La nuova Galleria Lorenzo Gigli nel Palazzo Comunale di Recanati

Sulla pagina Facebook del gruppo #recanatibellezzainfinita l’assessora alle culture Rita Soccio ha pubblicato in anteprima la galleria dedicata a Lorenzo Gigli all’interno del Palazzo Comunale. Lorenzo Gigli è l’artista che più di altri rappresenta “l’Emigrazione” tema molto sentito qui a Recanati sede del Museo dell’Emigrazione Marchigiana presso il Museo Villa Colloredo Mels diretto da Luigi Petruzzellis.

L’esposizione della Galleria Lorenzo Gigli nel Palazzo Comunale è stata curata da Nikla Cingolani.

Testo di presentazione:
” L’allestimento della Galleria “Lorenzo Gigli” è vincolato dallo spazio delle pareti riguardo alle misure dei quadri, di cui non esiste alcuna datazione. Per superare questo limite suggerisco un percorso in cui le opere “dialogano” in modo speculare, iniziando con quelle che meglio rappresentano il “richiamo all’ordine italiano” proclamato da Ardengo Soffici all’avvicinarsi degli anni trenta, dove si abbandona la sperimentazione e la provocazione per ritornare a un ordine individuato nella tradizione della migliore arte italiana (Masaccio, Raffaello, Michelangelo). La rappresentazione di Gigli narra il paesaggio recanatese, esprime l’operosità della vita rurale e la genuinità dei valori familiari. L’esposizione termina con le opere più piccole e senza cornice.

A destra (dx): “Mia madre a Buenos Aires. Di fronte, a sinista (sx), troviamo “Mia madre e mia figlia”
A dx: “La stalla” dove due figure stanno riposando. Di fronte, a sx troviamo “Fiacca”
A dx: Sopra il termosifone suggerisco di appendere un pannello con i titoli delle opere (affiancati da una piccola foto). A sx pannello con i dati biografici dell’artista e un cenno critico.
A dx: “Tramonto” paesaggio rurale con due figure. Di fronte a sx “Tre figure” ritratte mentre si stanno rilassando.
A dx: “Mia madre, mia moglie, autoritratto”, tre figure immerse nel paesaggio che ben si rapporta con “Senza titolo” (dovrebbe essere un autoritratto con la moglie) sulla parete sx.

Infine i 4 quadri eseguiti con uno stile diverso: il catalogo di Julia D. Carraro riporta che tra gli anni 1939 e 1950 la creatività di Gigli subisce una svolta con l’eliminazione di “estenuanti finitezze accademiche”. Nella nota a piè pagina si legge: “…si direbbero paesaggi da sogno come visti attraverso la pura soggettività”.

A sx: Primavera – Viene ripreso il tema classico del nudo inserito nel paesaggio, un giardino dall’atmosfera surreale con la grande pianta rosa nel mezzo della tela che, insieme al cappello della figura in piedi, elemento artificiale e modaiolo, sfida quella armonia mitica tra uomo e natura. A dx: Extramuro – Il paesaggio punta ad una visione lirica ed emozionale, dove appaiono elementi metafisi come le rovine e in primo piano una corsa liberatoria a cavallo che richiama i miti dell’antichità.

A sx: Il titolo dell’opera “L’araba fenice” non corrisponde a quello riportato nel catalogo della Carraro dove lo stesso quadro è chiamato “Le forme si definiscono”, 1949. Opera in linea con le ricerche avanguardistiche di quel periodo in cui prevale la materia sulla forma. Una pittura fondamentalmente astratta, senza contorni precisi dove prevale l’aspetto quasi tattile ed espressivo.

A dx: troviamo “Figura”, un ritratto di signora con ventaglio in mano e una veste orientaleggiante rossa, in perfetto dialogo con la lingua di fuoco nel mezzo del quadro di fronte che sembra narrare i moti dell’animo e delle emozioni della donna, nascoste dalla sua espressione calma e serena.

Nikla Cingolani”

In allegato un grafico in scala 1:50 la simulazione della disposizione dei quadri

Simulazione in scala 1:50

Un particolare di rilievo è il legame parentale tra Lorenzo Gigli e il tenore Beniamino Gigli: erano, infatti, cugini di secondo grado. Qui sotto una foto ritrae Lorenzo Gigli con Adelaide, sua figlia, vicino a Beniamino in visita durante una sua tournée a Buenos Aires.

i due Gigli

Biografia: Lorenzo Gigli nasce a Recanati nel 1896, emigra in Argentina nel 1913. Nel 1917 termina gli studi all’accademia di Belle Arti diplomandosi con merito sotto la guida del maestro Pio Collivadino, uno dei primi ad indirizzare l’arte argentina verso quella europea. Nel 1919 espone per la prima volta al Salone Nazionale di Buenos Aires. Nel 1924 riceve il primo premio per il “bianco e nero” e il secondo per la “pittura” nell’esposizione al Salone Nazionale di Buenos Aires. Nel 1924 Lorenzo Gigli è in Europa, un viaggio-studio che lo porterà a visitare i più importanti musei e centri artistici di Portogallo, Spagna, Francia, Olanda, Inghilterra e Italia. Nel 1925, la prima esposizione personale a Buenos Aires; è l’inizio di una lunga e ininterrotta carriera artistica. Nel 1926 sposa la pittrice Maria Teresa Valeiras, dalla quale avrà due figli Maria Adelaida e Lorenzo. Con la moglie progetta un viaggio in Europa, per la durata di alcuni anni. Si ferma a Recanati e rimane fino al 1930 creando opere ispirate al paesaggio recanatese e ritraendo contadini e operai. Di questo periodo è il quadro “I falciatori” donato al Comune di Recanati. Nel tempo del soggiorno recanatese, espone, invitato alla Quadriennale di Roma e alla Galleria Bardi di Milano, lo presenta G.Nicodemi, ha giudizi lusinghieri da Carrà a Soffici. Nel 1928 partecipa alla XVI Biennale di Venezia con il quadro “Maternità rurale”. Nel 1929 in occasione del giugno leopardiano, Gigli espone nel palazzo comunale 91 opere assieme ad altri artisti recanatesi proiettati anche loro in un panorama nazionale importante: Biagetti, Peruzzi, Politi, Baldassarri, Braccialarghe, Ceccaroni, Patrizi, Ramponi; la mostra verrà introdotta dal prof. Mario Rivosecchi, sul tema “Realtà ed ideali dell’Arte Contemporanea”. Nel 1930 è invitato alla XVII Biennale di Venezia dove espone il quadro “La Famiglia”; sempre nello stesso anno a Roma presso la Camerata degli Artisti, esporrà 35 opere, presentato in catalogo da Remigio Strinati a cui si deve la prima biografia. Ritornato in Argentina riceve la nomina di professore di disegno presso l’Accademia Nazionale di Belle Arti “Manuel Belgrano” e la Facoltà di Architettura dell’Università di Buenos Aires, dove fino al 1956 esercita con rigorosa responsabilità di insegnamento. Ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’arte, come pittore, incisore, come disegnatore e scultore. Anche se non è più tornato nella natia Recanati, ha mantenuto uno stretto rapporto con la sua gente e il suo paesaggio che si riflette chiaramente nel suo lavoro. Ha dipinto fino a poco prima della sua morte che avviene a San Fernando (Buenos Aires) il 2 agosto del 1983.

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Nikla

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