IN DOMUM Open Project, incontro a Matelica con gli architetti

Si è svolto a Matelica nella sala consiliare di Palazzo Ottoni l’incontro “In domum open project”, dedicato all’architettura e in particolare all’autocostruzione, un’alternativa alla tradizionale costruzione che coinvolge in prima persona i futuri abitanti dell’edificio che si vuole erigere.

Il progetto di Adinda-Putri Palma, è stato selezionato tra i vincitori del bando nazionale Per Chi Crea promosso dal Mibact e gestito da Siae, destinato agli artisti under 35, ed è stato presentato dall’associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi. L’opera in esposizione nell’atrio di Palazzo Ottoni, consiste in un’installazione ambientale, un volume ad arco autoportante (H.3,60 x L. 3m P.1m) che sovrasta un’apertura percorribile, costruita con i materiali edili della Bioarchitettura, legno e paglia, gli stessi della casa che l’artista sta costruendo a Braccano.
Adinda-Putri ha aperto l’incontro raccontando il suo eroico viaggio di 7000 chilometri percorsi in bicicletta con Luigi il suo compagno, nel 2016 da Bristol a Braccano. Dopo aver ottenuto un Merit Masters in Graphic Arts alla University of West of England e lavorato come Pittrice assistente in uno studio di produzione del famosissimo, controverso ma quotatissimo artista Damien Hirst, torna verso casa (domum). Mentre stava pedalando per l’Europa, il sisma ferisce e devasta il territorio marchigiano. Da qui la sua riflessione sul concetto di “costruire” e cultura dell’abitare in rapporto alle dinamiche sociali e ambientali nel luogo in cui ha scelto di vivere. Durante il viaggio durato 6 mesi vive un’esperienza relazionale molto profonda, partecipando a progetti di autocostruzione di case in bioedilizia dove offre mano d’opera. Dopo aver conosciuto il metodo e le tecniche di questa pratica, apre il suo cantiere in collaborazione con A.R.I.A. Familiare promotrice di progetti di autocostruzione per mezzo di una rete di solidarietà a livello nazionale.
L’architetta Sara Campanelli vice presidente della suddetta associazione, nel suo intervento ha parlato di architettura come strumento utile a tutti per garantirsi un tetto sulla testa, un diritto inalienabile che l’autocostruzione familiare rende possibile. Dietro l’autocostruzione, oltre alla casa, c’è un’ingegneria sociale fortissima. I principi fondamentali sono il mutuo aiuto, cultura e rispetto per l’ambiente ad ampio raggio per l’uso dei materiali più economici che si trovano nel luogo dove si decide di autocostruire. L’ultimo intervento è toccato all’architetta Maria Giulia Monti di Poliedra, l’associazione che approfondisce e diffonde la cultura della sostenibilità sperimentando tecniche e materiali naturali, specialmente il bamboo, e diffonde la cultura della cooperazione. Per l’associazione l’autocostruzione è iniziata come per gioco e si è evoluta in maniera inaspettata dopo aver visto un Ted talk di Elora Hardy, architetta canadese, che costruisce case – anche di diversi piani – con il bamboo. Dopo un’esperienza a Bali per imparare ad ascoltare il materiale a toccarlo e a capirlo, ora gestiscono un bambuseto a Macerata con cui ottenere il materiale per costruire strutture come serre, gazebi e progetti di autocostruzione.
L’incontro è stato molto partecipato dai professionisti del settore, ricco di domande e confronti. Alla fine, nel salutare gli intervenuti, Paola Ballesi presidente dell’Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi, ha mostrato entusiasmo per la città di Matelica che sta diventando una città pilota della bioedilizia e di autocostruzione familiare.

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Nikla

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