“La regione delle Madri. I paesaggi di Osvaldo Licini”

Monte Vidon Corrado | È stata presentata ieri alla stampa la mostra “La regione delle Madri. I paesaggi di Osvaldo Licini” allestita negli spazi espositivi del Centro Studi Osvaldo Licini e Casa Museo Osvaldo Licini.

A ricevere i giornalisti Daniela Simoni, direttrice da tredici anni della Casa Museo Licini e curatrice della mostra con la collaborazione di Stefano Bracalente, Nunzio Giustozzi, Mattia Patti, Stefano Papetti e Massimo Raffaeli.

Non è una mostra per registrare i flussi di persone ma una mostra di ricerca per un risvolto di carattere culturale” ha precisato il Sindaco Giuseppe Forti. È proprio questo aspetto, infatti, a rendere interessante il percorso espositivo a partire dalla riflessione sul paesaggio, un tema dominante per Licini e necessario al proprio processo creativo. La mostra, frutto di un tavolo di lavoro tra chi da anni studia l’artista, è il risultato di un percorso di ricerca scientifica molto approfondita con puntualizzazioni e novità. Volutamente senza principio cronologico, si svolge attraverso lo studio delle serie che Licini realizzava dipingendo an plein air. Gli studiosi hanno cercato, ancorandosi al territorio, di individuare anche i punti di osservazione e aggiustare il riconoscimento di alcuni luoghi come Montefalcone oppure Massafermana scambiata in un dipinto per Falerone.

I luoghi hanno sempre un particolare significato per gli artisti: basti pensare a ciò che rappresenta Giverny per Monet o Aix-en-Provence per Cézanne, o ancora Arles per Van Gogh. E l’arte di Licini si sostanzia della suggestione del suo paesaggio marchigiano, interpretato anche in chiave simbolica così come descrive in una lettera del febbraio del 1941 al teosofo e filosofo Franco Ciliberti, fondatore del movimento Valori Primordiali: “Ti scrivo dalle viscere della terra la “regione delle madri” forse, dove sono disceso per conservare incolumi alcuni valori immateriali, non convertibili, certo, che appartengono al dominio dello spirito umano. In questa profondità ancora verde, la landa dell’originario forse, io cercherò di recuperare il segreto primitivo del nostro significato nel cosmo.”

Il percorso di visita, spiegato alla perfezione da Daniela Simoni, è diviso in tre sezioni, ciascuna contraddistinta da un allestimento con alternanza dei colori alle pareti: verde chiaro al Centro Studi per segnalare la naturalità della serie an plein air; nella Casa Museo il color fango, terra e acqua insieme, elementi legati alla creatività, evidenzia il passaggio alla fase geometrica alla nascita delle figure fantastiche; nel Ventre della casa l’azzurro, in riferimento all’idealismo e spiritualismo, risalta la visione delle creature fantastiche come gli Olandesi volanti, le Amalassunte e gli Angeli ribelli. “Non è un’antologica che si sarebbe potuta tenere in qualsiasi altra sede – precisa la curatrice – ma è stata pensata ad hoc per l’eccezionale contenitore che l’accoglie che è la casa dell’artista, nel paesaggio dell’artista. Il titolo stesso ha una sorta di Ambivalenza: da un lato regione delle Madri al plurale riferita alle Marche, dall’altra la rappresentazione delle idee di Licini per il paesaggio che lo guarda e lo interiorizza.

In mostra 90 capolavori e 30 disegni, di cui 33 del periodo figurativo, 9 dipinti astratti degli anni Trenta e i rimanenti degli anni Quaranta e Cinquanta, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, italiane e straniere.  Vale la pena visitare la mostra per ammirare alcune opere mai state esposte, come  “La Gola dell’Infernaccio”, detta anche “La danza delle Fate”, dipinto sul retro di Ritratto di Rosa Catalini Andrenacci, oppure come una Marina del 1922 proveniente da una collezione privata.

Paesaggio italiano, 1923 circa, olio su tela, Parigi, Centre Pompidou

In mostra dopo decenni di assenza “Il Paesaggio italiano” del 1921 proveniente dal Centre Pompidou, opera assente dal 1968 e mai stata registrata, poiché, come racconta Bianca Lucia Maglione, “era stata segnalata con il titolo sbagliato: si parla di “Paesaggio della costa Azzurra” quando in realtà non lo è. L’unica esperienza espositiva di questo quadro è quella del 1928 organizzata da Mario Tozzi, una collettiva di artisti italiana che avevano un’esperienza importante in Francia.” E’ proprio questo dipinto proveniente dal Centre Pompidur a qualificare la mostra e renderla singolare.

 “La mostra è stata un impegno rilevante con uno stanziamento di 245mila euro – ha dichiarato l’assessore regionale al bilancio Fabrizio Cesetti ed è stata fortemente voluta proprio nel paese nativo del grande artista, il quale fu anche sindaco in un periodo di ricostruzione difficile. Dopo questa recente crisi sanitaria-socio-economica non si pensava di poter aprire questa mostra, invece qui è stato possibile ed è un segnale straordinario di ripartenza.

Stefano Bracalente spiega il titolo plurale come un percorso di continuità tra tutti i periodi artistici. “La regione delle Madri e il Paesaggio al plurale è una genesi che non s’interrompe mai e negli anni della guerra diventa prioritario; l’attività politica e artistica, infatti,  gli appartengono fin dalle origini quando negli anni 20 combatte il fascismo. Dopo la seconda guerra mondiale, in un momento di ricostruzione, si lascia coinvolgere dal movimento cosiddetto Primordialismo che ha come concetto la Madre e la fecondità come genesi di miti.  Durante la guerra, quando il mondo sembrava finire, in quel buio e decadenza cerca la luce per uscirne. Il mio studio è stato condotto attraverso i documenti d’archivio come una delle lettere che si pensava fosse dispersa indirizzata al Ciliberti.”

Il professore Giuseppe Forti dall’Università di Pisa, rappresentante il modo accademico, rimarca come nel 41 ci fosse stato un lockdown più impegnativo: “C’era la sospensione di tutto e Licini si trovava costretto in isolamento. Da qui la messa a fuoco del rapporto con la terra delle Marche come spinta per ripartire, in rapporto strettissimo con il paesaggio.”

Nunzio Giustozzi editor di Electa la casa editrice del catalogo italiano-inglese, presenta il prezioso volume con contenuti e approfondimenti che segnano un passo avanti nella ricerca: “È una sintesi tra forma e contenuto con materiali inediti, documenti rari, scatti d’autore,  saggi e note degli studiosi, compreso il contributo di Stefano Papetti sulla poetica tra Leopardi e Licini. Il sogno ora è di portare la mostra a Parigi.”

Licini, l’errante, l’erotico, l’eretico, come egli stesso si definiva, artista dalla grande libertà intellettuale, per la sua poetica pura e originale in continua e incessante trasformazione colpisce, stupisce e commuove, ancora e sempre.

La mostra rimarrà aperta fino all’8 dicembre 2020

Nikla Cingolani

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