La Mousmé di Van Gogh all’asta; chi era la ragazza? Scoperta di 2 studiosi italiani

LUNEDI’ 1 MARZO VA ALL’ASTA DA CHRISTIES NEW YORK IL DISEGNO DELLA MOUSME’ DI VAN GOGH. DUE STUDIOSI ITALIANI HANNO FORSE INDIVIDUATO CHI ERA LA RAGAZZA DEL RITRATTO.

COMUNICATO STAMPA |Da quanto emerso finora, in base a documenti d’archivio e alla genealogia delle famiglie Bouquet e Berlatier, possiamo affermare che Gabrielle Berlatier, 19 anni compiuti il 7 ottobre 1888, non potrebbe essere identificata nella giovane donna ritratta domenica 29 luglio 1888 da Van Gogh come la Mousmè, e forse neanche in quella incontrata poi il 9 agosto, con la madre, perché da una lettera al fratello Theo dice che poteva avere circa14 anni. La foto di gruppo della famiglia Berlatier, scattata davanti all’uscio di casa al n.45 di Impasse de la rue de la porte de Laure circa tra marzo e l’estate 1888 non scioglie l’enigma, in quanto non si capisce se le due donne al centro sono la Mousmé in nero e la matrigna in giallo/azzurro, in visita ai Berlatier oppure Gabrielle Berlatier e la madre. Le due famiglie, Jean Berlatier e Pierre Francois Bouquet, entrambi coltivatori, probabilmente si conoscevano, perché i cugini di Gabrielle abitavano vicino al bordello n.1 di rue du bout d’Arles, diviso dal vecchio mulino di rue Mireille, dove abitavano i Bouquet, dal ponte della ferrovia, e quindi erano a conoscenza dell’aggressione alla ragazza, come dimostra una lettera a Theo del 10 luglio 1888, in cui Vincent, dopo le prime sedute di posa della Mousme, parla di Istituto Pasteur e di cani rabbiosi. Una cosa è certa: le 2 donne coincidono per fisico ed abiti a quelle descritte da Van Gogh in una lettera a Theo del 9 agosto 1888, paragonandole con la lattaia di Vermeer: “Devo andare a lavorare. L’altro giorno ho visto di nuovo qualcosa di molto calmo e bello, una ragazza con una carnagione caffè au lait – se ricordo bene – capelli cinerei, occhi grigi. Corpetto indiano rosa pallido sotto il quale si vedevano i seni dritti, duri e piccoli. Questo contro il verde smeraldo degli alberi di fico. Una donna molto rustica, di grande fascino virginale. Non del tutto impossibile che dovrò farla posare all’aria aperta così come la madre – giardiniera – color terra che allora era vestita di giallo sporco e blu sbiadito. La carnagione café au lait della ragazza era più scura del rosa del corpetto. La madre era vistosa, la figura vestita di giallo sporco e blu sbiadito si stagliava in pieno sole su un quadrato di fiori abbaglianti bianchi di neve e limone. Quindi un vero Van der Meer di Delft. Non è brutto all’ora di pranzo. Stretta di mano.t. a t.Vincent“. È quanto affermano due studiosi italiani, Antonio De Robertis ed Emanuele Della Bella. Dopo anni di ricerche hanno concluso che ci sono in campo 2 possibilità per la sua identificazione. Una è stata proposta da Bernadette Murphy nel suo libro, uscito nel luglio 2016, come Therese Mistral, la nipote dodicenne di Marie Therese Balmossiere, che fu la donna di servizio, assoldata da Vincent per le pulizie nella casa gialla dal luglio 1888 al febbraio 1889 e che era parente alla larga coi Ginoux. Ma c’è un’altra possibilità, scoperta dai 2 studiosi, che deriva dal fatto che il vecchio mulino di rue Mireille, dipinto da Vincent nel settembre 1888, dagli anni’30 del’900 (forse a seguito di una accurata indagine condotta da John Rewald, supportata da fotografie e pubblicata sulla rivista ARTnews. nel numero dell1/14 aprile del 1942), viene comunemente chiamato ad Arles come Le vieux moulin de la Mousmè, ma nessuno ne ha mai precisato le motivazioni. Già nel 2016 De Robertis aveva trovato i ricordi di una signora ormai anziana, Michele Defonte, che su un giornale periodico di Arles, il Bulletin des amis du vieil Arles, n.135 del dicembre 2007, completamente dedicato a Van Gogh, riferiva che abitava da bambina nel quartiere Moulheries, attorno al 1948, e che il mulino era abitato all’epoca dalla famiglia Bouquet (con3 figli). Ricordava anche che nel 1956 aveva assistito, adolescente, alle riprese del film BRAMA DI VIVERE, di Vincente Minnelli, con Kirk Douglas e Antony Quinn, girate proprio davanti al vecchio mulino, notizia confermata dai fatti e da una scena del film, dove Vincent esce definitivamente dal suo ex alloggio presso l’hotel Carrel, che era ubicato per la verità in rue de la Cavalerie n.30. Una licenza poetica del regista Minnelli. Così i 2 studiosi scoprono che il nome dei Bouquet è già collegato al mulino in documenti risalenti fino al 1830, quando era indicato di proprietà della famiglia Sauchon. Il cognome Bouquet è abbastanza frequente ad Arles, ma scorrendo la genealogia ci si accorge di una tal Rose Francoise Bouquet, nata nel 1874, figlia di primo letto di Pierre Francois Bouquet, coltivatore. Quindi aveva giusto 14 anni nel 1888 ed era rimasta orfana di madre all’età di 5 anni, poi il padre si era risposato con una donna molto più giovane, che nel 1888 aveva 43 anni, la sua matrigna. Rose Francoise non si sposò mai e non ebbe figli. Aveva un fratellastro, nato nel 1888 e morto a 26 anni nel 1914: Theodore Alexan. Ma aveva anche una cugina, Jeanne Baptistine, di 14/15 anni nel 1888, figlia di Pierre Gilles, impiegato delle ferrovie e di Marthe Bouquet, sorella di Pierre Francois Bouquet.Ebbe 2 figli, una femmina morta alla nascita e un maschio. Una di queste 2 cugine di primo grado è molto probabilmente la Mousmé. Avevano anche uno zio, Antoine Bouquet, anche lui impiegato delle ferrovie,con un figlio maschio, nato nel 1886, Jean Francois. E’ probabile che i 2 zii di Rose Francoise, lavorando in stazione, frequentassero il cafè de la gare dei coniugi Ginoux, dove come sappiamo Vincent era di casa, giorno e notte, sopratutto dal 10 marzo a settembre, quando si trasferì definitivamente nei locali della casa gialla. Paradossalmente nel ritratto della Mousmé la giovinetta ha tra le mani proprio un bouquet di oleandri e per ironia del destino i Berlatier avevano una nonna che di cognome faceva Oreille! De Robertis e Della Bella intendono proseguire le ricerche, perchè ci potrebbe essere un coup de theatre finale…. Difatti una lettera anonima fu inviata al commissario centrale di Arles Joseph d’Ornano, il 7 Novembre 1888, e avvertiva che la maitresse del bordello1, Virginie Chabaud, detta Tarasconnaise, prostituiva illegalmente una “piccola provenzale” di 16 anni, in pericolo di malattie veneree (il documento è ancora negli archivi della polizia). E se la giovane, che si nascondeva sotto il nome di comodo di Rachel, sicuramente impostole dalla intraprendente quanto fuorilegge madame Chabaud, che la faceva lavorare in nero, fosse proprio una delle 2, la Mousmè o Gabrielle? Questo dualismo di sovrapposizione delle 2 giovani donne, dovuto anche all’oscillazione dell’età tra i 14,16 e i 18 anni, potrebbe aver portato fuori strada e in confusione gli studiosi che finora si sono occupati del caso. Anche De Robertis e Della Bella si stanno muovendo con grande cautela e circospezione in questa ricerca molto complessa e con un ventaglio di possibili soluzioni. La verità è però oramai vicina e a portata di mano. Bisogna tornare ad Arles ad intervistare gli eredi delle 2 famiglie, Berlatier e Bouquet, alla luce delle ultime scoperte. In futuro De Robertis e Della Bella contano di fare un documentario sull’argomento.

Per saperne di più si consiglia di vedere anche il gruppo su Facebook (clicca su LA FINESTRA DI VAN GOGH), dove sono stati postati molti documenti d’archivio e fotografie rare.

Ad esempio si scopre che Irving Stone, nel capitolo 3 della sua famosa storia romanzata di Vincent, in una pagina, cita due situazioni diverse, che sembrano coinvolgere sia la Mousmé con la sua matrigna che Gabrielle Berlatier. Vincent, una mattina di luglio 1888 ferma per strada una ragazza con sua madre, che abita lì vicino ( in rue Mireille?) convincendola a farsi fare il ritratto. E’ sicuramente la MOUSME’, oggi individuata in Rose Francoise Bouquet oppure sua cugina Jeanne Baptistine Gilles. Subito dopo parla dell’incontro, avvenuto la notte successiva con Rachel, la giovane prostituta di 16 anni, che lavora nel bordello di Monsieur Louis e Virginie Chabaud, in rue du bout d’Arles n.1. In sostanza fa intuire che le 2 giovinetta non erano la stessa persona. Altro documento importante è il testo della lettera anonima inviata il 6 novembre 1888 al commissario centrale della polizia municipale di Arles, Joseph d’Organo, qui sotto allegato.

Testo della lettera anonima inviata il 6 novembre 1888 al commissario D’Ornano

Immagine di copertina: Van Gogh, la Mousmé, il disegno in vendita da Christies New York, lunedì 1 marzo

Van Gogh, La Mousmé, olio su tela, fine luglio 1888
2 fotografie tratte dal documentario della BBC del gruppo della famiglia
Probabile foto di Rose Francoise Bouquet, anni 14, nata nel 1874, la Mousmé.
Da sinistra: Van Gogh, il vecchio mulino, 1888 | Il vecchio mulino detto “della Mousmé” in tempi recenti | Fotogramma tratto dal film LA BRAMA DI VIVERE,1956. Scena girata davanti al vecchio mulino della Mousmé.
Stampa

Nikla

The author didnt add any Information to his profile yet