Il mosaico della scuola Gigli

Iniziano i lavori alla Scuola Beniamino Gigli e le sollecitazioni di salvare il mosaico prima dell’abbattimento dell’edificio, da coloro che in passato l’hanno frequentata, non è caduto invano. L’opera verrà salvata su progetto visionato dalla Sovrintendenza.

 

Il disegno è concepito come una linea nera continua che crea, mano a mano, il profilo di alcuni dei più rappresentativi monumenti della città come la Torre del Borgo o il monumento di Giacomo Leopardi. L’intricato percorso crea un iniziale e momentaneo disorientamento per poi arrivare a forme precise e riconoscibili che risponde ad un ordine decisamente spiccato. Tuttavia la modernità dell’opera sta nell’evocare un circuito stampato, dove tutti i componenti sono collegati, con cui realizzare un modello di “comunicazione”. L’arte di comunicare, ovvero l’azione di trasmettere agli altri, è un compito che la scuola deve svolgere. È particolare anche la scelta di boicottare il colore e preferire solo il bianco (la luce), il nero (l’ombra) e il grigio come colore indefinito, né oggetto né soggetto. Nel mosaico le macchie grigie segnano zone di attesa e riflessione. Sono pause, momenti di silenzio, nell’incessante ritmo labirintico come la vita.

Il mosaico è stato eseguito da Maria Grazia Brunetti e Giuseppe Ventura nel 1961. La superficie di questo mosaico misura complessivamente 110 metri quadrati. Sulla facciata sono rappresentati (graficamente) i monumenti della città e i ragazzi seduti nei banchi di scuola. E’ stato realizzato in studio per ribaltamento su pannelli di carta di cm. 40×40, con materiali di grès di cm 2×2 in tre colori: bianco, grigio e nero. Si trova all’esterno di un edificio scolastico. Sul muretto davanti, le lettere dell’alfabeto e sulla balconata, lunga 36×1,30 era rappresentato il tragitto per andare a scuola, simbolicamente tagliato all’altezza dei ragazzi.  “Era la parte più bella e purtroppo è stata rimossa anni fa. Ora è rimasto solo un piccolo frammento iniziale.” Ha detto il recanatese Ezio Volponi, uno dei promotori per il mantenimento dell’opera, che in quella scuola ha lavorato per 25 anni in segreteria come assistente amministrativo.

mosaico nella balconata rimosso ora sostituito da una ringhiera anonima

attuale ringhiera

Graziella Brunetti, oltre all’attività di scultrice, ha eseguito opere per edifici pubblici in Italia e all’estero e per collezioni private. Ha svolto anche un’intensa attività di insegnamento e ha riportato l’arte dimenticata del mosaico a nuova vita attraverso la cattedra di mosaico a Firenze. Negli anni novanta avendo lasciato la scuola, si dedica ancora all‘insegnamento all‘interno di corsi organizzati da enti pubblici e associazioni, alcuni con finanziamenti CEE, per il recupero di antichi mestieri e l‘addestramento al lavoro delle donne e dei giovani.

Giuseppe Ventura fece parte del Gruppo Mosaicisti dal 1951 al 1959: durante questi anni ebbe modo di respirare “l’aria dei maestri”. Dopo l’esperienza al Gruppo Mosaicisti fu uno dei primi docenti di mosaico all’Istituto d’arte di mosaico in Ravenna fino al 1981. A Ravenna ha partecipato ai cicli di restauro in sant’Apollinare Nuovo (scene Cristologiche) e nel Battistero degli Ariani. Ha inoltre realizzato numerosi mosaici da cartoni o bozzetti di vari pittori e artisti italiani e stranieri, anche pale d’altare oltre a decorazioni cimiteriali con alcune opere da bozzetti personali. Nel 1963 si aggiudicò la decorazione musiva da cartone personale per l’atrio nuovo della biblioteca Nazionale di Firenze in via Magliabechi. Negli anni ha eseguito opere musive per artisti pittori e numerosi mosaici per pale d’altare oltre a decorazioni cimiteriali.

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Nikla

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