La Madonna del Soccorso di Baldo De Serafini

L’opera si trova nella chiesa di Beato Placido a Recanati ed è appesa sulla parete dell’altare a sinistra. Il tema è quello ben noto della Madonna che, invocata dalla madre, interviene a liberare un bambino dalle mani del diavolo. L’attuale formato quadrangolare è stato recuperato nel restauro del 1981: prima di allora il dipinto si presentava incorniciato da un’alta struttura, che assecondava la sagoma della cornice d’altare tuttora esistente.

Baldo de Sarofini (attivo nelle Marche tra il 1490 e il 1520 circa) Madonna del Soccorso e i beati Placido e Bartolomeo tela cm 200 x 165circa 1515 Recanati, chiesa del Beato Placido

La scena si svolge in un’ambiziosa architettura, sotto una loggia quadrata coperta da un soffitto a cassettoni con decorazioni in stucco, costruita sopra due gradini a ridosso di un edificio di cui si scorge una porta ad arco. L’eleganza della struttura è evidenziata dalle colonne in marmo sovrastate da capitelli corinzi con le basi decorate da festoni e visi di cherubini in rilievo dorato che ricordano le colonne del baldacchino della pala di Antonio Solario per Osimo. Per il soffitto invece il critico Antonio Castellana propone, per questo particolare, una derivazione dalla Comunione degli apostoli di Cola dell’Amatrice nella Pinacoteca di Ascoli del 1519.

Una curiosità: in basso ci sono le immagini di due frati di mezza età vestiti con sai. Secondo gli studi di padre Clemente Benedettucci il beato Bartolomeo fu conosciuto in vita come Placido e compare per la prima volta in un inventario della chiesa del 1529, in relazione a uno degli altari chiamato altare del beato Placido, una denominazione derivata dal cognome del santo.  Secondo l’ipotesi dello studioso l’immagine dei due frati si tratta di una discutibile duplicazione della stessa persona e fosse un’aggiunta non anteriore al Seicento e che il dipinto non nascesse per questa chiesa, ma vi giungesse più tardi forse per una donazione.  Questa conclusione è stata smentita dopo il restauro quando si è scoperto che i due personaggi esistevano già e avevano raggi dorati intorno al capo con didascalie più antiche del 600.

Baldo De Sarofini, Madonna del Soccorso, Particolare
Iscrizioni: 
B(eato) BARTO/LOMEO (ai due lati del beato Bartolomeo) – B(eato) PLA/CITO (ai due lati del beato Placido)

Questo obbliga a ritenere che lo sdoppiamento Bartolomeo-Placido sia avvenuto in epoca più antica di quanto credesse Benedettucci, ma anche che la tela sia stata eseguita proprio per l’edificio che tutt’ora lo ospita. Se, infatti, ci soffermiamo sul parziale panorama del paesaggio, possiamo notare un tratto delle mura da dove si staglia una torre civica molto simile a quella di Recanati (foto a sx). Più sotto, tra la Madonna e il bambino, s’intravede una piccola chiesa situata in una posizione verosimilmente uguale all’antica chiesa di San Giovanni in Pertica, oggi Beato Placido (foto a dx).

Baldo De Sarofini, Madonna del Soccorso, Particolari del paesaggio

L’opera è stata attribuita da Federico Zeri a Baldo de Sarofini da Perugia, artista peraltro misteriosissimo che risentì della lezione di Carlo Crivelli e Pietro Alemanno. L’eco crivellesco è dato dal tratto preciso e pulito, dalla frutta appoggiata ai gradini e dal viso della Madonna per la sua statica solennità e delicatezza.

Il dipinto è stato esibito nel 2016 al Museo Piersanti di Matelica nella mostra Lorenzo de Carris e i pittori eccentrici nelle Marche del primo Cinquecento, a cura di Alessandro Delpriori e Matteo Mazzalupi. I due curatori hanno proposto un percorso cronologico e stilistico nel quale l’opera è stata affiancata a quelle di illustri contemporanei, tra cui Luca Signorelli, Cola dell’Amatrice e Vincenzo Pagani.

N.C.

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Nikla

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