Don Attilio Moroni (profondo conoscitore del mondo dell’arte ed appassionato collezionista di quadri) viene posizionato nella Cattedrale San Flaviano di Recanati, accesso che porta all’Antico Episcopio.

Le sei formelle che compongono il portale del Duomo

Fa parte del mondo culturale degli anni ’50 e collabora con personaggi conosciuti della città leopardiana negli allestimenti di mostre di vario genere.

Nella foto fra i presenti, Vitaliano, Antonio e Luigi Benedettucci; Cesare Peruzzi, Rodolfo Ceccaroni, Arturo Politi, Ismaele Casadei ed altri.

Ma Vitaliano cerca occupazione fissa in Italia e all’estero. Si reca a Parigi e dopo un colloquio di lavoro riesce ad ottenere un contratto con l’INTERFOR (Società Internazionale di Escavazioni Petrolifere), che lo invia del deserto del Sahara in Algeria ad operare negli impianti di perforazione dei pozzi petroliferi. Nel 1960 viene trasferito nei Bassi Pirenei in Francia nella città di Pau.

Vitaliano negli impianti di perforazione dei pozzi petroliferi in Algeria

Torna a Recanati nei periodi di pausa dal lavoro, e nel 1960 conosce Giulietta Spadellini, giovane montefanese che diverrà poi sua moglie.

Si licenzia dal lavoro e si stabilisce definitivamente in Italia. Nel febbraio del 1961 si sposa.

Giulietta Spadellini

Vitaliano e Giulietta

San Firmano di Montelupone il giorno delle nozze – febbraio 1961

Lavora per un breve periodo con il fratello Clemente come restauratore di mobili antichi.

Nascono dal matrimonio quattro figli: Manuela, Barbara, Luigi e Sabrina.

Nella foto: Sabrina, Manuela, Luigi e Barbara Benedettucci

Viene chiamato dalla ditta Giovannini come esperto di restauro di chiese e tombe; fra i lavori più importanti, si ricorda l’intervento nella Basilica di San Gabriele in Abruzzo, presso una chiesa a Potenza Picena, a Loreto nel Convento delle Suore di Clausura, in una chiesa a Porto Recanati, in un antico palazzo a Monza, nella Villa Giunchi a Colfiorito e a Recanati nella Tomba di Beniamino Gigli.

Il Monumento Funebre della famiglia Gigli

Sulle decorazioni all’interno della tomba, nulla si sapeva di preciso. E nel momento in cui vi è stata la presentazione del restauro, mi sono confrontata con l’esecutore manuale, Simone Settembri, ed ho cercato di ricostruire gli avvenimenti. Da bambina avevo visto quegli angeli ingranditi, bucherellati e pronti per lo spolvero (tecnica per riportare il disegno sulla parete da dipingere), li avevo visti nel laboratorio di mio padre (all’interno della mia abitazione – ove attualmente si trova la segreteria dell’Uniper). Ho fatto delle ricerche, ed ho chiesto notizie al signor Giuliano Calamante, il giovane apprendista che all’epoca della decorazione del mausoleo, affiancava mio padre per imparare il mestiere.

Negli anni sessanta, prima delle festività dei morti, era usanza da parte delle famiglie facoltose recanatesi di far sistemare gli interni e gli esterni delle tombe, e solitamente la Ditta Giovannini che si avvaleva della collaborazione dell’artista Arturo Politi e di Vitaliano Benedettucci, era dedita ai vari restauri che si eseguivano all’interno del Civico Cimitero. Inizialmente, nella tomba Gigli, era presente solo l’immagine del Cristo (probabilmente dipinta dal Politi) posizionato di fronte l’ingresso con alcuni decori tutt’attorno alle quattro pareti che già a quell’epoca dovevano essere “ripresi” ogni anno perché tendevano a rovinarsi. Intorno agli anni 1966/67, viene presa la decisione di terminare l’interno della Tomba come dal progetto eseguito dal Maestro Biagio Biagetti. La Ditta Giovannini viene incaricata ad eseguire i lavori. Vitaliano e Arturo Politi iniziano la loro collaborazione.

Biagio Biagetti, bozzetti Tomba Gigli, olio su legno, cm. 100 x 80, 1944 collezione privata

I cartoni preparatori del Maestro Biagio Biagetti

Dai cartoni del Biagetti mio padre preparò gli spolveri che permisero di riportare le immagini sulle pareti per poi dipingerle. Una volta riprodotte le tracce sul muro e preparati i colori (che venivano provati su mattoni o foratelle), veniva periodicamente sul luogo il Politi per verificare l’andamento del lavoro e per apportare (a volte) piccole modifiche nelle sfumature e nella preparazione delle tempere. Praticamente il Politi ha visionato e controllato il lavoro eseguito da Vitaliano. Il lavoro all’interno della tomba è terminato nei primi anni ’70.

Nel 2018 il mausoleo, danneggiato a causa dell’umidità nella struttura e nei dipinti, è stato oggetto di un accurato restauro, promosso dal Comune di Recanati e da altri Enti e privati, per mano di Simone Settembri, restauratore ai Musei Vaticani.

La tomba di Beniamino Gigli oggi.

Vitaliano alterna il lavoro di restauro a quello di imbianchino e nei momenti di ispirazione, si dedica alla scultura.

Segue la vita artistica del padre Luigi e con i fratelli Antonio e Clemente organizza una importante mostra nella Bottega di Peppe Ribe nel maggio del 1972.

Nella foto Vitaliano, Peppe Ribe, Neno Giovannini ed altri

Un grave lutto colpisce ancora la sua vita, e, nel gennaio del 1973 muore il suo amato fratello Antonio.
Vitaliano verrà a mancare all’età di 43 anni, dopo una grave malattia il 15 febbraio del 1975.
Essendo io stata la figlia più grande, ho avuto modo di vivere più intensamente il rapporto con mio padre: rimanevo ad osservarlo mentre lavorava, lo accompagnavo da nonno Luigi nel suo laboratorio dove dipingeva, ero con lui nelle mostre di pittura, mi portava nei cantieri dove stava eseguendo dei restauri. Mi spiegava come si facevano determinate cose, come si ingrandisce un’immagine e si faceva aiutare (con mia grande soddisfazione). Amavo vedere quando usava la tecnica della doratura su immagini sacre o su cornici con la “foglia oro”… conservo ancora tutta la sua attrezzatura ed i fogli non utilizzati. La sua particolare sensibilità e a volte la sua debolezza, l’amore per Recanati , per gli animali, per i fiori, per l’arte, hanno lasciato un segno indelebile nel cuore di chi lo ha conosciuto.
Le sue opere resteranno una testimonianza della sua breve ma intensa vita.

Nel quarantacinquesimo anniversario della morte di Vitaliano (15 febbraio 1975 – 15 febbraio 2020), dedico questo scritto a lui, a mia madre, alle mie sorelle Barbara e Sabrina e a mio fratello Luigi.

Manuela Benedettucci

Nella foto: Vitaliano, Manuela, Giulietta

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Photo courtesy ©ManuelaBenedettucci

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Nikla

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