La “città muta” rompe il silenzio

Da alcuni anni cresce sempre di più il numero di persone che amano camminare tra le tombe per scoprire angoli di bellezza e di arte, carichi di un passato spesso dimenticato o, peggio, ignorato. Chiamatelo come volete, turismo funerario, cimiteriale o commemorativo ma, anche se non ha ancora un nome specifico, la passeggiata al cimitero è un trend in continuo aumento. Così martedì pomeriggio, 2 maggio 2017, per la prima volta si è compiuta al Cimitero di Recanati una visita guidata alle tombe dei personaggi illustri che hanno fatto la storia della città. (leggi l’articolo)

L’iniziativa è stata promossa dal dott. Sergio Beccacece, da molto tempo preoccupato per le sorti dei vecchi monumenti abbandonati a loro stessi, con lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza e l’amministrazione sull’importanza della conservazione e valorizzazione di quello che potrebbe essere ritenuto un bene comune essendo, il camposanto, luogo di memoria collettiva di un territorio. Le tombe custodiscono la storia ma non la riferiscono. Poche nozioni, quelle basilari, a volte una frase, ma nulla che spieghi qualcosa della vita dell’illustre defunto.

Si è creato così un percorso che potrebbe diventare a tutti gli effetti, parte di un pacchetto di proposte per visitare i luoghi più importanti di Recanati, rivolto anche ai recanatesi oltre che ai turisti. Tra questi troverebbe un posto anche il cimitero, peraltro già visitato da numerosi amanti della lirica che si recano ad omaggiare Beniamino Gigli. Si può ipotizzare che tra loro ci sia qualcuno interessato a proseguire la passeggiata, qualora fosse fornito di una mappa con le varie segnalazioni, e “perdersi” nel labirinto di vicoli e stradine, oppure accompagnato da  guide gratuite, grazie alla collaborazione di risorse competenti. Certamente non si può paragonare il cimitero di Recanati a quelli monumentali di grandi città, tuttavia vi si rintraccia la grande ricchezza della storia locale attraverso le tombe di personaggi come Mariano Luigi Patrizi, Dolores Carancini, Eugenio Gatti Corsetti, la famiglia di Alinda Bonacci Brunamonti, Giovanni Falleroni, Francesco Pascucci, padre Clemente Benedettucci e molti altri, come il nostro grande tenore Gigli, fino al Monumento ai Caduti progettato dall’architetto Guido Cirilli. Interessante il Chiostro della Chiesa di Santa Maria in Varano, dove si possono ammirare alcune lunette affrescate (e ciò che vi rimane) rappresentanti gli episodi della vita di San Giacomo della Marca. Se questa chiesa, ormai chiusa da diversi anni, fosse di nuovo aperta, si potrebbe rendere omaggio alla famiglia Leopardi. Questa proposta, se accolta dall’amministrazione, può diventare realtà ma occorrerà mettere in ordine alcuni angoli trascurati, restaurare i monumenti più rappresentativi, pulirne altri e mantenerli tali, affinché il cimitero diventi un luogo del decoro e dell’arte.

Durante la passeggiata si è infranto il silenzio di quelle pietre, poiché si sono offerte agli occhi di chi le ha attraversate,  interrogate, contemplate, lette con attenzione come le pagine di un libro. La “città muta” , dunque, può rompere il silenzio e mutare in luogo dove il richiamo alla cultura è evidente e dove si può imparare molto. Così anche una passeggiata tra le tombe può essere una lezione di vita.

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Nikla

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