Il “forzato” dialogo tra Lotto e Leopardi

Mentre continua il successo della mostra “Lotto dialoga con Leopardi” a cura di Vittorio Sgarbi presso il Museo Villa Colloredo Mels, una voce fuori dal coro disapprova la scelta del curatore considerandola unicamente un’operazione promozionale. E’ quella del dott. Sergio Beccacece che vivacizza il dialogo e il confronto culturale recanatese.

Ricorda quando nel 1898, in occasione del primo centenario della nascita del poeta, s’inaugurò il nuovo Palazzo Comunale dotato di uno spazio, dove accostarono la collezione leopardiana ai dipinti del Lotto. Una “unione di fatto”, come l’ha definita, ma assolutamente improbabile perché Leopardi non mai parlato del Lotto e perché non c’è nessun rapporto tra un illuminista ateo come era il Poeta e un uomo profondamente religioso come era il pittore. Per potenziare le sue dichiarazioni chiama in causa quelle di illustri personaggi pubblicate sul catalogo della mostra tenuta a Recanati nel 1998 “Lorenzo Lotto a Recanati : nel cor profondo un amoroso affetto” (ed. Marsilio), promossa da una giunta di sinistra con Roberto Ottaviani come sindaco.

Per il Soprintendente Paolo Dal Poggetto sembra impossibile trovare un minimo denominatore comune se non fosse per la descrizione dei paesaggi eseguiti dal Lotto con il pennello e dipinti da Leopardi con le parole.

Gino Troli, assessore regionale alla cultura di allora, trova l’unico legame tra i due nell’essere uomini che hanno anticipato i tempi.

Edvige Percossi, ex assessore alla cultura di Recanati, parla dell’accostamento Lotto-Leopardi come di una “sostanziale estraneità che nessuna volenterosa strumentalizzazione riuscirebbe a ricomporre”. Per la Percossi “il Lotto assume il ruolo di simbolo di una convinta operazione di immagine che la città tenta e una nuova capacità di proporre il territorio”.

Parole queste molto apprezzate da Beccacece per la loro sincerità e che gli amministratori attuali potevano rinnovare  in questa occasione. Pur approvando la scelta del Comune e del Museo di rivolgersi ad un personaggio famoso come Sgarbi e “usarlo” come strumento propagandistico, dissente sulla proposta concettuale e si rammarica per la loro mancanza di memoria. “Non critico Sgarbi” conclude “ma stiamo coi piedi per terra dal punto di vista culturale e intellettuale e ricordiamo le parole della Percossi”.

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Nikla

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