La Traslazione della Santa Casa di Girolamo Cialdieri

Tra le molte opere d’arte importanti che si trovano a Recanati vi è il quadro che rappresenta il trasporto della casa della Vergine Maria, secondo la tradizione compiuto dagli angeli. L’opera si trova nella Chiesa dei Cappuccini di Recanati ed è stata realizzata da Girolamo Cialdieri, allievo del maestro veronese Claudio Ridolfi, molto attivo nelle Marche e a Urbino. Ridolfi nel 1621 lo troviamo a dipingere una serie di tele per il neonato di corte, Federico Ubaldo, che da grande avrebbe dovuto reggere le sorti dell’importante Ducato e ricoprire importanti cariche cittadine. Cialdieri era nato nel 1593, proprio ad Urbino. Figlio di Bartolomeo, doratore e pittore vicino al Barocci attivo tra il 1600 e il 1639, anche lui di Urbino, è sicuramente uno dei maggiori artisti marchigiani attivi in quel periodo. Il Cialdieri ebbe contatti con il Barocci e ne subì l’influenza. Velocissimo nel dipingere, diventò autonomo fin da giovane dopo aver ricevuto molte commissioni di pale d’altare e  richieste francescane; questo forse fu dovuto al fatto che era molto amico dei Barberini, la potente famiglia papale, protettrice dell’ordine francescano.

Nel XVI secolo si diffonde l’arte religiosa devozionale. La gente semplice, il popolo, ma anche le famiglie nobili vogliono cercare nel dipinto la fede, la pietà i valori in cui credere, come a rifugiarsi, a trovare conforto dentro il racconto che l’artista esprime. L’arte devozionale, si diffonde capillarmente e la gente trova in essa le esortazioni e gli ammonimenti per vivere una vita cristiana. Oppure vede raffigurate le verità di fede in cui credeva. L’arte, spinta dalla chiesa, diventa gloriosa e trionfante. Anche in questo quadro l’autore descrive un trionfo, una scena epica e memorabile. Sceglie di imprimere nella tela la sua fede e la sua devozione. Non dimentichiamoci che siamo di fronte ad un altare di una chiesa e l’opera viene concepita proprio per essere uno strumento di preghiera durante le funzioni. La scelta del soggetto fu facile da trovare perché al tempo la pala d’altare, l’opera centrale più importante, doveva richiamare la dedicazione della chiesa.

Girolamo Cialdieri, la traslazione della Santa Casa, Chiesa dei Cappuccini, Recanati, olio su tela, 1616

Del quadro purtroppo sappiamo ben poco perché abbiamo notizie solamente sulle Memorie Historche di Recanati di Diego Calcagni (1711), ma non parla di alcun autore. E’ solo dopo il restauro del 1979 che si è stato stabilita la paternità al Cialdieri perché è emersa la firma apposta sul retro della tela. Una paternità autorevole. Quando l’autore compose quest’opera era molto giovane, aveva 23 anni. Se guardiamo attentamente il dipinto, notiamo come tutto il racconto sia chiaro e semplice. Questa bellissima traslazione è datata 1616 poiché proprio quell’anno la chiesa fu dedicata alla Madonna di Loreto ed era tradizione commissionare la pala d’altare raffigurante il soggetto della dedicazione. L’opera è un olio su tela e misura 398x 220 cm. La cosa straordinaria è la spettacolarità della scena rappresentata in modo semplice e intuitivo. Tutto è solenne e grandioso. Girolamo Cialdieri dipinge la casa di Maria in modo molto veritiero e ci trasmette l’idea di una abitazione modesta ma dignitosa. Ciò non toglie solennità alla scena, anzi, sembra contribuire a rendere tutto più, sacro. La Casa è nitidamente descritta e, come possiamo osservare, in cima è ben visibile il campanile, quasi che a vederla da lontano  sembra essere una Chiesa di campagna.​​​​​​​​ Maria è raffigurata seduta in cima al tetto, trionfante, con il bambino in braccio. Tre angeli sorreggono una nuvola su cui poggia i piedi. Lo sguardo di Maria e Gesù è rivolto verso di noi, ci guardano, ci invitano ad entrare nella scena. Lo sguardo rivolto lo spettatore significa che noi siamo partecipi dell’evento, non siamo esclusi.

Una particolarità di questo lavoro di Gerolamo Cialdieri, tutto originale se confrontato con le altre raffigurazioni della Santa Traslazione, riguarda la Casa che è dipinta frontalmente mentre un nutrito gruppo di angeli tutto intorno la sorregge. In primo piano viene mostrata la finestra , anche questa molto spoglia, semplice. Ma non è una finestra qualunque, attraverso quella finestra avvenne l’evento dell’Annunciazione, dove l’angelo Gabriele si presentò a Maria. L’autore mette in primo piano proprio questo lato, per ricordarci l’importanza di questa finestra. E poi i colori, vivi e seducenti. Il rosso, il manto della Madonna, le vesti degli angeli, le nubi e i santi.  Questi colori sono la marca distintiva dell’arte figurativa marchigiana di quel secolo e la dimostrazione più lampante di quanto Girolamo Cialdieri avesse imparato ed appreso dal suo maestro Claudio Ridolfi. E poi in basso, troviamo raffigurati due personaggi, due santi che ci invitano a contemplare la scena. Sono San Francesco e San Giovanni Battista. San Francesco è il santo fondatore dell’ordine dei francescani da cui derivarono i Cappuccini, loro esempio di vita. San Giovanni è colui che ha annunciato il Cristo; la sua vita è stata esemplare, molto rigida e austera.

La tela è collocata in un posto privilegiato, sull’altare maggiore, e ha un impatto visivo molto importante anche dovuto al fatto del notevole dinamismo e movimento che troviamo, prima di tutto con il volo circolare degli angeli che sorreggono la casa della vergine, ma soprattutto dalla struttura geometrica. La possiamo osservare seguendo le linee oblique che corrispondono allo squarcio paesaggistico al di sotto della casa della vergine e convergono nell’agnello, un elemento appartenente all’iconografia di San Giovanni. Il santo sostiene un bastone con il cartiglio “Ecce Agnus Dei”, in riferimento a Gesù Cristo nel suo ruolo di vittima sacrificale. Se dall’agnello si segue una linea verticale fino in alto vediamo che alla parte opposta coincide con il bambino Gesù, “l’Agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo.” Questa “verticalità sacrale” favorisce l’evocazione di un più forte senso spirituale.

Secondo lo storico Lanzi, Cialdieri era “espertissimo nel toccare il paese e lodato nella prospettiva”.  Questa sua caratteristica è evidente nello squarcio che si apre sul paesaggio non riconoscibile e probabilmente d’invenzione. Esso raffigura un porto, un edificio architettonico, austero, sovrastato da una torre abbastanza possente, che farebbe pensare (perché no?) al Castello Svevo di Porto Recanati; il porto è un simbolo di punto d’arrivo, di partenza ed è proprio situato sulla verticale che conduce al Cristo, sotto la casa della Vergine; potrebbe essere una rappresentazione religiosa dell’aspirazione alla massima spiritualità. Un’ultima nota da porre in evidenza sono i colori. La tavolozza di Cialdieri è davvero ricca e brillante come  già detto; questo probabilmente è dovuto al suo apprendistato con Ridolfi. L’arte veneta, infatti,  poneva molta attenzione al colore. In questo dipinto le tinte sono contrastanti tra loro con toni acidi nei gialli e nei rosa, incentrati nei verdi oliva. E’ una colorazione di tipo “manierista”. I pittori veneti enfatizzavano  con pennellate di colore molto ricche e varie, il disegno e i volumi, gli oggetti e i personaggi. Poichè la pittura è il riflesso dell’interiorità e, quindi, qualcosa di intimo, questa “espressività” è ben rappresentata dalla figura di San Francesco dipinta con segni talvolta liberi e veloci; il suo corpo è prolungato ed è caratterizzato da mani affusolate con dita allungate, a sottolineare l’aspirazione dei mistici al cielo.

 N.C.

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Nikla

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