La collezione Difesa della Natura di Beuys donata al MASI

Il collezionista Fernando Zari Malacrida ha donato la collezione “Difesa della Natura” al MASI (Museo d’arte della Svizzera italiana). Il lascito è stato fatto anche a nome della defunta consorte Patricia ed è una donazione mirata, come la definisce Malacrida, poiché i lavori di Beuys sono difficili da reperire e senza la donazione sarebbe mancato un anello di congiunzione con il resto delle collezioni.

L’autore delle 23 opere è Joseph Beuys, una delle personalità più significative della cultura europea del secondo ‘900. Beuys nasce il 12 maggio 1921 a Krefeld, ma trascorre l’infanzia a Kleve. A causa della guerra è costretto a interrompere gli studi. A 19 anni si arruola nell’aviazione tedesca. Nel 1943, l’aereo su cui si trova è abbattuto e precipita in Crimea. Beuys rimane gravemente ferito e rischia di morire assiderato. Racconterà di essere stato salvato da nomadi tartari, che hanno cosparso il suo corpo di grasso animale e lo hanno avvolto nel feltro. Attribuirà a questo evento un’importanza fondamentale. Il feltro e i materiali naturali saranno sempre presenti nella sua produzione artistica, e il cappello di feltro diventerà un elemento caratteristico della sua immagine.
Dopo la guerra Beuys frequenta l’Accademia d’arte di Düsseldorf, dove dal ‘61 insegna scultura monumentale. Presto si impone nel panorama culturale europeo con la sua idea di scultura sociale. Profondamente critico verso la società dei consumi, l’artista tedesco auspica una società in cui ogni uomo sia libero e creativo. Per essere tale, l’uomo deve ritrovare la perduta armonia con la natura e il mondo spirituale. Il pensiero degli uomini liberi è per Beuys un’opera d’arte collettiva, una forma di scultura sociale. Convinto ecologista, è stato tra i fondatori del Partito dei Verdi e ha compiuto numerose azioni che interessano l’ambiente.

Per avvicinare gli uomini alle tematiche ambientali l’artista tedesco dà vita al progetto Difesa della Natura, colossale operazione svolta a partire dagli anni Settanta. In Abruzzo, Beuys risiedeva e lavorava a Bolognano (Pescara), ospite dei baroni Durini, Lucrezia De Domizio (ancora oggi attiva operatrice culturale e divulgatrice del pensiero di Beuys) e il marito Giuseppe “Buby” Durini, il «fratello italiano» come lui stesso amava chiamarlo, il quale fu fotografo e (spesso) amico dei più grandi artisti contemporanei.
La più celebre è 7000 querce, una delle azioni ecologiche più famose e celebrate dell’artista. Il progetto di Beuys, il cui motto in quegli anni è “Rimboscare invece di amministrare”, era di piantare 7000 querce nella città di Kassel, ognuna accompagnata dalla sua stele di basalto. Al costo di 500 marchi, inclusi i costi di trasporto e impianto, i cittadini potevano acquistare il loro pezzo della scultura sociale di Beuys, ognuno di loro poteva contribuire alla costruzione del futuro, traducendo in realtà il concetto beuysiano di “sovratemporalità”: l’artista stimava infatti che la vita di una quercia potesse arrivare fino a 800 anni.

In realtà l’opera prese forma principalmente attraverso l’intervento di strutture pubbliche (molti spazi della città, da scuole a giardini d’infanzia a campi sportivi divennero oasi di verde) e di sponsor stranieri, in particolare giapponesi e americani.

Beuys avrebbe voluto piantare la 7000esima quercia 5 anni dopo, il giorno dell’apertura di Documenta 8, ma la morte lo raggiunse prima, nell’aprile del 1986. Fu così suo figlio Wenzel, il 12 giugno del 1987, a piantare l’ultima quercia a fianco di quella piantata dal padre 5 anni prima. L’opera continuava a vivere, oltre il suo autore.

Come scrive Beuys:

Io penso sia così, che il piantare queste querce non sia solamente un atto della necessità ecologica, cioè una relazione puramente materiale-ecologica, bensì tramite esso deve risultare un concetto di ecologia ampliato – e questo deve aumentare col passare degli anni, perché noi non vogliamo mai più porre fine all’ ‘azione piante’.

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Nikla

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