La politica non c’entra

In marcia contro la chiusura del Punto di Primo Intervento a Recanati

La politica dovrebbe superare se stessa. Per farlo occorre un livello culturale superiore a quello attuale.  Finché non ci sarà questo superamento da parte di chi la politica la esercita, si parlerà solo di numeri dimenticando che dietro ogni operazione, come l’iniziativa di ieri organizzata dal Comitato pro Ospedale di Recanati, c’è un’umanità, poca o tanta non importa, che desidera essere considerata come scopo e non come un semplice mezzo.

Ciò che si legge questa mattina sui vari siti sono i titoli con i numeri dei partecipanti alla marcia di protesta contro i tagli della sanità regionale. E’ facile buttarla sui numeri per dimostrare una vittoria o una sconfitta. Ancor di più pubblicare un articolo con l’intervista al Sindaco Fiordomo, il grande assente di ieri, correlato da una foto scattata dall’alto della torre a fine o inizio manifestazione, per dimostrare la scarsa partecipazione. L’asservimento dell’informazione al potere non è cosa del tutto nuova.

Per il sindaco recanatese, da quanto ha dichiarato, si è trattato di strumentalizzazione e di manifestazione dell’opposizione del territorio e della regione, per ciò ha evitato di commentare i “comizi politici”. Così ha chiamato gli interventi dei sindaci e dei consiglieri regionali a sostegno dell’iniziativa. Il progetto che sostiene il sindaco recanatese è farcito di tante belle parole. Una su tutte dovrebbe far riflettere prima di essere sparata a sproposito se poi non si può attuare: emergenza, ovvero la condizione di intervento immediato. Cosa che a Recanati non c’è più dopo la trasformazione del Pronto Soccorso in PPI. Ora si cerca di chiudere anche questo.

E pensare che poco più di un mese fa un articolo riportava la notizia di un Fiordomo ricorso alle cure del PPI dove, si riporta testualmente, “ha potuto constatare personalmente, però, la necessità per l’ospedale di Recanati di non perdere un punto di emergenza, indispensabile per la tranquillità non solo dei suoi 21.000 residenti ma anche dei tanti turisti, che giungono nella cittadina leopardiana nel periodo della bella stagione, e della popolazione limitrofa.”(LEGGI L’ARTICOLO)

Sicuramente ci saranno anche nel PD locale alcuni esponenti e dirigenti che credano sia giusto mantenere questo servizio, ma alla manifestazione non erano presenti. Per loro sarebbe stato troppo difficile.

Ieri tutte le autorità intervenute hanno detto all’unisono che non si è trattata di una manifestazione politica. La salute non è una questione politica. E’ una questione umana che riguarda tutti. Il concetto potrebbe partire da una contraddizione poiché i politici c’erano e perchè è con loro che bisogna rapportarsi per ottenere risultati. Il concetto potrebbe partire da una contraddizione poiché i politici c’erano. A questo punto bisogna prendere in analisi ciò che significa classe politica e classe partitica. La prima risponde ad una missione civile per il bene della società. La seconda risponde a se stessa. Il politico risponde ai bisogni della comunità. Il partitico risponde ai bisogni del proprio partito, facendo credere di lottare per il bene del popolo. Usa l’arte ingannevole dell’apparenza con considerazioni senza contenuto concreto, parlando di cose irreali facendole apparire per vere. I partitici non mentono più sapendo di mentire, ma mentono nell’ordine della verità. Un gioco perverso al quale non si vuole più assistere.

Alla manifestazione sono intervenuti i consiglieri regionali Sandro Zaffiri, Elena Leonardi, Sandro Bisonni e Gianni Maggi, e soprattutto i sindaci Giuseppe Pezzanesi di Tolentino, Francesco Acquaroli di Potenza Picena e Filippo Saltamartini di Cingoli il quale ha raccontato di come tempo fa abbiano difeso la propria causa scaricando un camion di neve davanti alla porta del Consiglio Regionale. “Noi a Cingoli abbiamo ancora l’Ospedale”. Ha detto.

E allora ci vuole qualcosa che copra il fango e porti un po’ di candore. Ci vuole qualcosa che raggeli e distrugga lo spirito malato di politicanti che amministrano senza ascoltare la voce del popolo. E allora ci vuole la neve.

 Nikla Cingolan

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