Intervista a Barbara Minghetti

IL FALUTO MAGICO DI VICK |“Mi piacerebbe far fare un evento artistico alle persone che di solito sono spettatori. Questo sarebbe un sogno a coronamento del lavoro fatto in questi anni”. Barbara Minghetti, direttore artistico dello Sferisterio di Macerata può dirsi soddisfatta. Con il Flauto Magico per la regia di Graham Vick il suo desiderio, espresso lo scorso anno durante un’intervista dopo aver accettato l’incarico presso l’arena maceratese, si è realizzato. Il regista ha presentato l’opera di Mozart rivisitata in italiano con la partecipazione di cento cittadini. Sognava un evento col pubblico protagonista e lo ha ottenuto. Un atto di coraggio, in condivisione con il regista,  che ha dimostrato la grande capacità di affrontare le sfide più difficili e vincerle. A parlare sono i numeri: il MOF si guadagna il primato con 29.799 spettatori e un incasso di 1.263.394 euro, 57.028 euro in più rispetto al 2017. L’edizione #verdesperanza ha prodotto i suoi frutti.

Dietro a tutto questo c’è la forza di una donna che, con grande curiosità e competenza, si mette in gioco senza paura assumendosi ogni rischio con  determinazione e fermezza.  Sempre sorridente e disponibile Barbara Minghetti ha la capacità di infondere energia a chi le si muove attorno. Per le sue capacità manageriali e di lavorare in sinergia con enti e istituzioni il suo ruolo può essere paragonato ad una dinamica fucina di idee per portare avanti operazioni culturali indirizzate, secondo le sue dichiarazioni “alla promozione del territorio, al radicamento sempre più forte nel tessuto sociale locale e all’internazionalità.

“Liberiamoci dagli stereotipi”

L’ intervista si è svolta il 6 luglio durante le prove del Flauto Magico allo Sferisterio ed è andata in onda a RadioErre Recanati FM 89.1 nella trasmissione “Appuntamento con l’Arte”. All’epoca Barbara non poteva sapere come sarebbe andata la stagione. Durante la conversazione, oltre ad esporre la programmazione del festival, parla di una piccola discussione avuta con Vick, dove si scopre l’estremo rigore del regista, della sua passione per l’arte contemporanea, di come si è avvicinata all’opera lirica a partire dalla sua infanzia quando ascoltava il papà mentre suonava il pianoforte cantando le canzoni di Ornella Vanoni e Giorgio Gaber. Ripensa quando da piccola la mamma, appassionata di opera, la portò per la prima volta alla Scala a vedere L’Uccello di Fuoco. Dopo la laurea in filosofia, per seguire il mondo del teatro segue gli stage alla Paolo Grassi. Un ricordo va anche a Franco Quadri, il grande critico scomparso nel 2011, con il quale ha collaborato per due anni alle Orestiadi di Gibellina, grazie al quale si è avvicinata al teatro di ricerca. Infine un appello al pubblico legato al gusto più tradizionalista: “Liberiamoci dagli stereotipi e venite all’opera aperti, disponibili, con la curiosità di scoprire nuove cose.”

Nikla Cingolani

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