Intervista a Graham Vick

IL FALUTO MAGICO DI VICK | Nostalgia degli anni ’70, speranza per un movimento forte contro le forze che ci stanno distruggendo e soprattutto ansia per una nuova generazione apatica e priva di obiettivi sono le principali inquietudini di Graham Vick, uno dei pochi luminari operistici riconosciuti a livello internazionale.

“Nel mio teatro c’è spazio per tutto”

Per il regista l’opera deve spingere lo spettatore a riflettere sui problemi etici con senso di responsabilità sociale e giudica il mondo dell’arte troppo autoreferenziale. Tuttavia vivere e lavorare nel sistema non creano nessun conflitto. L’arte è la sua vita e il mezzo con il quale crea la sintesi di ciò che avviene fuori per cercare di capire la vita stessa. “Il mio teatro è sporco, c’è casino, non è tutto sotto controllo” C’è spazio per tutto. Della vita, infatti, non si butta via nulla, tutto può servire.

Nel Flauto Magico, presentato allo Sferisterio in questa stagione #verdesperanza, la richiesta di avere cento cittadini sul palco non è stato l’appiglio per rimandare ai Cento consorti, i cittadini maceratesi benestanti che tra il 1820 e il 1829 finanziarono la costruzione dell’arena, ma un’idea per condividere quello che succede nello Sferisterio con tutta la città. E’ un modus operandi specifico come quello usato nella sua Birmingham opera company, dove ogni anno vengono reclutati centinaia di Brummiers, gli abitanti della città inglese, che si offrono volontari per recitare e ballare al fianco di artisti professionisti o emergenti. Credo che plasmare questo “materiale umano” per Vick non sia un metodo per creare attori (anche se noi Cento venivamo chiamati così), ma l’occasione per presentare spettacoli dove è importante la partecipazione di ciascuno con la propria naturale teatralità ad un’esperienza sia personale che collettiva e allo stesso tempo antropologica. Nella scena i Cento vivono emarginati in due accampamenti ai lati del palco. La loro storia, seppur separata dalla vicenda del Flauto Magico, è unita dal loro intervento continuo con i protagonisti in una sorprendente sintesi spaziale. Sarà per questo motivo che il suo artista preferito è Piero Della Francesca?

I due“ghetti”, secondo la definizione dell’antropologo Franco La Cecla, rappresentano il modo di vivere dei profughi e migranti che, nonostante le condizioni di vita difficilissime, diventano teatro dove la gente vuole mettersi in scena, per rappresentare la differenza. La finzione, un malinteso accettato, spesso è alla base dei rapporti sociali. Lo si vede quotidianamente nello svolgersi del discorso politico dove il malinteso è un gioco sottile di approvazione o rifiuto. Lo spazio del teatro segnato dalla finzione teatrale diventa un possibile luogo di contatto, di incontro e scontro, di rivelazione e valorizzazione di sé e dell’altro.

Graham Vick di Macerata ricorderà la crema fritta e dei cento cittadini tanti momenti, specialmente il balletto finale.

L’intervista a Graham Vick si è svolta agli Antichi Forni dopo l’Aperitivo culturale dedicato al Flauto Magico il 20 luglio 2018, giorno della Prima recita ed è andata in onda il 24 luglio su Radioerre Recanati FM 89.1 nella trasmissione “Appuntamento con l’Arte”.

Nikla Cingolani

Foto di copertina ©Ernesto Scarponi

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